EUROPANAZIONE

ECONOMIA

CON LA FINE DEL LOCKDOWN IN CINA, IL PETROLIO VERSO I 200 DOLLARI AL BARILE

FONTE: https://electomagazine.it/con-la-fine-del-lockdown-in-cina-il-petrolio-verso-i-200-dollari-al-barile/

Intervistato dall’Agi, Gianclaudio Torlizzi, fondatore di T-Commodity e autore di « Materia rara. Come la pandemia e il green deal hanno stravolto il mercato delle materie prime » (Guerini e Associati, 2021), osserva che , “il modo in cui la Bce recentemente ha gestito la pratica è stato deludente e avrà ripercussioni negative non solo sul nostro spread e quindi sui costi di finanziamento del debito italiano ma ci sarà un effetto a cascata sull’Eurozona nel suo insieme perchè andrà ad alimentare le pressioni inflazionistiche che sono destinate a rimanere forti anche nei prossimi mesi a causa di una serie di elementi”. Il sistema mondiale è entrato in un contesto di totale sconvolgimento.

L’esperto conferma che “il primo motivo è legato al fatto che sull’energia il livello delle sanzioni spingerà la Russia a compensare il calo dei volumi con un taglio produttivo. Questo lo abbiamo già visto nel caso del gas: l’export russo verso l’Europa è sceso di circa il 30% da inizio anno eppure il prezzo del gas al TTf ha una media parziale oggi di 98 euro/Mwh contro la media del 2021 che era di 48 euro. E sul petrolio accadrà la stessa cosa. Il Brent veleggia stabilmente sopra i 120 dollari al barile perchè l’effetto delle sanzioni ha più che compensato il leggero aumento produttivo dell’Opec+ e anche l’immissione delle riserve annunciato dalla amministrazione Usa”.

La questione climatica ambiziosa che si è posta l’Europa e la mancata revisione dei piani climatici che rivestono un ruolo enorme nel rendere più tesa di quanto già non sia l’offerta nel comparto delle materie prime, sarà causa di un collasso del sistema. Oggi il settore energetico si trova sottoposto a una duplice sollecitazione: da un lato deve gestire il prezzo dopo le sanzioni alla Russia che si tradurranno in un calo di produzione per compensare il calo dei volumi. Proprio la conferma di tali piani sottrae le major oil&gas da nuovi investimenti.

Lo staccarsi dalle fonti russe e lo stop alla vendita di auto a combustione a partire dal 2035, imposto dal Parlamento europeo, propongono nuove problematiche. L’obiettivo della riduzione di CO2 rappresenterà un pericolo per il comparto energetico che farà rialzare ancora di più i prezzi.

I prezzi subiranno un rialzo non solo in Europa ma anche negli Stati Uniti. Torlizzi spiega: «Negli Usa  il prezzo della benzina è arrivato a 5 dollari al gallone e  rappresenta un problema politico per l’amministrazione Biden per la quale tuttavia le politiche green restano un elemento cardine della propria politica. L’amministrazione non vuole ammettere quanto le scelte climatiche stiano incidendo sulla produzione petrolifera e di gas. Dopo 2 anni di mercato in rialzo non c’è un segnale concreto di un aumento della produzione di petrolio, di gas o di metalli. Questo manterrà al rialzo i prezzi delle materie prime. L’unico elemento che sta impedendo che il petrolio superi i 150 dollari sono i lockdown in Cina. Ma quando la Cina si riprenderà economicamente il Brent potrà avvicinarsi a 200 dollari al barile”.

Ma la politica evita accuratamente dun dibattito su questi temi. “Il dibattito- spiega Terlizzi- si focalizza sulla domanda ma non si fa accenno al vero elemento che può raffreddare l’inflazione ovvero l’aumento della capacità produttiva. Questo è il punto chiave e se non lo capiamo si conferirà solo alla distruzione della domanda il ruolo di abbassare i prezzi, pagando lo scotto di una recessione. L’aspetto preoccupante è la totale assenza dal dibattito di questi elementi”.

Politiche realiste, senza utopie “green” compiute a scapito dell’industria e del corretto sviluppo dei mercati. Un cocktail tra crisi dei prezzi nelle risorse tradizionali e dipendenza da materie prime in volo nelle quotazioni per investimenti in rinnovabili sempre più incerti per il nostro futuro.

Adele Piazza

Lascia una risposta