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QUANDO FINIRÀ LA GUERRA IN UCRAINA? FORSE MAI

FONTE: https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/quando-finira-la-guerra-in-ucraina-forse-mai-235257/

Quando finirà la guerra in Ucraina? E’ l’interrogativo che, legittimo e inevitabile, ci poniamo tutti. La risposta è tremendamente complicata, ma potrebbe essere ben poco rassicurante. Vediamo perché.

Le mosse di Usa e Regno Unito

Non solo Stati Uniti, a premere per la controffensiva di Kiev è anche e soprattutto il Regno Unito. Prova ne sia quanto annunciato oggi dal ministro della Difesa britannico, Ben Wallace: Londra invierà sistemi di lanciarazzi multipli a lungo raggio all’Ucraina. “Il Regno Unito è a fianco dell’Ucraina e ha assunto un ruolo di primo piano nel fornire alle sue truppe eroiche le armi vitali di cui hanno bisogno per difendere il proprio Paese”, ha dichiarato Wallace. “Mentre le tattiche russe cambiano, anche il nostro sostegno all’Ucraina deve cambiare. Questi sistemi di lanciarazzi multipli consentiranno ai nostri amici ucraini di proteggersi meglio dall’uso brutale da parte della Russia dell’artiglieria a lungo raggio e che le forze di Putin hanno utilizzato indiscriminatamente per radere al suolo le città”, ha precisato il ministro britannico. Stando dunque a quanto affermato dal governo di Londra, le nuove armi inviate a Kiev sono prettamente a scopo difensivo, ma è indubbio che non facciano dormire sonni tranquilli al Cremlino. Per l’esattezza si tratta di lanciatori M270, in grado di colpire obiettivi fino a circa 80 chilometri di distanza. Consentiranno “un significativo aumento delle capacità per le forze ucraine“, ha detto il ministero degli Esteri britannico. La mossa di Londra, inoltre, è stata “strettamente coordinata” con gli Stati Uniti, i quali hanno deciso di spedire a Kiev lanciarazzi multipli ad alta mobilità Himars.

Il conflitto “durerà ancora diversi mesi”

Iniziative emblematiche, perché è piuttosto difficile asserire che Usa e Regno Unito puntino adesso a una rapida conclusione della guerra in Ucraina. Certo, alcuni analisti continuano a valutare indispensabile l’invio di armi sempre più sofisticate per mettere all’angolo la Russia e dunque indurla a più miti consigli. E’ d’altronde quanto affermato ieri da Antony Blinken: “L’assistenza militare statunitense rafforzerà la posizione dell’Ucraina per difendere la sua sovranità e integrità territoriale, per assicurarsi vittorie sul terreno e, infine, rafforzerà la posizione dell’Ucraina al tavolo dei negoziati”.

Nell’immediato, comunque la si pensi, è però vero il contrario: si rischia di esacerbare gli animi, generando un’ulteriore escalation del conflitto, con l’Ucraina che progressivamente perde pezzi di territorio. L’atteggiamento assunto da Londra e Washington non è mai realmente mutato dall’inizio della guerra, ha semmai assunto toni via via più aspri, di tanto in tanto attenuati da parole al miele estemporanee. Il tavolo dei negoziati è stato però ribaltato a inizio aprile, senza che nessuno alla Casa Bianca e a Downing Street abbia mai pensato nel frattempo di ricollocarlo al centro del braccio di ferro con il Cremlino. E sempre ieri, Blinken, senza girarci intorno ha affermato che la guerra in Ucraina sembra destinata a “durare ancora molti mesi”. Durante la conferenza stampa congiunta con il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, il segretario di Stato americano ha precisato poi che “potrebbe essere finita domani se la Russia scegliesse di porre fine all’aggressione ma non vediamo alcun segno di questo al momento”.

Europa, l’assente ingiustificato

Il problema di fondo, come ribadito più volte su questo giornale, è che manca la volontà di entrambi gli attori principali (Stati Uniti e Russia) di riaprire i negoziati a stretto giro. Washington è convinta di poter ancora danneggiare economia, credibilità internazionale e governo della Russia. Viceversa a Mosca sono persuasi che soltanto la conquista definitiva dell’intero Donbass sia rivendicabile come una vittoria. L’agnello sacrificale resta sempre l’Ucraina, con un governo incapace di cambiare registro, sempre più dettato dalla Casa Bianca. Chiedere a chi combatte sul campo di arrendersi sarebbe assurdo e pure da vigliacchi, premere sull’esecutivo di Kiev per far sì che rispolveri un barlume di senso di realtà e assuma di conseguenza la consapevolezza di dover trattare una via d’uscita dignitosa, è quanto però dovrebbe fare l’Europa. Peccato che quest’ultima sia, ancora una volta, l’assente ingiustificato della drammatica partita in atto. A meno che non si voglia sul serio pensare che le tortuose discussioni sulle sanzioni da imporre siano utili a qualcosa, se non a darsi la zappa sui piedi.

Quando finirà la guerra in Ucraina

Ciò detto, c’è un aspetto che sembra sfuggire a tutti, forse il più allarmante: il fine guerra mai. Perché se il cessate il fuoco non si intravede neppure all’orizzonte, non è affatto detto che una volta raggiunto si trasformi in pace definitiva. Il rischio che Crimea e Donbass restino sospesi e contesi, a prescindere dai trattati che prima o poi verranno firmati (e poi violati), è purtroppo concreto. Di esempi analoghi ce ne sono sin troppi, dalla guerra di Corea a quella del Nagorno Karabakh, soltanto per citare la più remota e la più recente (in termini di ripresa dello scontro). Se non si pongono adesso solide basi per definire i confini di Ucraina e Russia, ciò che verrà messo in ghiaccio con la tregua potrebbe molto presto trasformarsi in nuovo fuoco ingestibile. Esserne consapevoli per evitarlo è più di un assunto. Ma la domanda è: si vuole davvero evitarlo?

Eugenio Palazzini

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