EUROPANAZIONE

POLITICA

L’EUROPA APPARTIENE A NOI – DOTTRINA DEL RISVEGLIO

TEMI 

La fine delle illusioni democratiche. L’autorità di fronte all’autoritarismo (Venerdì 22, 15h) 

Perché non si deve assolutamente disperare, anzi!
La nuova normalità sarà una palude in cui annegheranno tutti coloro che non hanno spina dorsale e non si sanno dare la legge. Non noi. 

L’esortazione 

Non provare a difendere o a restaurare la centralità parlamentare o le libertà costituzionali, non solo perché è del tutto inutile in quanto non vi è corrispondenza con le necessità e le possibilità storiche di oggi; non solo perché è sbagliato dal punto di vista della nostra tradizione ideale e dal punto di vista spirituale e culturale; ma anche perché le opportunità che ci si offrono sono ben altre. L’autoritarismo statale che si realizza nella fase imperialistica e tecnocratica del capitalismo ha il pregio di offrire la potenzialità per un rientro degli stati europei nella politica di potenza. La disgregazione dei corpi intermedi concede, a chi vuole e sa farlo, la possibilità di sostituire gli organismi che fungono da cinghia di trasmissione e realizzare quindi dei poteri autonomi che possono accompagnare il processo totalitario, sfidandolo e contrapporre all’autoritarismo non il piagnisteo democratico ma l’Auctoritas. 

Si parla spesso di democrazia negata e di dittatura. Purtroppo non è corretto, perché la dittatura è una funzione popolare positiva: oggi è la democrazia che sta scadendo in tirannia, cioè nella sua vera natura. Tutt’altra cosa.
Nel nuovo quadro sociologico e tecnologico ci si deve confrontare con la democrazia autoritaristica e la sola opposizione possibile sta nell’autorità, o Auctoritas. 

Quindi si punti a una riqualificazione delle élites mediante una riconquista degli spazi sociali, culturali, politici, ma non in nome dell’antagonismo o di ipotetiche e inesistenti opposizioni tra popoli ed élites. Non è l’antagonismo lamentoso che offre soluzioni ma la ricostruzione di una partecipazione politica ed economica, mediante autonomie, sinergie e ricostruzione corporativa. Immaginare così anche il rapporto mentale con i partiti e le elezioni e abbandonare i toni apocalittici e le attese di qualche Armageddon, cose che neanche appartengono alla nostra cultura. 

L’idea che un partito, conquistando il governo, possa prendere il potere e cambiare radicalmente le cose è infondata. Ogni struttura politica va intesa come strumento per interagire: i cambiamenti radicali si realizzano in profondità e non sono frutto di risultati elettorali. Questi aprono spazi che vanno riempiti ma solo da uomini, strutture e linee politiche che si consolidano precedentemente e che restano radicati sempre e comunque. 

La tecnologia rende schiavo chi vuol essere schiavo (Venerdì 22, 22h) 

Recuperiamo la mentalità indoeuropea e affrontiamo le sfide cogliendo le opportunità anziché piangere di fronte al cambiamento! 

La tecnologia spaventa molta gente. Tra robotica, cibernetica, controllo tecnologico si parla di transumanesimo. La tecnologia non può però fare paura in sé e non può essere rigettata, che è impossibile. Queste tentazioni reazionarie e superstiziose non appartengono alla nostra tradizione che ha sempre unito principi sani e continuità identitaria con avanzamenti tecnologici. Archeofuturismo avrebbe detto Faye. 

Prometeo può essere liberato da Ercole! 

L’uomo europeo è sempre stato portatore di innovazione attraverso la tecnica, ha sempre modificato spazio e ambiente padroneggiando l’arte e la tecnologia. È colui che ha eretto i templi megalitici con tecnologie tuttora inspiegabili. È colui che ha inventato i carri da guerra e portato alle vette più alte la metallurgia e l’arte delle armi, colui che per primo ha “migliorato” l’inviolabile corpo umano attraverso le armi e le armature prima e le tute tecnologiche poi, colui che ha eretto i grandi templi classici, che ha inventato le strutture ad arco, gli edifici monumentali in marmo, le cattedrali, che ha ideato la prospettiva, che ha generato le più grandi correnti artistiche della storia, che ha ideato i più complessi macchinari da Leonardo fino al Novecento e molto altro. 

La tensione prometeica alla tecnica è dunque una base fondamentale se si vuole pensare in termini di civiltà europea da ri-costruire o ri-fondare. A cui va assolutamente aggiunta la tensione erculea di trovare una nuova armonia in senso superiore, verticale, eroico. Basterebbe tenere sempre a mente la massima venneriana “la natura come solco, l’eccellenza come fine, la bellezza come orizzonte”, concetto che forse meglio di molti altri rende chiara la bussola dello spirito europeo, per poter affrontare prometeicamente la sfida della tecnica senza perdere di vista la meta olimpico-erculea. 

L’autonomia come nuovo fondamento dello Stato e dell’Imperium (Sabato 23, 11h40) 

La disgregazione sociale e la perdita di potere degli Stati impongono che società e Stato siano riorganizzati daccapo intorno a noi. 

Nulla è più contagioso dell’esempio. Essere esempio e costruire modelli autonomi, anche nei finanziamenti, può consentire la ricostruzione di un tessuto che si va a sfilacciare. Affermare le identità locali e organizzare categorie economiche in visione di un pressing corporativo è l’azione che va mossa dal basso. 

Dall’alto, tramite think tank e relazioni commerciali, si influisce sulle élites.
Se la concezione è assiale, ovvero imperiale e se la visione e il sentimento sono europei, si mette così in atto una rivoluzione. 

L’Europa come Terza Posizione tra Est e Nato (Sabato 23, 16h) 

Messa a fuoco 

La guerra in Ucraìna ha diviso e contrapposto tra loro militanti e intellettuali di tutti gli ambienti. Qualsiasi siano le ragioni, fondate o immaginarie, per cui si opta per questo o quel campo, non bisogna mai dimenticare i fattori oggettivi. Russi e americani non si sono mai fatti la guerra nella storia. La guerra sta dividendo l’Europa tra popoli dell’est che vogliono combattere la Russia e popoli occidentali che vogliono il gas. L’economia di guerra non sta danneggiando il Dollaro o il Rublo ma l’Euro e lo Yen giapponese, e quindi fa parte della guerra che il Dollaro sta conducendo da oltre venti anni contro di noi. I carri armati russi viaggiano con chip americane. Le basi Nato europee sono alimentate da energia russa. Gli americani hanno impedito ai polacchi di fornire gli aerei all’Ucraìna e continuano a non fornire i missili a lunga gittata a Kiev: vogliono quindi che la guerra duri, non che la vincano gli ucraìni. A Mosca non ci sono più nel governo gli esponenti che dal 1999 al 2008 avevano animato il cosiddetto asse Parigi-Berlino-Mosca, bensì dei filocinesi il cui capofila, Karganov, è però membro della Trilateral e ha collaborato spesso con il CFR della Casa Bianca. La Nasa ha ripreso le missioni congiunte russo-americane. 

Geopoliticamente questa guerra sta minacciando gli europei non solo dal punto di vista economico ed energetico ma da quello delle sfide del futuro, ci allontana dal Pacifico, dove davamo fastidio agli americani, e prepara un’affamata valanga umana dall’Africa in Europa.
A parte chi va a combattare o a aiutare un fronte, tutti noi in questo siamo dei semplici tifosi che contano meno dei tifosi di calcio i quali, almeno, con abbonamento televisivi, biglietti e marchandising, partecipano alla propria causa. 

Sta a noi non perdere il senso del reale e non smarrire le gerarchie valoriali e, su quella base, spingere per gli scenari futuri. 

Oggi si è dominati dalla logica binaria e dal non-spazio, non-tempo del web.
Si ha così delle guerre una visione astratta e si tifa in esse secondo l’ideologia acquisita che, qualunque essa sia (spesso definita come “geopolitica”), oggi è sbagliata.
L’invito nel considerare le guerre è il seguente:
PRIMO PIANO: l’esperienza eroica dei volontari, nel senso dell’ascesi guerriera e della Dottrina Aria di Lotta e Vittoria.
SECONDO PIANO: L’effetto che le guerre possono avere per il risveglio di popoli altrimenti addormentati: l’importanza della libertà dei popoli, del loro amore d’indipendenza e, per quanto ci riguarda, la difesa dei deboli, come da spirito di cavalleria.
TERZO PIANO: considerare le guerre in Europa dal punto di vista dell’unità europea e dei suoi interessi minacciati.
INFINE esiste la visione della guerra come fattore rivoluzionario (Lenin e Mussolini in modi opposti).
L’invito è che lo spirito lanzichenecco segua queste direttrici e non l’adesione a ipotetici campi contrapposti tra imperialismi forse più complici tra loro di quanto siano rivali.
Per una Terza Posizione che sia Europa. 

Le sfide geopolitiche e il nostro ritorno nella storia (Sabato 23, 19h) 

Le contese internazionali e un ancor pallido multilateralismo ci offrono l’opportunità di non essere più subordinati agli Stati Uniti e di non scegliere un’altra potenza come padrona. 

Avvertenza 

Esistono delle istituzioni europee che devono cambiare ma che non sono peggiori delle istitituzioni nazionali né di quelle delle nazioni non europee. Il sistema imperante ovunque è capitalista e la decadenza non è un monopolio europeo e neanche occidentale. Nei confronti della UE ci si pone spesso in maniera suicida e stupida. La decadenza va combattuta con la centralità, non con il tifo per una nave corsara di Brecht che dovrebbe distruggere tutto. 

Bisogna apprendere a sostenere ogni tendenza di crescita e di potenza europea e a combatterla interiormente con una contrapposizione nel nome della verticalità.
Chi lo fa in qualunque altro modo è un auto-genocida. 

La guerra russoamericana in Ucraìna paralizza l’Europa, ci costringe a pagare carissima la dipendenza energetica e a rallentare la nostra trasformazione. Siamo attaccati anche da sud in particolare dopo che la Francia ha abbandonato il Mali.
L’Europa si trova ancora una volta sulla difensiva proprio quando era riuscita economicamente e politicamente a diventare il terzo polo tra Usa e Cina. 

Perfino sull’IndoPacifico, dopo il trattato commerciale con la Cina e l’intervento contro la strategia americana del Quad, l’Europa era diventata importante.
Oggi si tratta di uscire dall’impasse della guerra ma anche dalla divisione che questa ha prodotto tra i paesi che guardano a Londra e New York e il resto della Ue. 

Siamo sfidati.
È tempo di una nuova dottrina strategica ma anche di sostegno della crescita europea purché accompagnato da una costante pressione in senso diverso dal liberalismo.
L’Europa è sotto attacco proprio perché si vuole potenza. La volontà di potenza europea dev’essere traino di una rivoluzione dei costumi, dei pensieri e dei rapporti economici e sociali e l’occasione per costruire una nuova élite, di stampo antico ma futurista. 

  1. Anton

    « […] Per vivere come formiche gli uomini non hanno affatto bisogno delle loro possibilità intellettuali e morali; ciò equivale a dire che non hanno bisogno di essere uomini; la stessa esistenza dell’uomo sarebbe, allora, un lusso sia inspiegabile che inutile. Non capire questo è la più mostruosa e anche la più misteriosa cecità […] »

    Frithjof Schuon

    « […] Esiste da alcuni anni, nella stessa Francia, una corrente che si riferisce costantemente e intenzionalmente al mito di Promèteo. Questa corrente, che si trova organizzata intorno all’associazione G.R.E.C.E. […] evoca anch’essa le origini indoeuropee, spesso attraverso una assai bella iconografia ma sviluppa continuamente delle tesi confuse dove il meglio è mescolato al peggio e dove, soprattutto, il meglio è utilizzato per giustificare il peggio […] C’è qui l’oblìo assai grave del fatto che certe qualità, non appena cessano di essere utilizzate dalle due prime funzioni, diventano dei fattori negativi tra le mani degli uomini della terza funzione, cioè dei mercanti […] Si tratta di […] accedere, così, anziché al super-umano, al non-umano […] »

    Philippe Baillet (1975)

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