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LE SFIDE GEOPOLITICHE DEL 5G: CINA, USA E NATO

FONTE: https://www.geopolitica.info/sfide-geopolitiche-5g-cina-usa-nato/

Il 5G, l’intelligenza artificiale, la robotica e le nanotecnologie sono potenti strumenti di influenza negli interessi economici e commerciali. Molti studiosi e scienziati affermano che le nuove tecnologie stanno cambiando il panorama geopolitico. La Nuova Via della Seta cinese è potenzialmente un pericolo per la privacy e per la sicurezza delle democrazie liberali del mondo. Gli Stati Uniti inseriscono alcune aziende cinesi nella blacklist e lanciano il 5G Clean Networks. Il nuovo Concetto Strategico della NATO evidenzierà il ruolo essenziale della tecnologia nella difesa collettiva?

La quinta generazione della telefonia mobile

Oggi il concetto di “sicurezza 5G” non ha una definizione ufficiale, poiché la tecnologia è ancora piuttosto nuova e in evoluzione. Ciò non significa che la sicurezza 5G non esista, tutt’altro, la sicurezza è stata una delle considerazioni principali nello sviluppo e nella pianificazione di tale sistema di comunicazione. 

Il 5G ha attirato, in particolar modo, una notevole attenzione dato che i protagonisti di questa tecnologia non sono aziende occidentali, giapponesi o sudcoreane, ma piuttosto aziende con sede in Cina come Huawei e ZTE. Quest’ultime due aziende cinesi, così come l’azienda Nec in Giappone o Samsung in Corea del Sud sono fornitori chiave delle attuali reti 4G. Tuttavia, il ruolo delle aziende cinesi nelle comunicazioni 5G ha una connotazione molto diversa dato che, con la quinta generazione della tecnologia cellulare, la difesa informatica perimetrale non sarà più efficace, poiché sarà impossibile concedere l’accesso esclusivamente ai dispositivi autorizzati. Di conseguenza, il rischio e la potenziale gravità degli attacchi crescono esponenzialmente. Inoltre, il ruolo del software è sempre più importante nella virtualizzazione della rete. Il software, infatti, garantirà alle aziende installatrici di apparecchiature informatiche, quindi potenzialmente alle aziende cinesi, un accesso più ampio e profondo alle operazioni di rete (cioè ai dati), sollevando così seri problemi di fiducia e affidabilità.

Il 5G e la Cina

L’azienda cinese Huawei è emersa come una potenza nell’infrastruttura digitale per le telecomunicazioni mondiale: rappresentando il principale fornitore al mondo di tecnologia mobile di quinta generazione (5G). 

Parte delle preoccupazioni sulla crescente influenza della Cina è dovuta alla sua capacità di rafforzare i punti deboli attraverso gli aggiornamenti del software e alla capacità di utilizzare prezzi competitivi per inserirsi nei mercati delle società capitalistiche. Al riguardo è rilevante evidenziare che, a differenza delle democrazie occidentali che incoraggiano il libero mercato, il governo cinese esercita un controllo sulle sue aziende rappresentando una grande minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati. Infatti, Pechino ha trascorso anni a sperimentare nuove modalità di sorveglianza e censura digitale di massa all’interno della Cina, tra cui il Great Firewall, i sistemi di credito sociale e le onnipresenti reti di telecamere digitali alimentate dall’intelligenza artificiale. Tuttavia, le innovazioni tecno-autoritarie della Cina sono riuscite ad espandere le moderne frontiere del controllo sociale, allarmando gli americani preoccupati per i diritti umani e le libertà civili cinesi. È quindi evidente che, la politica interna della Cina in materia di big data, basata su una sorveglianza massiccia e su una privacy limitata, è in contrasto con i sistemi di valori, etici e giuridici di altri Paesi. In particolare, la tecnologia ha contribuito ad alimentare i peggiori abusi recenti di Pechino, come la campagna in corso per emarginare gli uiguri ed eliminare la loro cultura, che Washington definisce giustamente genocidio e crimini contro l’umanità.

Nel 2015, inoltre, la Cina ha inaugurato la Via della Seta Digitale (DSR), con l’obiettivo di aumentare ulteriormente la propria influenza attraverso i mercati digitali. La Digital Silk Road (DSR) è parte integrante della strategia complessiva della Belt and Road Initiative (BRI) del 2013. Una componente essenziale della strategia DSR è il finanziamento delle infrastrutture di telecomunicazione di altri Paesi. Questo è uno dei modi principali in cui le aziende cinesi hanno costruito la loro rete 5G ed i loro standard tecnologici in altri Paesi, con il rischio di potenziale spionaggio e coinvolgimento in questioni legislative interne allo Stato.

The Clean Network

Per le ragioni sopra riportate, gli Stati Uniti sono effettivamente l’unico Paese della NATO ad aver adottato misure efficaci per limitare l’accesso alla propria rete 5G da parte di aziende cinesi. Difatti, la Commissione Federale per le comunicazioni americana (FCC) ha designato Huawei, ZTE, Hytera Communications, Hangzhou Hikvision Technology e Zhejang Technology come minacce per la sicurezza delle reti di comunicazioni statunitensi: ragion per cui le ha inserite nella blacklist USA. Nel 2020, il Dipartimento di Stato americano ha lanciato il “5G Clean networks”, un piano per stabilire un “percorso pulito” per gli alleati degli Stati Uniti per escludere i fornitori cinesi dalle loro reti. L’iniziativa Clean Network si basa ed espande il Clean Path, progettato per proteggere le reti 5G da fornitori non affidabili: tutela la privacy dei cittadini e le informazioni sensibili delle aziende sulle reti mobili 5G e protegge i dati nel settore delle telecomunicazioni e delle altre tecnologie da potenziali attacchi esterni. 

Oltre 60 nazioni di tutto il mondo si sono impegnate pubblicamente a rispettare i principi della “Rete pulita” e tale alleanza è composta da: 27 dei 30 membri della NATO, 26 dei 27 membri dell’UE, 31 dei 37 paesi dell’OCSE, 11 dei 12 paesi dei Tre Mari, nonché Giappone, Israele, Australia, Singapore, Taiwan, Canada, Vietnam, India e Nuova Zelanda.

Il ruolo della NATO

Al giorno d’oggi, nonostante si discuta su quanto Europa e Stati Uniti debbano essere allineati sulla Cina, gli Stati membri della NATO hanno tradizionalmente assunto parte del programma di sicurezza e difesa degli Stati Uniti in cambio di garanzie di sicurezza. Tuttavia, Pechino tramite la strategia della Via della Seta pone anche una serie di rischi per la sicurezza dell’Europa, soprattutto, per quanto riguarda la resilienza e le infrastrutture critiche, oltre alla notevole dipendenza delle infrastrutture digitali europee dalla tecnologia cinese.

Le minacce informatiche sono da tempo un’area di preoccupazione per la NATO, perciò le reti 5G sono diventate naturalmente un tema attuale e cruciale per le discussioni dell’Alleanza, anche se le sue dimensioni di difesa sono state messe in agenda solo lentamente. Ad esempio, la NATO ha adottato la prima strategia per l’Intelligenza Artificiale solo il 21 ottobre 2021, ma senza le comunicazioni 5G sarà difficile sfruttare appieno i big data, l’intelligenza artificiale e il cloud computing sul campo di battaglia. Di conseguenza, è fondamentale che tutti gli alleati dell’Alleanza Atlantica siano in grado di affrontare la discussione e di comprendere le implicazioni di questa transizione sia a livello politico-militare, sia a livello economico. 

Contemporaneamente, il dibattito dovrebbe essere informato da solide considerazioni tecniche, economiche e strategiche, ivi compresa la coesione all’interno dell’Alleanza.

Non resta che aspettare il Vertice di Madrid, previsto per il 29 e 30 giugno 2022, in cui l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico definirà i suoi obiettivi e le sue priorità per il XXI secolo. La NATO, nel definire il nuovo Concetto strategico presterà maggiore attenzione alla Cina, alla crisi Russo-Ucraina e aumenterà, molto probabilmente, la sua attenzione al Pacifico. 

Il Summit di fine giungo, anche a causa dell’escalation delle minacce cyber intensificatesi con la guerra in Ucraina, potrebbe essere il momento giusto per un piano anti-hacker a prova di 5G.

Fabrizio De Leonardis

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