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I protagonisti del periodo migliore della Russia denunciano le devianze in atto

FONTE: http://www.noreporter.org/index.php/alterview/28838-russia-russie

Abbiamo ulteriori conferme sulla situazione interna della Russia che spiegano la scelta d’invadere l’Ucraìna.

Le ha fornite Gleb Pavloskij che viene presentato come il più importante consigliere di Putin dal 1999 al 2011 (teniamo bene a mente le date) e che oggi è un oppositore della linea del Cremlino.

L’intervista ai media occidentali, pubblicata dal Corriere, è di fatto rivolta all’apparato russo: parla a nuora perché suocera intenda.

Riempire il vuoto lasciato da Medvedev

In effetti l’incipit è: “Ma non parliamo di Medvedev, lo sanno tutti come è conciato…”  È evidente la necessità di rassicurare l’ala cosiddetta moderata di cui Medvedev indossava la maschera per la commedia politica e che dev’essere spaventato dalle violente purghe che accompagnano i regolamenti di conti interni a tal punto da presentarsi come più realista del re, un po’ come i fascisti passati al Cnl a suo tempo.

Pavloskij ci dice, ma soprattutto dice agli apparati russi, che la battaglia non è finita con la sua calata di braghe e manda messaggi assai chiari. Vediamoli uno a uno.

Quella antioccidentale è pura propaganda

Alla domanda se la presa di posizione della speaker della Camera Alta, Valentina Matviyenko, che aveva replicato a Medvedev sostenendo che la Russia non è antioccidentale, faccia trapelare una spaccatura al vertice, ha risposto: “Stiamo assistendo a una rappresentazione. Al Cremlino lo sanno tutti che è impossibile riconvertire un Paese che da trecento anni guarda all’Occidente”.

Ha peraltro invitato a non fidare molto sui complotti perché in Russia molto di quel che si dice o che appare è pura buffonata. 

La Russia autarchica o antisistema è una pagliacciata

“Questa utopia della Russia autarchica è la cosa peggiore che Putin sta facendo al suo popolo. Perché non è possibile, semplicemente. La Federazione russa è un progetto ultra-globalizzato, non potrà mai trasformarsi in una economia chiusa. In un regime di crisi, si dovranno cercare vie traverse per sostituire quella globalizzazione di cui la Russia è stata un fattore”.

Solo i minus habentes, aggiungiamo noi, possono pensare altrimenti in merito.

In Russia c’è un sistema di potere che non riesce a creare un modello nazionale

Qui Pavloskij è particolarmente feroce perché sostiene che Putin non abbia affatto corretto gli errori di Eltsin ma abbia abbandonato il campo, curando solo gli interessi di vertice.

“La Federazione russa non rappresenta un sistema formato, stabile e razionale. Con Eltsin è stato abbandonato il processo di Nation building. L’idea di costruire uno Stato nazionale normale era troppo complicata e pericolosa. E di certo Putin non l’ha raccolta”

Il potere di Putin è meno autocratico di un tempo

“Sembra che comandi solo lui, ma è un errore. Un tempo andavo molto fiero del fatto che eravamo riusciti a creare la sensazione che Putin governasse tutto nel Paese. Era un teatrino politico necessario, perché il Paese era assai nostalgico di una vera leadership. La tesi “Putin decide tutto” è molto comoda perché toglie l’ansia e oscura la visione di quello che succede davvero. Ma è chiaro che ci sono anche forze indipendenti ormai dal governo, grosse corporazioni e banche, centri di potere alternativi. Sono loro a decidere della stabilità di Putin. (…) Il fenomeno Putin è stata una eccezione nata in tempi disperati come la Russia di fine anni Novanta. Dopo, verrà un Putin collettivo, sotto forma di una direzione collegiale. Non è detto che sia un male. Periodi del genere, nel nostro Paese, sono stati pochi ma fruttuosi, come fu con Kruscev e Gorbaciov. Perché di solito sono legati a un periodo di rinnovamento”.

Il messaggio nel messaggio

Mantenendo aperta la porta per un compromesso con i vertici russi, Pavloskij ha fatto notare che “ ci sono anche forze indipendenti ormai dal governo, grosse corporazioni e banche, centri di potere alternativi”. È palese che è il potere acquisito da alcune di queste forze a dettare la linea attuale a cui egli si oppone. Abbiamo già visto che tra i maggiori oppositori alla guerra in Ucraìna c’è anche Igor Ivanov, ministro putiniano al tempo della guerra in Iraq e dell’intesa Parigi-Berlino-Mosca sviluppatasi quando Pavloskij consigliava Putin e interrottasi con la sua funzione.

Le forze denunciate in quest’intervista le possiamo definire come il “partito cinese” in Russia che si oppone al “partito europeo” che aveva messo in discussione i rapporti di forza negli equilibri mondiali.

Chi ritenesse che questo “partito cinese” sia più estremista e antiamericano di quello europeo semplicemente non ha capito nulla, essendo quello che spinge alla politica che sta incontestabilmente aiutando gli americani contro l’Europa, mentre la minoranza di potere oggi all’opposizione faceva esattamente l’opposto.

Il partito “cinese”

Non dobbiamo sottovalutare la frase “ci sono anche forze indipendenti ormai dal governo, grosse corporazioni e banche, centri di potere alternativi”, perché il personaggio non è di quelli che parlano a vanvera. Essendo il sistema russo essenzialmente mafioso e quello cinese, anche se più complesso, in gran parte fondato sulle Triadi, queste centrali che a partire dalla svolta geopolitica hanno gestito affari multimiliardari hanno interesse a favorire i mercati dell’est, anche a scapito dell’economia e del futuro russo. Ed è la ragione per la quale il partito “cinese” sta aiutando gli Usa a disarticolare le relazioni eurorusse a scapito di ambo le parti. Non è un partito cinese in senso ideologico o geopolitico perché da quel punto di vista sta favorendo gli angloamericani e costringendo i cinesi, in palese imbarazzo, a fare i giocolieri, dato che a loro non conviene quanto sta accadendo in Ucraìna, e tanto meno le conseguenze che rimbalzano nell’IndoPacifico.

Una china disastrosa

Questo partito “cinese” sta facendo affari grazie al vulnus ucraìno che non è stato affatto prodotto da un presunto golpe della Nato, come vaneggia la propaganda del Cremlino travisando totalmente la realtà, ma ha comunque fatto un immenso favore alla Nato, che di questo deve ringraziare la Russia. Tale partito si è incrostato a partire da quel momento, producendo una serie di interessi mafiosi nefasti per la Russia e per l’Europa e ha spinto Putin e chi per lui verso una china disastrosa.

Andrey Kortunov, il più brillante analista russo, addebita questa scelta di regressione muscolare e di suicidio strategico alla constatazione dell’incapacità di competere su qualsiasi campo ad ovest, tanto con la Ue quanto con la Turchia. 

Pavloskij conferma la svolta “Nel primo decennio del nuovo secolo, io scrivevo messaggi ai vertici per dire che bisognava presentare le notizie e le nostre scelte in un certo modo. Allora la tivù era molto noiosa. Poi è arrivata l’Ucraina, che dal 2014 ha fornito un conflitto reale. Così è nata la propaganda di oggi, che agisce anche su chi governa.”

In parole povere una società chiusasi su se stessa (sociologicamente si definisce subcultura) si è alimentata di paranoie, deliri di persecuzione, manie di grandezza che hanno fornito l’involucro perfetto alle cosche mafiose che prosperano in questa crisi.

Trarre le conseguenze

Non abbiamo la più pallida idea se Pavloskij e Ivanov ritengano di poter controbilanciare in qualche modo le centrali mafiose che hanno condotto la Russia in questo baratro, che le hanno fatto attaccare l’Europa secondo gli interessi angloamericani, che hanno consolidato una Nato in crisi e che stanno creando problemi sull’IndoPacifico a quasi tutti i players asiatici e agli europei.

Quello che possiamo affermare senza tema di smentita è che sono gli stessi protagonisti di quell’intesa promettente Parigi-Berlino-Mosca a documentare che il mutamento disastroso si è verificato in Russia e non in Europa e che ciò è stato per colpa di congreghe affaristiche private oltre che per limiti mentali del collettivo russo.

L’intuito e l’analisi, se privi di condizionamenti, ci portano sempre lontano: quando trovano verifiche di peso diventano indiscutibili e forniscono la prova del nove di quanto elaborato.

Ma la soddisfazione non conta: ora si tratta di trarne le conseguenze. In Europa si dovrebbe iniziare a operare dialetticamente con le componenti russe fedeli alla linea che avevano promosso agli inzi di questo millennio.

Gabriele Adinolfi

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