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CERMIS 2.0?

Facciamo una breve sintesi: è la notte tra sabato e domenica scorsi, siamo a Porcia nei pressi di Pordenone. Julia Bravo, soldatessa americana di stanza ad Aviano nella base americana, investe e uccide un quindicenne, test successivi rilevano che il militare non si era limitata a bere, ma aveva un tasso alcolemico pari a 2,09 (quindi più di quattro volte oltre il limite). Quindi? Processo, condanna a minimo 8 anni, patente revocata per 15 anni e lieto fine.

No non è vero. Julia Bravo essendo un militare americano, quindi NATO, in una base su suolo di un Paese NATO, ergo grazie alla convenzione di Londra del 1951 potrebbe essere richiamata in Patria per essere giudicata lì. E da ciò la domanda, avremo un “nuovo Cermis”? O qualche politico tirerà fuori i cosiddetti e al contrario avremo una nuova “Sigonella”?

Ci auguriamo che si verifichi il secondo caso, per cui con uno slancio di autonomia sovrana l’Italia faccia valere le proprie posizioni, avendone tutti il diritto morale e legale, contro l’”alleato” americano (e fa soffrire definirlo tale). Temiamo però che in realtà vivremo il primo caso, e temiamo seriamente che la madre della vittima invece di vedersi difesa e tutelata dalla propria nazione e dalle proprie leggi, vedrà la memoria del figlio annientata da un tribunale americano, che sicuramente giudicherà colpevole di qualche reato minore la soldatessa lasciando impunito l’omicidio che la ventenne americana ha commesso. 

Pare scontato, ma daremo comunque questo suggerimento: processate la soldatessa in Italia, fate onore alla memoria del ragazzo morto e date soddisfazione al dolore di una madre italiana invece di soddisfare sempre servilmente il padrone americano (che alleato non è).

Andrea Borelli

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