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HISTORIA MAGISTRA VITAE

LA SPIRITUALITA’ DI LUIGI XIV DI BORBONE

Il mese di settembre è stato il mese di Luigi XIV il Grande di Borbone. Nacque a Saint- Germain-en-Laye il 5 Settembre 1638 e si spense a Versailles il 1o Settembre 1715. E’ perpetuamente associato in modo divulgativo all’assolutismo dell’enunciato: L’État, c’est moi! 

Regnò per 72 anni e 110 giorni, dal 14 maggio 1643, quando aveva meno di cinque anni, fino alla morte, avvenuta nel 1715, il regnante più longevo di sempre. In estrema sintesi vediamo quale fu la sua opera spirituale. Il ruolo della religione nella vita del Re è stato fondamentale nella sua infanzia, per l’educazione che egli stesso aveva ricevuto, tuttavia negli anni a seguire il Re manifestò una equilibrata liberalità nei costumi che talvolta strideva con la rigidità di un “Re cristianissimo” dell’epoca. 

Nel 1680 ebbe una “conversione” personale che lo riportò ordine con la chiesa in merito alla sua vita amorosa ed erotica e che ebbe anche una certa influenza nelle sue scelte di natura politica. Anna d’Austria impose al figlio Luigi XIV esercitazioni periodiche religiose; l’abate de Choisy, fece ricorso a metodi rigorosi per inculcare nel giovane sovrano un fervido spirito religioso: “Non gli venne risparmiato nulla sul tema religioso, ancor più se si pensa che la regina madre, allora reggente al trono, lo tenne in prigione nella sua stanza dove rimase per due giorni senza vedere nessuno per avere “peccato” al punto che egli stesso proibì severamente la bestemmia tra i cortigiani. La sua educazione religiosa venne quindi affidata a Louis Hardouin de Perefixe. 

Luigi XIV iniziò a confessarsi nel 1647, la prima comunione a Pasqua e il giorno del primo Natale della sua vita venne celebrato il suo battesimo in ricordo del giorno in cui fu battezzato l’antico re franco Clodoveo I. Il Re Sole condusse una vita liturgica particolarmente densa di eventi e la sua vita pubblica era scandita da numerosi e quotidiani atti religiosi che rappresentavano più che altro eventi comunitari dove il sovrano dava agli occhi del pubblico la propria immagine della sacralità del re. Prima di alzarsi dal letto, ogni mattina, Luigi XIV riceveva dell’acqua santa portata dal suo ciambellano; seduto sul letto recitava le Lodi dell’Ufficio dello Spirito Santo Quindi, dopo essersi vestito, si inginocchiava per alcuni minuti a pregare in silenzio. 

Ogni mattina Luigi XIV prendeva parte alla messa con l’eccezione di quando si trovava sul campo di battaglia impegnato a guerreggiare. Si stima che in tutta la sua vita Luigi XIV abbia preso parte a trentamila messe. Tutte le sue residenze reali vennero dotate obbligatoriamente di una cappella su due livelli: un piano era destinato alla corte mentre il piano superiore (spesso in un’apposita tribuna) era lo spazio riservato al re, alla famiglia reale e ai fedelissimi del sovrano. Il re faceva la comunione solo in precise occasioni: il Sabato Santo (Pasqua), la vigilia di Pentecoste, la vigilia della festa di Tutti i Santi e la vigilia di Natale, il giorno dell’Immacolata Concezione e quello dell’Assunta. 

Nel pomeriggio, il Re andava ancora in cappella per la celebrazione dei vespri, talvolta cantati nelle occasioni più solenni ogni giovedì e domenica in primissima serata o nel tardo pomeriggio per tutto il periodo dell’ottava del Corpus Domini, il Re era parte attiva nell’adorazione del Santissimo Sacramento. Profonde omelie, tenute da eminenti teologi (quasi sempre cappuccini) scandivano i modi e i tempi liturgici del sovrano che ogni anno, tra il periodo dell’avvento e quello della quaresima, ne sentiva in tutto ventisei. Vi erano poi alcuni riti religiosi applicati esclusivamente alla figura dei re di Francia che Luigi XIV supportò largamente a ribadire il suo status speciale di “Re cristianissimo”. Durante le messe celebrate alla presenza di un cardinale, di un arcivescovo metropolita o di un vescovo diocesano, la posizione del re era paragonata per disposizione liturgica a quella di un vescovo privo di giurisdizione ecclesiastica. 

Ogni anno, il Giovedi Santo, Luigi XIV conduceva la cerimonia della lavanda dei piedi, come tutti i vescovi cattolici. Dodici poveri accuratamente visitati dal medico personale del re, lavati, nutriti e propriamente vestiti con una veste di stoffa rossa, venivano portati nella sala dove avrebbe avuto luogo la cerimonia e qui il sovrano in persona svolgeva il rito, che Luigi XIV effettuò dall’età di quattro anni sino alla sua morte. Taumaturgo con un reale ed efficace potere derivato dalla sua incoronazione, il Re Sole come tutti i re di Francia aveva inoltre il potere di guarire le malattie tubercolari. Luigi XIV, durante la sua vita, curò oltre 200.000 scrofolosi pronunciando la frase “Dio ti guarisce”, a sottolineare dunque come egli fosse del resto solo un tramite tra Dio e il suo popolo e che quindi tale potere non fosse proprio del re, ma esclusivo di Dio. La volontà di guarire o no il paziente era dunque comunque sempre in capo a Dio stesso. 

Versailles stessa, in riferimento a queste pratiche, divenne un luogo di pellegrinaggio vero e proprio quando Luigi XIV vi si trasferì definitivamente. I pazienti venivano sistemati sotto le arcate dell’Orangerie e venivano volta per volta toccati da Luigi XIV malgrado le numerose ferite purulente che spesso si manifestavano sul viso di costoro. Nella primavera del 1689, a ogni modo, il giornale Mercure Galant precisò come Luigi XIV, che praticò questo rito per tutta la sua vita, non si fosse mai lamentato una sola volta e che anzi lo ritenesse un grande privilegio. 

Luigi XIV ebbe sempre una chiara inclinazione al tomismo e al molinismo, rendendosi invece particolarmente ostile al giansenismo, orientamenti che ebbero conseguenze politiche molto rilevanti durante gli anni del suo governo e che lo portarono talvolta in contraddizione con le tendenze gallicane della chiesa di Francia. Con la dichiarazione del 10 febbraio 1673, Luigi XIV estese la regalia a tutte le diocesi della Francia, fino a quel momento facoltà del nord.

Fabio S. P. Iacono

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