EUROPANAZIONE

POLITICA

L’INDIFFERENZA DEI GIOVANI

Uno dei problemi atavici, che colpisce tutta la politica, in particolare i movimenti più militanti, soprattutto nella nostra area politica, è l’incapacità di costruire solide basi giovanili.
Diciamo che il problema è comune a tutti, in quanto i politici “istituzionali” godono di una pessima fama e di pochissima credibilità tra le classi più giovani. Tuttavia i vari movimenti, associazioni, gruppi di sinistra, più o meno estrema, hanno sempre avuto una maggiore attrattiva, probabilmente per via delle tendenze politiche dei genitori oppure (più probabilmente a parere di chi scrive) per la maggiore accessibilità a quelle forme di sballo che tendenzialmente negli ambienti della destra non sono particolarmente accettate. Per questo motivo i centri sociali, i circoli ARCI e tutti gli altri punti di aggregazione legati alla sinistra hanno sempre avuto un discreto successo. In passato questo successo comportava anche un forte riciclo di forze e un numero sempre crescente di ragazzi giovani o giovanissimi che si univano a questi gruppi. 

Oggi questo non accade più, o meglio, questi punti di aggregazione continuano ad attirare gente, ma senza che poi questa si fermi e ascolti quello che loro hanno da dire. In linea puramente teorica questo non è un male, perché sarebbe la dimostrazione che quel mondo non ha più attrattiva culturalmente parlando. Di fatto chi li frequenta spesso la vede politicamente come loro solo per un retaggio precedente, senza un vero interesse per quello che fanno e dicono. Ciò accade perché tra i ragazzi giovanissimi, giovani e meno giovani c’è apatia, se non proprio indifferenza verso la politica, qualsiasi sia il colore. Al limite c’è un po’ di simpatia per la sinistra per i motivi sopra descritti, ma non per affinità culturali. 

E qui è la sfida, difficile, da combattere: risvegliare gli animi di chi anagraficamente ha in mano il futuro suo e dei suoi coetanei, per riuscire ad aggregare nuovamente attorno alla politica, non certo quella di partito che non scopriamo oggi essere ciò che ha allontanato tutti, ma la politica culturale, ideologica, quella da battaglia in strada. 

Bisogna riprendere la voglia di andare a fare attacchinaggio, di andare a distribuire volantini fuori dalle scuole e sentirsi attaccati per questo, ma avere un’idea che ci guida, insomma quella voglia di risvegliare gli animi partendo dal proprio. 

Parlando della nostra area, il problema sta sicuramente nel trovare sistemi di aggregazione nuovi (per noi). Suonerà ovviamente fastidioso a chi legge, ma la strada per creare aggregazione come fanno i centri sociali o i circoli ARCI, è fare proprio come fanno i centri sociali e i circoli ARCI. È vero che oggi il “compagno” non esiste più, o comunque sta diventando sempre più una figura rara. Ma è altrettanto vero che di quei 1.000 ragazzi che in un anno frequentano le sedi ARCI o i centri sociali, almeno 10 si avvicinano anche per svolgere le attività e dare una mano e di questi 10 forse 3/4 entrano e diventano militanti. 

Ecco, questa deve essere la nostra strada. E forse un primo passo è proprio non parlare di politica, non parlare di cultura politica e quindi di metapolitica. Bisogna prima essere attrattivi con cultura “generalista”, con cose che possono interessare i ragazzi di questi giorni e una volta che iniziano a frequentare i nostri spazi cogliere i momenti giusti per parlare delle tematiche che appartengono al nostro mondo. 

Dispiace certamente che oggi non si possa dire apertamente la nostra idea, ma sappiamo bene che spaventa in quest’epoca del politicamente corretto fare certi nomi e esporre determinati concetti, bisogna che l’interlocutore sia pronto. E allora è il momento di avvicinarli, spingere nuovi giovani ad abbandonare la strada dei social network e della finta vita online, abbandonare quello sballo disastroso che sono le droghe e portarli a frequentare i nostri spazi. 

È difficile, è vero, ma forse dove è stata fatta tabula rasa nelle menti, potrebbe esserci maggiore possibilità di coltivare. 

Andrea Borelli

  1. Anton

    Se posso permettermi, partirei proprio da questo punto:

    « […] spaventa in quest’epoca del politicamente corretto fare certi nomi e esporre determinati concetti […] »

    e farei alcune considerazioni in merito ai reali motivi di questa situazione:

    1) Bisogna considerare che le idee progressiste, di sinistra o come le si vuol chiamare, attraggono i giovani perché sono molto facili. Pace, amore, libertà, uguaglianza, fratellanza: e chi è che non si entusiasma al sentire queste parole, chi non le approva? Nonostante possa esserci stato un leggero calo d’interesse, paroloni di questo genere attraggono fatalmente i giovani e non solo quelli più superficiali;

    2) La sinistra è fenomenale nell’ideare dei facili slogan, ottimi per tappare la bocca a chiunque non la pensi alla stessa maniera. Il problema è che certi concetti difficilmente possono essere spiegati con dei semplici e comodi slogan;

    3) Tutto questo è stato ed è a tutt’oggi, frutto del condizionamento educazionale che si riceve fin da piccolissimi. Purtroppo, tutto è ormai permeato da idee progressiste.

    Non so se il – per così dire – “metodo ARCI” sia un mezzo utile; potrebbe anche esserlo, certo, però, come sottolineato in alto, se il giovane (… e anche il meno giovane) si spaventa a sentire certe idee, non c’è stretta di mano né birretta e panino che tengano. Questo lo dico anche per esperienza personale.

    « […] è stata fatta tabula rasa nelle menti […] »

    Eh, appunto… è proprio così. I semi che cadono sulla roccia non mettono radici e non producono spighe di grano.

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