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ATLANTE DELLE INQUIETUDINI

Atlante delle inquietudini, titolo quanto mai indicativo della condizione attuale, è un’opera originale e molto bene strutturata, che ci permette di osservare, in modo non effimero, o da semplici e distaccati fruitori, uno spaccato storico di eventi che hanno tormentato il divenire degli ultimi decenni e non solo.

L’Autore, Francesco Enia, è un medico cardiologo, per molti anni primario a Palermo, città dove è sempre vissuto, dedicandosi anche alle sue grandi passioni: lo studio, la lettura di classici, il nuoto, ma, soprattutto, come si evince dal romanzo, la fotografia.

Fotografo è il protagonista, Ismaele, sempre in cammino, alla ricerca di qualcosa di stabile ed equilibrato. L’altra figura centrale è la sino-portoghese Helen, una docente di economia, parimenti irrequieta e costantemente in fuga da situazioni pericolose e da inquietanti nemici. I due si incontreranno, dopo innumerevoli peripezie, scoprendo di essere spiritualmente affini in un mondo umbratile quanto ambiguo, spesso incomprensibile, dove sembrano trionfare le forze del male.

In modo nitido e coinvolgente, Enia ci fa rivivere, solo per fare qualche esempio, gli anni della contestazione studentesca e del terrorismo in Italia, la repressione violenta di Piazza Tienanmen, il bombardamento di Baghdad del 1991, il pericolo islamista, la lotta alla mafia… 

Tutto visto con gli occhi del fotografo. Leggendo il romanzo, comprendiamo che la fotografia è linguaggio con le sue regole; è espressione dell’essere creativo; è rappresentazione del reale “oggettivo” in grado di cogliere l’attimo e di renderlo eterno. Ma non è soltanto questo. La fotografia è una visione del mondo, è Weltanschauung, come direbbe la filosofia, disciplina studiata, e non a caso, da Ismaele. Come afferma con autorità il “Leone”, altro personaggio della narrazione:

«Tutti pensano che sia il “cercatore” a trovare la storia da raccontare in un mondo che appare pieno di superficialità, di approssimazioni, di ambiguità e spesso di menzogne…Non è così. È la storia che, dopo essersi fatta trovare, racconta il “cercatore”. Questo significa che bisogna essere sinceri con sé stessi, scavando nel profondo della propria intimità». 

Tutto si gioca, dunque, nell’uomo interiore, troppo spesso sacrificato alla dimensione della “vita inautentica”, per usare un’espressione di Martin Heidegger, del chiacchiericcio, del “si dice” …a una superficialità priva di senso.

Come si accennava, gli inquieti protagonisti, molto bene delineati da Enia, alla fine – come in un romanzo di formazione – si ritrovano. E quel loro incontro si apre ad un superamento del dolore, legato ai vincoli di una contingenza illusoria travestita da dogmi destinati a svanire nel nulla. L’esito ultimo, dunque, è legato alla scoperta, ma, meglio sarebbe dire, alla riscoperta della dimensione del sacro e dell’ineffabile. La sola in grado di fornire, a chi sa e vuole comprenderla, quelle risposte definitive al male di vivere, al caos, all’abisso della dissoluzione.

Atlante delle inquietudini può essere, dunque, affrontato secondo diversi, e complementari, livelli di lettura. L’intreccio è avvincente, imprevedibile e libero da digressioni moralistiche o didascaliche. Particolarmente felici le descrizioni di luoghi quali, oltre a Palermo e alla Sicilia, il Portogallo, Berlino, Hong Kong, che vengono descritti in modo vivido, al di là della mera esteriorità di facciata. Frequenti, poi, e ben inseriti nel contesto, scopriamo riferimenti culturali, filosofici, letterari, non semplici supporti, ma parti integranti della narrazione. L’Autore sa perfettamente coinvolgerci negli scenari evocati e farci partecipi della spinta interiore che muove l’azione dei vari personaggi: alcuni realmente esistiti, altri di fantasia, altri ancora interpretati secondo criteri di verosimiglianza.

Francesco Enia dedica la sua opera alla memoria del fratello minore Beppe, prematuramente scomparso sei anni orsono e presente nel romanzo sotto il nome di Michele. La sua vicenda è narrata con delicata e struggente partecipazione.

Siamo convinti che Atlante delle inquietudini, libro che si rivolge al nostro io profondo, lascerà un importante segno nel nostro cammino.

Giuseppe Scalici

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