EUROPANAZIONE

KULTURA

LA FANTASCIENZA COME LUOGO D’ELEZIONE PER IL FUTURO

Il saggio di Antonio Scacco si muove su questa linea: “L’Uomo deve essere padrone e non schiavo della tecnologia, e Scienza e Fede debbono tornare alleate come accadeva in passato”

FONTE: https://www.barbadillo.it/105493-la-fantascienza-come-luogo-delezione-per-il-futuro%E2%80%A8/

Analizzare l’ultimo libro di un amico venuto a mancare pochi anni or sono non è compito semplice, se si dà la giusta importanza nel mantenere una prospettiva imparziale e un giudizio critico onesto. Quando l’autore in questione si chiama poi Antonio Scacco (1936 – 2019), che per chi scrive ha rappresentato una preziosa Guida nel mondo della Fantascienza, allora la situazione si complica ulteriormente, percependo concreto il timore di scadere nella agiografia. Onde evitare tali riduttivi e sentimentali “personalismi”, ci limitiamo a dire che Scacco, a nostro modesto avviso, è stato uno dei più originali studiosi della FS in Italia, proponendo e sostenendo con coraggio la sua interpretazione in chiave umanistica della disciplina. Una posizione, questa, che lo mise sovente in conflitto con esperti più blasonati di lui, benché per nulla di maggior bravura e preparazione. Per non parlare del fatto che la cosiddetta Sci-Fi offre spesso esegeti in odore di Scientismo e che con Scacco avevano certamente assai poco da spartire. Rimane mirabile in tal senso il suo: Fantascienza Umanistica (pubblicato inizialmente nell’ormai lontano 2002, e in seconda edizione nel 2009), ove egli espone la sua teoria che mira a coniugare e “ricucire” il rapporto tra scienza e dimensione umana. Un legame lacerato con la Rivoluzione Francese, per frantumarsi successivamente col Positivismo e la sua diretta filiazione, il Materialismo Storico che parte come premessa da Hegel e arriva sino a Marx. La tesi dello studioso di Bari (anche se lui era nato a Gela in Sicilia) è puntualmente rimasta la stessa: l’Uomo deve essere padrone e non schiavo della tecnologia, e Scienza e Fede debbono tornare alleate come accadeva in passato. 

In questo libro, mediante una precisa esegesi dei vari filoni della Fantascienza, e prendendo in considerazione sia romanzi che film, Scacco affronta col solito “ardimento intellettuale” i drammatici cambiamenti avvenuti a velocità esponenziale negli ultimi decenni, e come tali sconvolgimenti siano stati affrontati dalla FS, compresa quella recente, a dimostrazione che, malgrado una visione del mondo che per taluni poteva essere stigmatizzata come “conservatrice/reazionaria” (sono note le polemiche che egli ha avuto con non pochi esponenti della critica militante), Scacco ha portato avanti una riflessione sul genere fantascientifico seria e costantemente aperta a indagare le tendenze culturali e sociali più recenti. Infatti, come si evince altresì dal volume, lui ha sempre nutrito uno spiccato interesse per quanto concerne la trattazione di tematiche in campo psicologico ed economico, benché il suo principale campo di indagine sia puntualmente rimasta la Pedagogia e il cruciale ruolo formativo che a suo parere poteva giocare in tale ambito la Sci-Fi.    

Il valore didattico del genere fantascientifico come antidoto contro lo straniamento della contemporaneità 

Il libro è suddiviso in cinque capitoli, ciascuno dei quali include varie sottosezioni che ospitano sue recensioni apparse perlopiù sulle pagine di Future Shock: la ottima prozine da lui stesso fondata e in cui nel corso del tempo sono stati affrontati i problemi più incalzanti della nostra epoca e presenti in storie di Fantascienza come: la “disoccupazione tecnologica”; il significato umanistico della scienza; le potenzialità educative della Letteratura Fantastica; quest’ultimo argomento era il cavallo di battaglia di Scacco. Ogni aspetto è trattato con la esposizione e la discussione dei contenuti di significativi romanzi afferenti a questo genere; tanto per citare alcuni esempi, il dramma del lavoro in Distruggete le macchine di Kurt Vonnegut, il rifiuto del progresso in Futuro al rogo di James Gunn, i pericoli della “società programmata” in Solo il mimo canta al limitare del bosco di Walter Tevis. Tutti i capitoli sono preceduti da un saggio introduttivo in cui l’autore mette in primo piano i rapporti tra la scienza e l’immaginazione, la letteratura di anticipazione e la realtà e, specialmente, le conseguenze di quello shock del futuro di cui parlò il futurologo americano Alvin Toffler nel suo fortunatissimo libro del 1970. 

Ripercorrendo i principali ambiti della Fantascienza (avventuroso, politico, sociologico, tecnologico, teologico e utopico), il testo porta alla attenzione del lettore i danni causati dall’avvento della scienza galileiana, con la quale venne instaurato il moderno concetto di ricerca empirica. Come detto, vengono presi in esame i temi di più viva attualità, risolvibili grazie alle potenzialità educative della FS: quasi un chiodo fisso per Scacco, che pervicacemente auspicava la istituzione di cattedre universitarie dedicate a questo genere narrativo, come pure l’utilizzo di opere Sci-Fi quale materiale didattico nelle scuole.   

Dalla consultazione del volume, viene confermato il desiderio di Scacco di tenersi sistematicamente aggiornato, senza però smarrire quella che è stata la sua impostazione interpretativa iniziale, come egli chiarisce in apertura (3-5), esplicitando con limpida chiarezza la sua convinzione: la Fantascienza come strumento pedagogico, latrice altresì di messaggi sovente quasi profetici. Non è un caso, quindi, che il primo scrittore che egli tratta sia Aldous Huxley – il suo Il mondo nuovo (“Brave New World”, 1932) è ormai sulla bocca di buona parte dei commentatori politici – e la questione del contenimento della Popolazione Globale. D’altronde, per Scacco la FS è un ragionamento continuo sull’Uomo e la modernità (7), dal quale egli estrae una solenne, quanto triste, condanna, quando parla della “apostasia silenziosa” delle masse occidentali (12). Invero, è sufficiente accorgersi dello stato di smarrimento in cui versa la Chiesa Cattolica, per comprendere quanto i moniti di questo studioso siano decisamente cogenti. Egli sceglie volutamente di soffermarsi su determinati autori di questa forma di letteratura non mimetica quali: Lester del Rey, Jeff Somers, Norman Spinrad e Sean Stewart, denunciandone lo smaccato anticristianesimo (40). È tuttavia d’uopo sottolineare che per Scacco la scienza non deve essere vista con ostilità e nemmeno ritenuta colpevole della dilagante degenerazione antropologica occidentale. Secondo lui, l’unico responsabile di tale perniciosa situazione è quella diffusa tipologia di individuo che ha arrogantemente deciso di competere con Dio: “Ma come non vedere, in ciò, un gesto di sfida dell’uomo verso Dio, della creatura verso il suo Creatore?” (12).

Uno studioso da ricordare e, specialmente, recuperare 

Uno dei capitoletti del libro riporta un titolo (La valenza umanistica della scienza, 66-67) che sintetizza egregiamente il senso più profondo della intera ricerca condotta da Antonio Scacco lungo i decenni. Sarebbe a dire, il considerare la Sci-Fi una “letteratura d’idee” (33), un tòpos fondamentale nell’immaginario collettivo. Nella sua visione umanistica di questo genere narrativo, costui ha avanzato una proposta per dare una opportunità di redenzione a una modernità travagliata, ritenendo, e non possiamo che concordare, che la Fantascienza sia una forma di scrittura in possesso di un: “[…] potenziale messaggio educativo, racchiuso nello spunto iniziale di ogni autentica opera di ‘science fiction’: Che cosa accadrebbe se…?” (46). Ciononostante, le sue intuizioni non hanno beneficiato della attenzione che avrebbero meritato, il suo ultimo lavoro, e di cui si è qui discusso, è stato persino autoprodotto! Questo la dice lunga sulla condizione della ricerca in Italia, una Nazione ove contano i ruoli, e si scrive quello che “serve”. Eppure, come è possibile negare la validità del desiderio di riconciliare l’elemento tecnico della nostra quotidianità con quello prettamente spirituale? Il matematico e teologo francese Blaise Pascal (1623 – 1662) affermò che: “Il cuore ha delle ragioni che la ragione non conosce”. Quanta verità in così poche parole. Come, in effetti, persiste una verità negli articoli e libri usciti dalla penna di Scacco. Lui non è più tra noi, ma la sua produzione intellettuale è là, ad aspettarci. Ragion per cui, invece di andare dietro al nome di grido o al personaggio di potere, concediamoci una buona volta “una chance” di leggere qualcosa di utile. 

Riccardo Rosati

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