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KULTURA

EVOLA POETA. I 100 ANNI DE “LA PAROLE OBSCURE DU PAYSAGE INTÉRIEUR”

FONTE: https://www.destra.it/home/evola-poeta-i-100-anni-de-la-parole-obscure-du-paysage-interieur/

Nel 1921 veniva pubblicato il poema “La parole obscure du paysage intérieur”. Composizioni che avrebbero dovuto, nelle intenzioni dell’autore, creare un volume dal titolo “Raâga Blanda”, la mia sfera oscura, ma rimase inedito. Il patrizio romano, influenzato da RimbaudMallarmé e Maeterlinck, ci informa ne “Il cammino del cinabro”, che una sua amica avrebbe dovuto far conoscere a Giovanni Papini gli scritti, chiedendogli di scrivere una prefazione alla pubblicazione “indicandone come autore, un nome immaginario, una persona che si sarebbe uccisa giovanissima”. Sarà solo anni dopo nel 1969 che Scheiwiller ripubblica “Raâga Blanda”.

“La parole obscure du paysage intérieur – Poème à 4 voix” è un poema scritto in francese dal prossimo filosofo della “Tradizione”, si tratta della sperimentazione artistica della prima maturità. La prima tiratura non raggiunge le cento copie numerate sotto l’etichetta di Collection Dada nel 1921. Evola legge il suo poema nella manifestazione dadaista tenutasi nella capitale italiana alla fine della primavera dello stesso anno, mandandone una copia a Tristan Tzara nell’inverno dell’anno successivo, questo farà di lui, secondo Tzara, il maggior esponente dadaista in Italia.

Scrive Evola: “Nel poema prendevano alternativamente la parola quattro personaggi i quali stavano a rappresentare date tendenze dello spirito. L’uno incarnava la volontà di un superamento distruttivo e dissolutivo, il secondo – un personaggio femminile – l’elemento umano, affettivo o sentimentale, il terzo l’astrazione disinteressata […] l’ultimo la contemplazione descrittiva”. I personaggi sono: Ngara (volonté), Lilan (sentiment), Raâga (contemplation descriptive) e Hhah (abstraction désintéressée). Le quattro voci simbolizzano quattro elementi: Lilan, l’unica donna, corrisponde all’elemento umano e affettivo dell’essere; Ngara incarna la volontà orientata verso la distruzione e lo scardinamento; Hhah è l’astrazione disinteressata e corrisponde alla rarefazione interiore che interviene per effetto del precedente personaggio; Raâga rappresenta la contemplazione descrittiva con il coro, registra le situazioni del paesaggio interiore che si succedono per effetto degli altri personaggi.

Per l’autore l’attività artistica, nel clima di crisi del primo dopoguerra, riflette un impulso alla liberazione e al superamento che si manifesta, appunto, con la partecipazione ad un movimento di rottura, distruttivo, di agitazione delle forme come il dadaismo. In realtà dada ha per Evola un valore “non tanto in quanto arte, ma appunto come segno e manifestazione di uno stato d’animo del genere, quindi per la loro dimensione meta-artistica e perfino antiartistica”. Infatti se si è persone, non individui o collettivi, serie ma non seriose o malamente e rozzamente guascone, o si ritorna sui propri passi, in questo caso al “simbolismo” dell’epoca (vedi Arturo Onofri in Italia) o si abbandona il codice artistico in questione come ha fatto Evola per volgere la sua opera intellettuale, come conosciamo e leggiamo, altrove.

Fabio S. P. Iacono

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