EUROPANAZIONE

HISTORIA MAGISTRA VITAE

ECCO PERCHE’ I PERSONALI CUGINI DEL REGNO UNITO NON AFFERMANO: “VIVA IL RE” MA “GOD SAVE THE KING”

Di origini bizantine da parte paterna, la personale famiglia da parte materna è caratterizzata da un incontro etnico tra Franchi e Normanni, questi ultimi sono dei Vichinghi più raffinati, insomma l’evoluzione cristiana dei Vichinghi. Per salvarci dalla involuzione satanica e demoniaca del terrore giacobino, siamo scesi in Italia alla fine del Settecento. Il cognome storicamente e più immediatamente tracciabile è De La Plongée. Assieme ai fratelli Belgi e alle sorelle francesi e ai cugini danesi, svedesi e norvegesi, tra la morte del Re e l’incoronazione del nuovo Re, affermiamo: “Il Re è morto, viva il Re”. Invece per i cugini del Regno Unito la formula dell’enunciato in quistione oggi cambia nel caso londinese in: “The Queen is dead, God save the King” – “La Regina è morta, Dio salvi il Re”. 

Ecco perché: Nel 1640, l’Inghilterra cadde nella guerra civile che portò all’esecuzione di re Carlo nel 1649. Sotto la dittatura di Cromwell alcuni giuristi misero in dubbio se la Magna Carta (carta reale dei diritti accettata il 15 giugno 1215 dal re Giovanni d’Inghilterra a Runnymede, nei pressi di Windsor. Redatta dall’arcivescovo di Canterbury Stephen Langton per cercare di ottenere la pace tra il Re e un gruppo di nobili ribelli, doveva garantire la tutela dei diritti della chiesa, la protezione dei civili dalla carcerazione ingiustificata, offrire una giustizia veloce e contenere i diritti di

tassazione feudali della Corona) fosse ancora vigente. 

Un pamphlet pubblicato nel 1660 e intitolato The English devil, indirizzato contro Cromwell e la sua scelta di condannare il documento all’oblio, criticò molto questa posizione. I gruppi radicali che fiorirono durante quest’epoca erano divisi dai diversi orientamenti sulla Magna Carta. I Livellatori ne respinsero la storia e il significato giuridico come presentati dai loro contemporanei, favorendo invece un punto di vista “anti-normanno”. John Lilburne, per esempio, ipotizzò che essa contenesse solo alcune delle libertà che presumibilmente esistevano già sotto gli anglosassoni e che poi vennero soppresse sotto il giogo dei Normanni. Richard Overton descrisse la Carta come “un lavoro meschino che contiene molti segni di intollerabile schiavitù”. Entrambi i partiti, tuttavia, intravidero nella Carta un’utile dichiarazione delle libertà che, in mala fede, poteva essere utilizzata contro i governi a loro avversi. 

Oliver Crommwell, puritano calvinista, avversario e nemico sia della Chiesa anglicana che della Chiesa cattolica, dopo essere stato alla testa delle forze che deposero temporaneamente la monarchia inglese, instaurando la repubblica del Commonwealth of England, governò in modo dittatoriale Inghilterra, Scozia e Irlanda con il titolo di Lord Protettore, dal 16 dicembre 1653 fino alla morte. Il 30 gennaio 1661, nell’anniversario dell’esecuzione di Carlo I, la salma di Cromwell venne riesumata dall’abbazia di Westminster e, insieme ai corpi di Robert Blake, John Bradshaw e Henry Ireton, sottoposta al rituale dell’esecuzione postuma (hanged, drawn and quartered). Il corpo fu poi gettato in una fossa comune a Tyburn, non la testa, piantata su un palo

ed esposta davanti all’abbazia di Westminster fino al 1685. In seguito il macabro cimelio cambiò diversi proprietari, per essere infine sepolto nel cimitero del Sidney Sussex College, a Cambridge, nel 1960. 

Tracce della suddetta dittatura sopravvivono ancora oggi: formalmente Carlo III (Re in fase di incoronazione) non entra personalmente a Londra nella Camera bassa dei Comuni, ma resta in attesa sul trono della Camera Alta dei Lord, è un “Gentleman-cavaliere” che bussa con un bastone nero al portone dei Comuni, al quale gli viene sbattuta la porta in faccia, tornerà a bussare subito dopo sempre con lo stesso bastone, gli sarà aperto riconoscendone così formalmente e sostanzialmente la sovranità reale.

Fabio S. P. Iacono

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