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Stati Uniti, Cina e conflitto ucraino: perché l’India è l’ago della bilancia

Fonte: https://it.insideover.com/guerra/stati-uniti-cina-conflitto-ucraino-india-ago-bilancia.html

Il conflitto ucraino ha indirettamente offerto all’India la possibilità di cambiare il suo destino. Da tempo indicata come la nuova potenza globale del futuro, nell’ultimo decennio Nuova Delhi è stata oscurata dalla poderosa ascesa cinese per poi accontentarsi, in una sorta di immobilismo, di una posizione internazionale nettamente inferiore alle sue capacità. Alla fine l’Elefante indiano potrebbe uscire dalle sabbie mobili in cui era finito, sfruttando al meglio le occasioni geopolitiche improvvisamente materializzatesi all’orizzonte.

Già, perché la guerra in Ucraina ha di fatto suddiviso i Paesi in quelli che sostengono Kiev nella lotta contro la Russia, in quelli che, al contrario, supportano più o meno palesemente Mosca e in quelli, invece, che professano la via della neutralità, condannando l’invasione di uno Sovrano senza tuttavia appoggiare le sanzioni anti russe. L’India si trova a metà del guado e per questo, adesso, è corteggiata sia dall’Occidente che, in maniera molto più velata e sottile, dalla Cina.

Ed è corteggiata dall’Occidente ancor più di quanto non succedeva negli anni precedenti quando, per contrastare la Cina, gli Stati Uniti erano soliti – talvolta con un approccio fin troppo utilitaristico e poco convincente – tutta la loro vicinanza a Nuova Delhi. Il punto è che Narendra Modi non ha alcuna intenzione di farsi usare per scopi altrui. Tanto meno ora che l’India può finalmente salire sopra il treno che potrebbe portarla a seguire il percorso che, negli ultimi decenni, ha reso Pechino la potenza che conosciamo.

L’incontro Modi-Biden e i colloqui 2+2

Nelle ultime ore, non a caso, è andato in scena un incontro virtuale tra lo stesso Modi e Joe Biden. In una nota diffusa dall’ufficio del primo ministro indiano si legge che i due leader hanno avuto “un ampio scambio di opinioni su numerose questioni regionali e globali”, come la pandemia di coronavirus e la ripresa economica, l’azione sul clima, i recenti sviluppi in Asia meridionale e nella regione indo-pacifica e la “situazione in Ucraina”.

A seguire è andato in scena, in quel di Washington, il “dialogo 2+2″, tra i ministri indiani della Difesa, Rajnath Singh, e degli Esteri, Subrahmanyam Jaishankar, e i rispettivi omologhi statunitensi, Lloyd Austin e Antony Blinken. I temi sul tavolo sono stati sostanzialmente gli stessi. Blinken, in particolare, ha ribadito l’importanza che tutti i Paesi, “soprattutto quelli che hanno influenza” sul presidente russo Vladimir Putin, “lo esortino a porre fine alla guerra” e che “è anche importante che le democrazie parlino con una sola voce per difendere i valori che condividiamo”.

Il segretario Usa ha inoltre aggiunto che i legami dell’India con la Russia si sono sviluppati nel corso di decenni in un momento in cui gli Stati Uniti non erano in grado di essere un partner dell’India. Ma da allora – ha sottolineato – “i tempi sono cambiati”. Basteranno queste parole per convincere Nuova Delhi ha montare sul treno guidato dal blocco occidentale?

Difficilmente l’India rovinerà tutto accettando di aderire, per filo e per segno, ai suggerimenti offerti dagli Stati Uniti. Avrebbe forse potuto farlo prima dello scoppio del conflitto ucraino e prima della ritirata Usa dall’Afghanistan, ma non ora che si sta profilando all’orizzonte il tanto atteso – per l’India – “momento indiano“.

Dalla Casa Bianca, forse per aumentare le pressioni su Modi, fanno sapere che Biden ha offerto al Paese asiatico sostegno energetico nel caso in cui decidesse di ridurre le importazioni di energia dalla Russia. Nel frattempo, dall’inizio dell’operazione militare russa in Ucraina ad oggi, la Indian Oil Corporation ha acquistato da Mosca almeno 3 milioni di barili di greggio, approfittando dei saldi decisi da Putin.

Gli Stati Uniti, insomma, stanno chiedendo all’India di scegliere da che parte stare. Dall’altro lato non c’è tuttavia né alcuna fretta né tanto meno la convenienza di decidere al più presto. Anche perché gli indiani sono da tempo clienti del Cremlino per quanto riguarda il settore degli armamenti (fondamentali per difendersi dalla minaccia pakistana e cinese) e, durante la pandemia, le parti hanno pure collaborato in ambito sanitario e in tema di vaccini anti Covid.

È altrettanto vero che l’India è un membro del Quad, ovvero l’alleanza strategica che riunisce Nuova Delhi assieme a Stati Uniti, Giappone e Australia per arginare l’espansione di Pechino nella regione Indo-Pacifico. Eppure, nelle ultime settimane, abbiamo assistito a un apparente avvicinamento tra i due grandi nemici asiatici: Cina e India. Con l’Elefante indiano ingolosito dalla possibilità di gettare l’ascia di guerra – così da iniziare a ragionare con l’ingombrante vicino su come migliorare i loro rapporti, in primis commerciali ed economici – e il Dragone desideroso di strappare Modi dalla sfera d’influenza occidentale.

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