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TERRITORI OCCUPATI. ISRAELE FA GUERRA ANCHE ALLE CASE

FONTE: https://internettuale.net/5289/territori-occupati-israele-fa-guerra-anche-alle-case

L’esercito israeliano ha distrutto a Yabad la casa di Diaa Hamarsheh, l’uomo che aveva ucciso a marzo cinque persone vicino Tel Aviv. Israele distrugge le case dei palestinesi che attaccano cittadini israeliani come punizione collettiva nei confronti delle loro famiglie e città. Che il diritto romano, cioè il diritto che ha dato le leggi al mondo, abbia riconosciuto millenni fa la responsabilità individuale non conta granché nelle terre sotto occupazione israeliana. Dopo la demolizione, hanno anche arrestato il padre di Hamarsheh.

Le leggi della guerra sono terribili, ma la cosiddetta opinione pubblica (inclusa quella che legge i giornali) è pilotata costantemente in modo da approvare o disapprovare in rapporto ai soggetti coinvolti. L’esempio ucraìno è un classico: bombardamenti e uccisioni di mano russa sono barbarie inconcepibili in questo terzo millennio, mentre uccisioni e bombardamenti di mano ucraìna sono legittimi e sacrosanti.

Chi uccide israeliani è un terrorista, chi uccide palestinesi s’appunta una medaglia. La cosiddetta opinione pubblica di cui sopra viene indotta a definire terroristi i palestinesi che difendono la propria terra e eroici combattenti gli ucraìni che difendono casa loro. Le umane vicende sono piene di contraddizioni del genere e il fatto che siamo nel Terzo Millennio non cambia: se il Papa accarezza un bambino è un sant’uomo, se lo fa Stalin è un pedofilo. Non c’è niente da fare: vince chi dispone del sistema comunicativo più forte. Al confronto della disinformazione a stelle e strisce, la disinformatia di matrice sovietica fa ridere.

Nelle ultime ore altri tre palestinesi sono stati uccisi dai soldati israeliani che occupano la Cisgiordania. Nel campo profughi di Dheisheh nella città meridionale di Betlemme un raid israeliano ha fatto altre vittime. Nel corso del raid a Yabad, il villaggio palestinese colpevole di complicità in omicidio, hanno ucciso un altro giovane palestinese. La protesta degli abitanti di Yabad è stata sedata dall’esercito di Tel Aviv sparando proiettili veri e non di gomma.

All’ingresso del campo profughi di Arroub a nord di Hebron, i soldati israeliani hanno ucciso la giornalista palestinese Ghufran Warasneh, 31 anni. La macchina della disinformazione s’è subito messa in moto spiegando che i soldati hanno sparato per difendersi in quanto la donna si stava avvicinando armata di un coltello. Warasneh era al terzo giorno di un nuovo lavoro in una stazione radio. Anche il corteo funebre di Warasneh nel campo profughi è stato attaccato dagli israeliani a colpi di fucile e di gas lacrimogeni.

Giuseppe Spezzaferro

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