POLITICA

VIVERE O MORIRE È UN DETTAGLIO OCCIDENTALE

Sembrava ormai vicina alla conclusione l’uscita delle truppe ucraine dall’acciaieria di Mariupol, rimasta per dieci settimane un bunker inespugnabile, quando gli irriducibili del reggimento Azov spezzano il silenzio e tornano a promettere battaglia. “Oggi è l’85esimo giorno di guerra(87 per chi ci legge). Io e il mio comando siamo ancora sul territorio dello stabilimento Azovstal”. A parlare è il vicecomandante e portavoce del Battaglione Azov, Svjatoslav Palamar, smentendo così la notizia diffusa precedentemente dai media russi riguardo una sua resa.

Un drappello eroico che, nonostante la fine ormai segnata, non abbandona la postazione e rimane a combattere contro mercenari al soldo dell’imperialismo neo-sovietico, con motivazioni e valori più alti del danaro, come la difesa della Patria, l’onore e il coraggio. Un comportamento che, al contrario di quell’occidente astratto di cui USA e Russia ne sono facce della stessa medaglia, ricorda il “Bushido” giapponese, un codice di condotta e uno stile di vita simile al concetto europeo di cavalleria e a quello romano del “mos maiorum”. Impersonificando il testo di una bellissima canzone del cantante Skoll: “Vivere o morire è un dettaglio occidentale”. Azov trincea d’Europa. 

Pierpaolo Cicciarella  

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