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«IGNORARE I PROBLEMI LI FARÀ SPARIRE? L’EFFETTO STRUZZO»

Fonte: https://www.inchiostronero.it/ignorare-i-problemi-li-fara-sparire-leffetto-struzzo/

“Non nascondere la testa sotto la sabbia come lo struzzo”: così recita un famoso detto che pronunciamo quando qualcuno intorno a noi cerca di sfuggire da alcune situazioni critiche e problematiche semplicemente evitando di pensarci e sperando che, ignorandole, esse magicamente si risolvano.


Nonostante sia stato dimostrato scientificamente come un’abitudine del genere non sia propria degli struzzi e il modo di dire che ne consegue rimanga perciò solo tale, esso si è talmente radicato nell’uso comune da contribuire a dare il nome ad un bias cognitivo (espressione che indica il modo con cui il cervello umano distorce la realtà che lo circonda per analizzare, affrontare e valutare fatti ed avvenimenti) conosciuto come effetto struzzo (Ostrich Effect). 

Il termine attribuito a tale fenomeno venne inventato nel 2016 da Dan Galai e Orly Sade, ricercatori israeliani della Hebrew University di Gerusalemme, che studiarono i comportamenti degli investitori nel mercato azionario e notarono con non poco stupore una tendenza insolita da parte di questi ultimi: infatti, quando il mercato azionario dava risultati positivi e soddisfacenti, gli indicatori economici venivano riportati più frequentemente; al contrario, invece, quando la situazione peggiorava, i dati venivano spesso trascurati. 

Inoltre, un’indagine svolta nel Regno Unito conferma tale attitudine: solo il 10% degli individui preoccupati per le proprie finanze decide di controllarle mensilmente; al contrario, il restante 90% non presta attenzione al monitoraggio del denaro nei conti bancari e ciò impedisce di trovare una soluzione adeguata a proteggere il proprio patrimonio. Questa tendenza, purtroppo, non riguarda unicamente l’aspetto economico-finanziario, ma qualsiasi campo della nostra quotidianità: è stato constatato da uno studio dell’Università del Minnesota che il 20% degli iscritti ad un corso per perdere peso non erano mai saliti sulla bilancia, segnale alquanto lampante di come stessero cercando di sottrarsi al problema.

A questo punto una domanda sorge spontanea: perché l’uomo in alcuni casi tende ad evitare problemi e circostanze spiacevoli anziché lavorare per cercare di trovare una soluzione?

Nella maggior parte dei casi l’effetto struzzo si presenta quando l’individuo si trova di fronte ad una situazione sgradevole che lo porta a mettere in discussione sé stesso e i propri valori, suscitando perciò emozioni negative alle quali prova a sfuggire. È questo uno dei motivi che spinge gli uomini a “nascondere la testa sotto la sabbia”: si tratta di una barriera psicologica quasi istintiva ed istantanea che alziamo cercando di proteggerci, soprattutto nei momenti in cui non abbiamo a disposizione i mezzi giusti per farlo, come un’adeguata fiducia in noi stessi o un’opportuna resilienza. 

L’effetto struzzo, poi, è ulteriormente aggravato dall’alto livello di incertezza che si manifesta nella decisione da prendere o nella situazione da analizzare: è comune, infatti, tra gli esseri umani, l’attitudine a demoralizzarsi e a provare disagio di fronte a circostanze insolite e, d’altro canto, a preferire situazioni ordinarie nei confronti delle quali si sviluppa un certo grado di familiarità e confidenza. È scontato, dunque, considerando tale propensione, che ciascuno di noi ricerchi in ogni momento della propria vita stabilità e sicurezza: come dice Socrate, nessun individuo può fare del male volontariamente, perché ogni azione umana è focalizzata al massimo bene personale raggiungibile, ossia a ciò che può anche in parte assicurare determinate certezze. Di conseguenza, in alcuni casi il cervello può essere portato ad ignorare i fattori esterni che sono causa di disorientamento o preoccupazione, arrivando addirittura a negare l’esistenza stessa del problema.

Quest’abitudine dannosa, se protratta nel tempo, può provocare alcune ripercussioni spiacevoli: si potrebbe infatti generare un “effetto a catena” di problemi e situazioni svantaggiose che ci porteranno a prendere decisioni peggiori e rappresenteranno un notevole ostacolo nel raggiungimento degli obiettivi prefissati. 

Un’indagine realizzata in Finlandia rilevò che le persone intenzionate a risparmiare energia, ma che non controllavano regolarmente l’utilizzo di elettricità nella loro abitazione, non erano in grado di intervenire e mettere in atto alternative efficaci per ridurre i consumi e perciò i costi. 

Quindi, ignorare consapevolmente e categoricamente i problemi della quotidianità, sperando che con il passare del tempo essi si risolvano, costituisce un ulteriore scoglio che impedisce di analizzare interamente la situazione difficile, non avendo a disposizione le informazioni esatte per esaminare le circostanze e, di conseguenza, fare delle previsioni il più possibile corrette per il futuro. Ciò comporta inoltre uno stato di tensione, angoscia e costante insoddisfazione che si traduce in una sensazione di infelicità persistente.

“Beata ignoranza” oppure “chi è stolto vive più felice” sono solo alcuni dei proverbi che sostengono come solamente colui che viene definito stolto, cioè privo di conoscenza, possa condurre un’esistenza spensierata e gioiosa, perché, non potendo usufruire di un bagaglio di sapere, non è in grado di riconoscere una situazione critica ogniqualvolta si presenti e non è capace di discernerne l’importanza; è spinto dunque ad ignorare i problemi che lo circondano e, quindi, apparentemente, risulta essere felice. Tuttavia, si tratta di una felicità momentanea e fasulla, perché non è frutto di una costante ricerca volta ad acquisire sempre più informazioni ed elementi, che consentiranno di avvicinarsi alla verità e quindi al bene massimo possibile.

Su queste riflessioni si basa la Storia di un buon bramino, scritta da Voltaire nel 1761: il protagonista del racconto, un bramino molto ricco e saggio, si lamenta di come sia infelice a causa della moltitudine di dubbi e domande a cui non riesce a dare una risposta: «tanto maggiore era la sua infelicità quanti più lumi aveva nell’intelletto e sensibilità nel cuore». Egli si stupisce di come al contrario, la vecchia che abita nelle vicinanze, non essendosi mai interrogata su simili questioni, continui a condurre una vita spensierata e apparentemente felice; infatti, «mai per un attimo della sua vita aveva riflettuto su uno solo dei punti che tormentavano il bramino […] e si credeva la più felice delle donne».

Nonostante egli fosse consapevole che, se fosse stato sciocco come la vicina, probabilmente avrebbe potuto vivere senza angosce e preoccupazioni, afferma di non desiderare questo tipo di felicità, arrivando alla conclusione che «se la felicità ci sta a cuore, ancor di più ci preme la ragione». 

Quindi, solo tramite lo studio e la ricerca la ragione verrà allenata nel migliore dei modi e potrà aiutarci ad agire esclusivamente per ottenere il vantaggio massimo possibile, raggiungendo così la verità e dunque la felicità.  

Stolto, perciò, può essere definito anche chi ignora i problemi che lo circondano, pensando che, comportandosi così, si risolvano spontaneamente consentendogli di arrivare alla felicità: in realtà tale soluzione è la causa di una condizione di infelicità permanente, scaturita dall’impossibilità di migliorare la situazione iniziale. Inoltre, come risposta al trauma vissuto, talvolta l’uomo cerca di trovare una spiegazione per giustificarlo, elaborando una teoria che possa procurargli meno dolore nel processare quell’evento e possa aiutarlo ad accettare la situazione, ma che al tempo stesso non corrisponde alla realtà dei fatti e comporta un enorme dispendio di energia e fatica. 

Spiega lapidariamente Friedrich Nietzsche in Al di là del bene e del male:

«“Io ho fatto questo” dice la mia memoria. “Io non posso aver fatto questo” dice il mio orgoglio e rimane irremovibile. Alla fine, è la memoria a cedere.»

Un esempio di attualità in cui è evidente la tendenza dell’uomo ad ignorare i problemi si può riscontrare nel fenomeno del surriscaldamento globale, provocato dalla presenza eccessiva nell’atmosfera dei cosiddetti gas serra. Grazie alla loro azione, infatti, creano una barriera in grado di trattenere all’interno della superficie terrestre una buona parte dei raggi solari, i quali altrimenti si disperderebbero completamente nello spazio, consentendo quindi al pianeta di mantenere una temperatura media di 15 gradi. Infatti, l’effetto serra si verifica naturalmente ed è ciò che assicura condizioni climatiche favorevoli alla vita. A causa però delle attività umane, in costante incremento soprattutto nell’ultimo secolo, come per esempio la deforestazione e l’uso di combustibili fossili, la temperatura media del globo sta aumentando in modo preoccupante rispetto al passato. Secondo gli studi dell’Intergovernmental Panel on Climate Change delle Nazioni Unite, durante il XXI secolo le temperature superficiali della Terra si innalzeranno drammaticamente, se non verranno presi provvedimenti tempestivi finalizzati a risolvere il problema. Desertificazione, scioglimento dei ghiacci, innalzamento, riscaldamento e acidificazione degli oceani sono solo alcune delle conseguenze del cambiamento climatico che possono danneggiare irrimediabilmente gli ecosistemi e mettere in pericolo tutti gli esseri viventi, causandone in alcune circostanze anche l’estinzione.

Il problema, dunque, è evidente: l’uomo però sta facendo tutto ciò che è in suo potere per trovare una soluzione, oppure sta nascondendo la testa sotto la sabbia come lo struzzo?

Nel 2015, con l’Accordo di Parigi, i governi si impegnarono a ridurre le emissioni di gas serra per mantenere l’aumento della temperatura sotto i 2 gradi entro il 2050 e addirittura diminuirlo a 1,5 gradi, e per fare ciò, in base al report dell’IPCC, è necessario diminuire le emissioni di anidride carbonica del 45% entro il 2030, e del 100% entro il 2050. Tuttavia, nonostante le diverse alternative ecosostenibili che negli ultimi decenni si sono sviluppate, come le fonti di energia rinnovabile (eolica, solare, idrica) e, più banalmente, la raccolta differenziata, il problema persiste tutt’ora e sono ancora molti coloro che sottovalutano la situazione, vittime dell’effetto struzzo, tra cui i politici al potere, che dovrebbero essere virtuosi e quindi investire denaro e risorse nella ricerca di soluzioni per porre fine al surriscaldamento globale.

Dunque, nascondere la testa sotto la sabbia come lo struzzo e ignorare i propri problemi non porta un vantaggio né ora né tantomeno in futuro: in circostanze difficili l’alternativa migliore è affrontare la situazione, analizzarla e cercare, grazie alle proprie conoscenze, di trovare una soluzione, chiedendo aiuto se necessario e raggiungendo così il bene massimo possibile, e quindi anche la felicità.

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