EUROPANAZIONE

ESTERI E GEOPOLITICA

WE WILL SHALING WAR

Da ventuno anni la politica mondiale è cambiata con lo scisto e con le nuove strategie americane

FONTE: http://www.noreporter.org/index.php/alterview/28801-we-will-shaling-war

All’indomani dell’11 settembre 2001 il Presidente americano Bush jr. disse “Da oggi nulla sarà più come prima” e in effetti entrammo in una nuova fase mondiale, sia per quanto riguarda le gestioni degli equilibri internazionali, sia per la trasformazione dei modelli sociali e politici.

A simboleggiare questo cambiamento ci fu l’abbattimento delle Due Torri, che segnava la fine di quell’impero, così come lo si conosceva fino ad allora.

Quei violenti cambi epocali vennero preceduti dal cosiddetto Rapporto Cheney, dal nome di colui che sarebbe divenuto Vicepresidente, Dick Cheney. In tale Rapporto si mettevano in evidenza il rischio di esaurimento delle fonti energetiche e la necessità americana di rendere competitivo il proprio petrolio in profondità (dalla costosa estrazione) e quindi si lanciava il guanto della sfida per portare gli Usa dallo stato di dipendenti a quello di esportatori dell’oro nero. 

Primo produttore mondiale

Detto fatto in breve tempo. Oggi gli Usa sono il primo produttore mondiale di petrolio e di gas, e questo grazie al fracking ovvero l’estrazione tramite fratturazione idraulica dello scisto (shale). Cheney, che era amministratore delegato della Halliburton di Houston, specializzata appunto in  fracking, sapeva cosa voleva e aveva le spalle coperte dalla lobby.

Da allora tutte le strategie americane – e di converso mondiali – sono state dettate dal nuovo corso che si è manifestato in maniera plastica a partire da Obama ma che, nello specifico dell’imposizione del Gas Naturale Liquefatto, non ha conosciuto soluzioni di continuità con Trump e Biden.

Sarebbe improprio e semplicistico ridurre tutto a questa causa, ma che abbia avuto un ruolo determinante nel disegno del nuovo multipolarismo asimmetrico e nel nuovo caos organizzato è fuori discussione.

Tener chiuse le arterie verso l’Asia e l’Africa

Lo sviluppo cinese, le riserve di petrolio considerate limitate, la competitività raggiunta – pure con forzature belliche – dello shale americano, hanno dettato anche altre soluzioni, come l’ibrido e l’elettrico della new economy e reso così strategici altri giacimenti minerali, quali il litio e il cobalto.

Il che ha rivoluzionato la mappa delle priorità imperialistiche mondiali e delle contese.

Di qui il tentativo Usa di contenimento della ripresa europea e la necessità di alzare i costi del gas e del petrolio, affinché noi si sia dipendenti dagli Usa e lontani il più possibile dall’eurasiatico come dall’eurafricano. La politica anti-europea almeno nell’ultimo decennio si riassume a questo.

E per questo la scelta russa dell’invasione dell’Ucraìna è ai nostri occhi un tradimento, mentre a quelli moscoviti è un calcolo (perfettamente previsto se non suggerito dagli americani) che a medio termine potrà rivelarsi forse rovinoso.

La “controffensiva” russa

Per le plebi sciocche sono stati serviti gli “scontri di civiltà” sbandierati da Mosca e dall’Occidente, nonché la “minaccia” della Nato a cui i russi avrebbero reagito prendendo l’iniziativa, come racconta il Cremlino. Palesi buffonate! Ma se la leggiamo altrimenti, la tesi russa della necessità di reagire all’iniziativa americana assume un senso. Visto e considerato che già si stava trattando per forniture dall’Africa e per la liquefazione e rigassificazione del gas in diversi paesi europei, Mosca può aver pensato di fare la voce grossa oggi che ha ancora un potere (però reciproco) di condizionamento dell’Europa. Agli americani questo fa molto comodo perché come risultato divide l’Europa e permette loro di esportare comunque in più nazioni e di farlo in condizioni competitive, visti i costi fatti levitare dai russi che da un lato frenano la crescita europea e dall’altro favoriscono le vendite statunitensi.

Da questo punto di vista si comprendono più facilmente le componenti di “unità” e “scissione” russoamericana in questa riedizione di Guerra Fredda alla Jalta.

La retorica sulle minacce Nato (che mai nella sua storia ha minacciato la Russia) o sull’lgbt può essere bevuta solo da chi sragiona.

Il nuovo gioco tra le potenze

Dobbiamo imparare a ragionare con i criteri che dettano la nuova fase mondiale, in atto ormai da ventuno anni. Sono i criteri adatti ad un multilateralismo intrecciato su ogni piano, a iniziare dall’energetico e dal tecnologico, destinato a produrre crisi costanti tra players che non saranno mai allineati completamente tra loro bensì alleati in uno scenario e avversari in un altro (“Nulla sarà come prima” dissero gli americani che, contrariamente alle tesi russe, queso nuovo assetto non l’osteggiano ma lo controllano, avendolo favorito).

E per quanto si parli di “declino relativo” americano, dobbiamo considerare purtroppo che gli Usa sono presenti in forza in ogni piano della contesa e del mercato.

Il solo player con cui competono, la Cina, è per esempio un cliente energetico, non un fornitore.

Su quel piano le principali potenze sono tre: Usa (713 milioni di tonnellate di petrolio all’anno), Russia (524), Arabia Saudita (520). Tuttavia Russia e Arabia Saudita non hanno altre frecce al loro arco, non essendo riuscite a sviluppare nessun’economia solida e dipendendo esclusivamente dall’esportazione. Una potenza già di per sé subordinata ad una dinamica di mercato che, stanti i trend della new economy, non dovrebbe durare più di un altro decennio, almeno a livelli stellari.

Non c’è partita tra gli Usa e questi concorrenti, i quali hanno prodotto sistemi in fondo simili, con un’oligarchia ultramiliardaria che investe in Occidente, dove forma i figli, ma stenta a realizzare qualcosa di creativo in casa, rimanendo anche tecnologicamente dipendente da americani, europei, cinesi, israeliani. 

Il fante sciocco

I russi hanno dunque attaccato l’Europa, e non solo fisicamente con l’invasione dell’Ucraìna. Hanno considerato il loro vantaggio con il classico conto della serva preferendo l’incasso immediato a una soluzione vincente, tradendo una volta di più una natura (e/o un’educazione) brutalmente primitiva e rozza, ed è la ragione per cui sia gli americani che i cinesi continueranno a fare di loro quel che vogliono.

Intanto la loro guerra sta favorendo gli americani sia sul breve che sul lungo termine e sta stritolando l’Europa, con la rinnovata messinscena del 1945.

Mosca sta facendo il lavoro sporco per Washington e per Londra accontentadosi, oggi come allora, di grandi frasi ad effetto, di scene muscolari e di regnare su quello che gli altri concedono loro in cambio del loro sostegno oggettivo.

Gabriele Adinolfi  

Lascia una risposta