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LE PREMESSE, OVVERO LA MORTE DELLA SATIRA: IL CASO GERVAIS

FONTE: https://www.bloccostudentesco.org/2022/06/06/le-premesse-ovvero-la-morte-della-satira-il-caso-gervais/

In queste ultime settimane, ha fatto molto discutere lo spettacolo del comico britannico Ricky Gervais “Supernature”. O meglio, non tanto lo spettacolo in sé, ma le reazioni che ha scatenato, soprattutto in quelle “minoranze” che il comico ha preso di mira nel corso dello spettacolo. Tralasciando per un momento il fatto che la comicità è qualcosa di estremamente soggettivo (del resto, non a tutti fanno ridere le stesse cose), quel che più stupisce è il fatto che Ricky Gervais, anche nel corso dello spettacolo, abbia dovuto precisare “che lui non pensa davvero ciò che dice nelle sue battute”.

Il comico, infatti, è stato sommerso da una vera e propria sassaiola; dalle accuse di omofobia e transfobia, a quelle di razzismo e chi più ne ha più ne metta.

A questo proposito, è interessante notare come i paladini dell’uguaglianza e del politicamente corretto non abbiano invece avuto nulla da ridire circa le battute contro le religioni (Cristianesimo in primis), spesso al limite della blasfemia. Evidentemente il ragionamento alla base del politicamente corretto, ovvero il non urtare la sensibilità altrui, vale solo per alcune categorie di persone; altre, secondo questi soggetti, sono meritevoli di essere sbeffeggiate e derise. Ma questo è un altro discorso.

Tornando alla questione delle “premesse” di Gervais, perché rappresentano la morte della satira? Perché la base stessa della satira è proprio il suo essere irriverente, tagliente e, spesso, cattiva come il fiele. Essa esagera delle caratteristiche peculiari di una persona, di un fenomeno ecc. con lo scopo preciso di scandalizzare, di essere un coltello sulla faccia.

Ma questo, certe persone, o non l’hanno capito o non vogliono capirlo. È del tutto fuori dalle regole del gioco che un comico debba fare delle “premesse” nel corso di uno spettacolo per evitare di essere linciato (tra l’altro, venendo poi linciato ugualmente).

Il fatto che agli alfieri delle “minoranze” (soggettivamente quindi), lo spettacolo di Ricky Gervais non sia piaciuto, non vuol dire che non faccia ridere (oggettivamente); l’errore più grande che si possa fare, nel campo della satira e della comicità, è voler far diventare oggettivo, ciò che per sua natura è soggettivo. Perché, appunto, ciò che fa ridere me potrebbe non far ridere qualcun altro e va bene così; è nelle regole del gioco.

È inutile dire che “ci sono dei limiti che neppure la satira può oltrepassare”, perché la satira, coerentemente con la propria natura, puntualmente li oltrepasserà.

È altrettanto assurdo dire che “la satira deve prendersela con i potenti”, almeno per due motivi; il primo è che la satira non per forza deve prendere in giro i potenti e, anzi, vive soprattutto ridicolizzando costumi, fenomeni sociali e così via. Il secondo motivo invece, è che questo tipo di satira, in molti casi, prende in giro i “potenti” e, sinceramente, non ci sarebbe da stupirsi se tra una settimana o due (dopo la sassaiola scatenata da LGBT e compagnia cantante) Netflix decidesse di rimuovere “Supernature” dal catalogo. Quindi, anche qui, di cosa stiamo parlando?

Questa storia però ci offre la possibilità di fare una considerazione, difficile a dirsi se ci sarà da ridere o da piangere, quel concetto basilare della satira di cui abbiamo parlato finora e che i “paladini della libertà” continuano a non capire, era stato già meglio compreso da un governo che dovrebbe essere il nemico giurato di questi soggetti.

Verso la fine degli anni Venti, Benito Mussolini volle conferire ad Ettore Petrolini (che pure era un fascista della prima ora) una medaglia di riconoscimento per la sua attività artistica. E quando Mussolini consegnò l’onorificenza a Petrolini, questi rispose “Ed io me ne fregio!”, scimmiottando il ben più noto “Me ne frego!”. Mussolini apprezzò con un sorriso e Petrolini continuò la sua carriera in tutta tranquillità.

Ecco; il fatto che quello che certe anime belle considerano il nemico per eccellenza, o il Male Assoluto, fosse perfettamente consapevole del fatto che quella era una battuta e non il reale pensiero dell’attore che l’aveva proferita, dovrebbe far riflettere i vari alfieri delle minoranze che oggi chiedono la testa di Ricky Gervais.

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