EUROPANAZIONE

KULTURA

AGOSTO 1944, IL FALLIMENTO DELL’ “OPERAZIONE
VALCHIRIA” DECRETAVA LA FINE DE LA “RIVOLUZIONE
CONSERVATRICE” IN GERMANIA

Dopo la detonazione, da Rastenburg il generale Fellgiebel doveva informare Berlino
dell’accaduto, ma i segnali a sua disposizione erano solo due, ossia quello di avvio
dell’operazione Valchiria e quello di arresto, non era prevista l’ipotesi che l’ordigno
scoppiasse dando inizio al colpo di Stato, ma che Hitler potesse comunque sopravvivere all’attentato. Nell’impossibilità di contattare von Stauffenberg, le comunicazioni con l’ufficio del generale Olbricht furono confuse e il generale, per non compromettere definitivamente il colonnello, parlando con il generale Fritz Thiele disse semplicemente “è successa una cosa terribile, il Führer è vivo”. La confusione delle informazioni fu tale che la milizia territoriale non venne messa in movimento fino all’arrivo a Berlino di von Stauffenberg.
Questi diede il via al piano, comunicando a tutti i distretti la morte del Führer, nonostante il rifiuto del generale Fromm a collaborare. Fromm infatti aveva parlato personalmente con il feldmaresciallo Keitel, il quale gli aveva riferito che il Führer era vivo e che aveva ripreso il controllo della situazione. Nonostante il ritardo nell’avvio delle operazioni, riprese nel pomeriggio, furono emesse per radio le nomine per il nuovo regime, ma queste comunicazioni iniziarono a essere smentite dai messaggi provenienti da Rastenburg, la lentezza e le esitazioni nell’attuazione delle operazioni, unite al fallimento dell’attentato, furono fatali ai cospiratori. In prima serata il comandante del III gruppo della difesa, generale Joachim von Kortzfleisch, fu convocato al Bendlerblock, ma si rifiutò di eseguire gli ordini di Olbricht, sostenendo che il Führer non era morto. Venne così arrestato e tenuto sotto sorveglianza e al suo posto venne nominato il generale Karl Freiherr von
Thüngen, che tuttavia non fu in grado di mobilitare le sue truppe. Il generale Fritz
Lindemann, che avrebbe dovuto leggere alla radio un proclama al popolo tedesco, non si presentò, né la radio né il quartier generale della Gestapo vennero occupati, e alle 18.45 la radio tedesca iniziò a diffondere ripetutamente un messaggio che spiegava che il Führer era stato oggetto di un attentato che l’aveva però lasciato illeso e che era in atto un colpo di stato. Inutilmente von Stauffenberg cercò di smentire la notizia; a Praga e Vienna i comandanti territoriali che avevano iniziato ad arrestare le SS liberarono i prigionieri, ristabilendo l’ordine. Alle 19:00 circa Hitler effettuò diverse telefonate, mentre il ministro della propaganda Joseph Goebbels si attivò per smentire la notizia della sua morte. Il maggiore Otto Ernst Remer, che si era presentato per arrestare lo stesso Goebbels, dallo stesso ministro fu messo in contatto con Hitler, che lo rassicurò sulle sue condizioni, lo promosse colonnello e gli ordinò di fermare il colpo di stato e arrestare i cospiratori .Remer, prima di assolvere il suo compito, ricevette la notizia che un’unità corazzata,
allertata dai cospiratori, si era radunata nella Fehrbelliner Platz. Remer si mise
immediatamente in contatto con questi e, nonostante l’autorità di comando su tutte le forze armate disponibili nella capitale che Hitler gli aveva conferito, ricevette risposta che l’unità avrebbe obbedito solo agli ordini di Heinz Guderian. L’eventuale intervento di un’unità corazzata avrebbe messo i cospiratori in una condizione di vantaggio rispetto ai reparti della divisione Großdeutschland che lui comandava; tuttavia la situazione venne risolta dal tenente colonnello Gehrke, che convinse gli equipaggi dei panzer della stabilità della situazione, richiamando la loro fedeltà al Führer. Il colonnello Remer ordinò alle sue truppe di circondare ed isolare il Bendlerblock, senza entrare nell’edificio. Alle ore 20:00 Witzleben arrivò al Bendlerblock, dove discusse con Stauffenberg che insisteva ancora sul
proseguimento del colpo di stato. Nello stesso momento, il sequestro del governo di Parigi venne interrotto quando il feldmaresciallo Günther von Kluge venne a sapere che Hitler era vivo. Alle 20.30 il feldmaresciallo Keitel diffuse un messaggio in cui si affermava che Heinrich Himmler era stato nominato comandante dell’esercito territoriale al posto di Fromm e che da quel momento si sarebbe dovuto obbedire solo agli ordini che provenivano da lui. Alle 22.30, dopo una breve sparatoria all’interno del Bendlerblock, i principali congiurati vennero arrestati dal generale Fromm. Poco dopo la mezzanotte del 21 luglio, il colonnello Claus von Stauffenberg, il generale Friedrich Olbricht, il colonnello Albrecht Mertz von Quirnheim ed il tenente Werner von Haeften, su ordine del generale Fromm, vennero arrestati e fucilati nel cortile del Bendlerblock. Pochi minuti dopo lo Standartenführer Otto Skorzeny arrivò con una squadra di SS e, dopo aver vietato altre esecuzioni, arrestò i congiurati rimasti e li consegnò alla Gestapo, che immediatamente si attivò per scoprire tutte le persone coinvolte nell’attentato. Nelle settimane successive la
Gestapo catturò quasi tutti coloro che avevano la più remota connessione con l’attentato; la scoperta di lettere e diari nelle case e negli uffici degli arrestati rivelò i piani dei congiurati fin dal 1938, portando ad una serie di arresti, tra cui quello di Franz Halder, condotto poi in un campo di concentramento. Seguendo il cosiddetto Sippenhaft, l’arresto per motivi di parentela, vennero arrestati tutti i parenti dei principali congiurati. Più di 5.000 le persone arrestate dalla Gestapo e oltre 200 i giustiziati; non erano tutti congiurati, ma la polizia politica colse l’occasione per regolare i conti con molte altre persone sospettate di avere simpatie con l’opposizione nazista. Anche Erwin Planck, il figlio del famoso fisico Max Planck, venne giustiziato per il suo coinvolgimento. I partecipanti al complotto
vennero processati dal Volksgerichtshof (“Tribunale del Popolo”), presieduto dal
giudice Roland Freisler, il quale condannò a morte tutti gli imputati a seguito di processi brevissimi svolti tra il 7 e l’8 agosto. Pochissimi tra i congiurati cercarono di fuggire o di negare le loro colpe. I processi vennero condotti senza una vera e propria difesa e senza alcun riguardo nei confronti delle persone accusate, obbligate a presentarsi ai processi privi di cinture e con indosso abiti fuori misura allo scopo di renderli grotteschi. Anche il tentativo di Fromm di scampare al processo, ordinando l’immediata esecuzione di Stauffenberg e di altri congiurati, fu infruttuoso: venne arrestato il 21 luglio e in seguito condannato a morte dal Tribunale del Popolo. Nonostante il suo coinvolgimento nella cospirazione, venne accusato esclusivamente di scarso rendimento nelle sue funzioni. Fu
giustiziato a Brandeburgo sulla Havel e Hitler in persona commutò la condanna a morte per impiccagione alla “più onorevole” fucilazione. Pochissimi riuscirono a sfuggire al Tribunale del Popolo; tra questi il feldmaresciallo von Kluge ed i generali Wagner e von Tresckow, che si suicidarono; quest’ultimo prima della sua morte disse a Fabian von Schlabrendorff: “Il mondo intero ora ci diffamerà, ma io sono ancora del tutto convinto che abbiamo fatto la cosa giusta. Hitler è l’acerrimo nemico non solo della Germania, ma del mondo intero”. Durante un interrogatorio, Karl-Heinrich von Stülpnagel fece il nome del feldmaresciallo Erwin Rommel; pochi giorni dopo, il consigliere personale di Stülpnagel, Cesare von Hofacker ammise sotto tortura che Rommel era un membro attivo della cospirazione e, nonostante non vi fosse stata alcuna partecipazione diretta da parte sua, il feldmaresciallo fu costretto a togliersi la vita il 14 ottobre 1944. L’esecuzione delle prime condanne avvenne nel carcere di Plötzensee, a poche ore dalla lettura della sentenza, come Hitler stesso aveva richiesto quando aveva preteso che i colpevoli venissero “impiccati e appesi come bestiame al macello”. La vendetta ebbe luogo come
preteso dal dittatore: i condannati vennero impiccati con cappi fatti di corde di pianoforte ed i loro corpi furono appesi poi a ganci da macellaio. Hitler fu subito messo al corrente delle avvenute esecuzioni capitali. Bernard Freytag von Loringhoven, giovane ufficiale aiutante di campo del generale Guderian, che era presente in una riunione nella Tana del lupo quando arrivò la notizia, affermó: “Stavo ascoltando Guderian parlare della situazione sul fronte orientale quando Fegelein aveva fatto irruzione nella sala, interrompendo bruscamente la relazione e gettando un fascio di fotografie sul tavolo delle carte del Führer. Con mio grande stupore, continua, mi resi conto che si trattava delle esecuzioni dell’8 agosto. Hitler indossò gli occhiali, afferrò avidamente le macabre immagini e le guardò a lungo con grande soddisfazione. Tutte le esecuzioni furono filmate in maniera meticolosa e dettagliata per circa quattro ore di filmato: questo venne mostrato a Hitler,
che lo aveva commissionato, e successivamente ad altri gerarchi, non pochi dei quali si sentirono male e dovettero abbandonare la sala di proiezione. Il filmato venne proiettato per l’ultima volta nel 1950 e da allora nascosto a Berlino.
Altri congiurati, tra cui l’ammiraglio Wilhelm Canaris, ex capo dell’Abwehr, e il
generale Hans Oster, furono arrestati e giustiziati il 9 aprile 1945 nel campo di
concentramento di Flossenbürg. I parenti dei congiurati, arrestati secondo le norme
del Sippenhaft, vennero internati nei campi di concentramento; tra questi vi furono dieci membri della famiglia Stauffenberg, tra i quali Berthold, che fu processato e giustiziato, otto della famiglia Gordeler e molti altri familiari dei congiurati, alcuni dei quali persero la vita. Dal momento del loro arresto e del loro internamento, mano a mano che gli Alleati avanzavano, essi vennero spostati da un campo all’altro fino alla loro liberazione, avvenuta in Tirolo da parte degli americani il 28 aprile 1945. A Berlino, nella prigione di Plötzensee, dove furono eseguite le sentenze di morte, trova posto un museo commemorativo dedicato alle vittime del processo.

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