EUROPANAZIONE

KULTURA

C’E’ UN CADAVERE NEL MIO CHAMPAGNE

Marcello De Angelis, C’è un cadavere nel mio champagne, Idrovolante
Edizioni, Roma, 2015. Invito alla lettura.


Per chi ci segue, Marcello De Angelis, che più volte ha partecipato con
preziosi interventi alle trasmissioni di Radio Kulturaeuropa, non ha
bisogno di particolari presentazioni. È infatti noto per il suo lungo
impegno politico, sia come militante, sia come deputato, senatore e
direttore di importanti testate quali Area e Il Secolo d’Italia, Ma anche per
altri aspetti: cantautore, illustratore e, negli ultimi anni, animatore di
attività solidaristiche presso una ONG in Africa e nel Medio Oriente.
Personalità, dunque, poliedrica e mai scontata.
C’è un cadavere nel mio champagne, peraltro recentemente presentato
dall’Autore stesso ai microfoni della nostra emittente, è il suo primo
romanzo. Pubblicato nel 2015 dalle coraggiose, e non allineate all’attuale
ottuso conformismo, Edizioni Idrovolante, è in attesa di una prossima
ristampa. Si tratta di un’opera di gradevolissima lettura, condotta da De
Angelis con scrittura brillante, curatissima e scorrevole, che è possibile
affrontare secondo livelli diversi, non limitandosi a semplice, piacevole
evasione.
Vi si narrano le vicende di un antiquario di origini bretoni, Louis Le
Manac’h, coinvolto nel curioso e casuale ritrovamento di un cadavere
dentro una cassa abbandonata sul fondale oceanico prospiciente la costa.
Ovviamente non anticipiamo i particolari dell’avvincente trama, per non
togliere al lettore il gusto della sorpresa e della scoperta… E di sorprese
ne troverà molte, e del tutto imprevedibili.
Il romanzo è notevole anche per le affascinanti ricostruzioni
d’ambiente, che nulla hanno da invidiare alla prosa di George Simenon, la
Bretagna, con le sue atmosfere talvolta contraddittorie, con i suoi rapporti,
non sempre facili, con il resto della Francia, con gli stili di vita e le
abitudini, anche quotidiane e alimentari dei suoi abitanti; per la psicologia
dei personaggi, sempre bene scandagliata e descritta con leggerezza e
discrezione. Spiccano alcune figure: la “Castellana”, vigile e severa
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moglie del protagonista; le tre adorate e bellissime figlie; l’inquietante
nazionalista bretone Robic Koad, detto “il piccolo”, con le sue frustrazioni
e nostalgie da vecchio militante sconfitto e disilluso; il curioso e ondivago
Ispettore Sigognac e altri ancora. Non da ultimo, rimane certamente
impresso il balzano e simpaticissimo cane Vidocq “nobile quadrupede e
individuo eccezionale” che riveste, a sua insaputa, un ruolo non
secondario nella narrazione. Che si presenta assai ricca di spunti, basti
pensare alla storia della Bretagna, poco conosciuta dall’italiano medio, e
del suo ruolo in quel mondo celtico occidentale di cui si sentiva fino ad
epoche recenti, e forse, in fondo, ancor oggi, parte integrante e organica.
Ma è possibile, come si accennava, scorgere un altro piano di lettura,
riguardante, in primo luogo, lo stesso Le Manac’h, il protagonista. È un
uomo di mezza età, come si diceva un tempo, alla ricerca di un quid, in
grado di dare un senso all’esistenza. Alla fine del romanzo, opera dunque
“di formazione”, il nostro raffinato e competente antiquario, che avevamo
conosciuto come uomo, almeno all’apparenza, legato sì ad una concezione
edonistica ed estetica del vivere, ma velata da una tangibile inquietudine
interiore, trova il significato autentico della sua individualità profonda. Si
tratta, ci sembra, di una visione rinnovata della realtà che lo circonda e che
può, finalmente, riconoscere nella sua armonia nascosta. Gli occhi di
Louis sono nuovi, dopo le vicissitudini attraversate, o meglio, dopo aver
combattuto una sorta di guerra contro l’ignoto e contro, soprattutto, sé
stesso. Soltanto ora gli è possibile una sorta di riconquista della famiglia,
formata da personalità assai diverse fra loro ma che si riveleranno
complementari; di riconquista della sua terra bretone, la cui identità mai
potrà essere cancellata da un presente superficiale e ripetitivo; la casa, o
meglio, la ker in gaelico, che, grazie alla sua opera, ritroverà “una nuova
antica gloria” per usare le parole di Marcello De Angelis.
Insomma, la vita di Le Manac’h non è stata inutile.
Giuseppe Scalici

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