EUROPANAZIONE

HISTORIA MAGISTRA VITAE

ALFREDO CASELLA COMPOSITORE MONARCHICO, FASCISTA E IMPERIALE

Poco dopo i cento anni anni di distanza dalla sua nascita nel secolo scorso, fine anni ottanta, si è tornato ad ascoltare, ci riferiamo agli addetti ai lavori, alle composizioni di Alfredo Casella. Una Renaissance, come è stato detto, che, a quarant’anni dalla morte del musicista torinese, è stata sollevata da rinnovate istanze musicologiche. La nuova attenzione dedicata a Casella, esito di un’evoluzione di pensiero, tende, tra l’altro, a riconsiderare in sede critica i giudizi che hanno pesato sulla sua musica, a rimuoverne i pregiudizi, a ristabilirne il ruolo fondamentale nella cultura italiana ed europea negli anni dei due conflitti mondiali. 

E’ l’equazione intellettuale personale terminata la lettura del volume edito da Lim (2021), “Alfredo Casella interprete del suo tempo”, a cura di Carla Di Lena e Luisa Prayer, che comprende i risultati delle ricerche svolte in occasione delle giornate di studio promosse dal Conservatorio dell’Aquila nel 2015 e nel 2019. E’ un omaggio, certamente, da parte del Conservatorio aquilano e della città, alla memoria del musicista che, come ha ricordato Renzo Giuliani, ha segnato con una forte impronta l’identità musicale abruzzese indicandone la strada del futuro; ma si tratta, anche e piuttosto, di un impegno editoriale che contribuisce a spingere più in avanti i confini della conoscenza di Casella, i suoi tempi, il suo lascito artistico. 

A tal proposito, tra i contributi compresi nel volume aquilano, interviene il saggio di Gregorio Moppi a chiarire come quella della messa in scena del Deserto tentato fu per Casella un’operazione di “propaganda senza consensi”. Antonio Rostagno annovera tra i capolavori quell’opera tarda, la Missa solemnis “pro Pace”, che, velocemente liquidata e subito dimenticata, è restituita ora, con un’analisi rigorosa e appassionata, al suo più profondo valore di contenuti etici e spirituali. Guido Salvetti approfondisce la genesi parigina del ciclo di liriche L’Adieu à la vie, dando ragione di quella chiarezza comunicativa che per Casella fu l’imperativo sotteso a ogni esperienza pluristilistica. La sfortunata sorte nella ricezione del Concerto romano è ripercorsa da Carlo Ferdinando de Nardis, che, inaugurandone un nuovo corso, porta a compimento le sue ricerche sulla partitura con la realizzazione di un’edizione critica a stampa per l’editore Suvini e Zerboni.

 E’ tempo di valutare il ruolo di cursore “classico” italico di Alfredo Casella anche nella didattica: la metodologia della ricerca della storia della musica contemporanea di Alessandra Carlotta Pellegrini ci mostrano l’impegno senese nell’Accademia Musicale Chigiana; Cristina Cimagalli si occupa dei corsi romani di perfezionamento pianistico, Angela Annese registra il Casella “maestro di Nino Rota”. 

Tredici lettere e tre telegrammi di Casella inediti, invece, emergono dagli scritti Virgilio Mortari dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia a opera di Annalisa Bini, “casella” di rilievo dell’incontro con Mortari. Le giornate aquilane di studio hanno eseguito, durante le sessioni del convegno, le composizioni caselliane eseguite dal vivo, restituendoci l’ascolto e la letteratura di un graande maestro: monarchico, fascista e imperiale, messo colpevolmente in ombra ed in cattiva luce dalla intellighenzia post, neo e cattocomunista per circa quaranta anni.

Fabio S. P. Iacono

“Alfredo Casella interprete del suo tempo”, a cura di Carla Di Lena e Luisa Prayer. Lim, 2021.

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