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IL GRANDE GIOCO DELLE ARMI A KIEV

Fonte: https://it.insideover.com/guerra/il-grande-gioco-delle-armi-a-kiev.html

La fornitura di armi all’Ucraina rappresenta, ancora dopo più di un mese di guerra, uno dei punti più delicati dell’equilibrio nei rapporti tra Nato, Kiev e Mosca. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky continua a chiedere armi, soprattutto pesanti. Lo conferma anche l’ultimo caso diplomatico con la Germania, con il rifiuto di ricevere il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier perché, a detta del leader di Kiev, quello che conta in questo momento è parlare con il cancellerie Olaf Scholz sulle forniture belliche. Il cancelliere, in un’intervista odierna, ha definito questa decisione “irritante”. Un affaire che dimostra come l’obiettivo ucraino sia quello di evitare che venga data per scontata la resistenza contro i russi e che conferma quello che sembra ormai essere il vero obiettivo strategico di Kiev e del blocco occidentale: inghiottire l’esercito di Mosca in una guerra sempre più logorante.

L’invio delle armi continua però a essere motivo di scontro non solo tra Zelensky e le forze Nato, ma anche tra le stesse forze interno al blocco occidentale e singoli partiti dentro i Paesi membri. Se infatti è comune la vicinanza al popolo ucraino, ben diversa è la percezione del rischio sulla fornitura di materiale bellico a Kiev. E questo per due ragioni: i rapporti pregressi e presenti con la Russia e il pericolo che si ritiene possa scaturire in caso di un eccessivo flusso bellico dentro il territorio ucraino.

Gli Stati Uniti, e con loro la Gran Bretagna, continuano a sostenere l’invio di armi a Kiev e soprattutto sperano che anche i partner europei seguano l’esempio di Washington. Nelle ultime ore sono arrivate due notizie attese con ansia dal governo ucraino. Da una parte le conferme sul piano da 750 milioni di dollari in aiuti militari. Dall’altra, la convocazione da parte del Pentagono delle principali aziende produttrici di armi negli Stati Uniti per capire se sarà possibile soddisfare il fabbisogno di Kiev non solo per le prossime settimane, ma addirittura in caso la guerra continuasse anni. Secondo Reuters, per ora gli Stati Uniti continuano a inviare missili anticarro Javelin e missili antiaereo Stinger, ma fonti del Pentagono hanno iniziato a parlare anche di un possibile trasferimento di veicoli Humvee e qualcuno addirittura di elicotteri Mi-17. Quest’ultima ipotesi, tuttavia, è stata smentita da un funzionario della Difesa attraverso una rivelazione fatta al Washington Post. A tal proposito, Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa, ha sottolineato all’Agi che queste mosse dell’amministrazione Biden potrebbero far pensare che “il governo di Kiev abbia perso gran parte dei mezzi e veicoli corazzati” o che i russi “abbiano distrutto una parte consistente dell’apparato industriale che serve per riparare questi mezzi o fare la necessaria manutenzione”, oppure, è possibile che la continua fornitura bellica all’Ucraina stia iniziando a svuotare gli arsenali americani costringendo quindi il governo a porre rimedio con altri accordi con l’industria delle armi.

Come detto in precedenza, la partita delle forniture non si gioca però soltanto in territorio americano, ma anche in Europa. La Spagna per adesso ha escluso la spedizioni di armi pesanti all’Ucraina. La ministra Margarita Robles ha confermato questa scelta spiegando che sarebbe inutile spedire le armi “più difficili da usare” senza che vi sia una formazione adeguata da parte dell’esercito ucraino. Madrid proseguirà invece l’invio di armi leggere gestibili della truppe di Kiev. Il ministro della Difesa slovacco Jaroslav Nad’ ha invece confermato i negoziati per la vendita di obici semoventi Zuzana all’Ucraina aggiungendo anche che si starebbe discutendo sul trasportare rapidamente “veicoli da combattimento ucraini danneggiati e carri armati T-72 o T-55 nel nostro territorio” per ripararli e restituirlo alle forze di Kiev. La Slovacchia, va ricordato, è al centro di due altri nodi che riguardano da un lato la cessione di suoi sistemi antiaereo S-300 all’Ucraina, e dall’altro lato i vecchi Mig di eredità sovietica. Sul primo punto, in base alle informazioni rilasciate dai russi, gli S-300 sarebbero stati annientati durante i raid di Mosca. La Slovacchia, secondo quanto riporta Nova, ha smentito questa versione dicendo che sono “schierati e operativi”. Mentre per ciò che riguarda i caccia sovietici, il governo slovacco ha detto che la questione è possibile ma non è all’ordine del giorno.

La questione scalda anche la Germania. L’amministratore delegato di Rheinmetall, Armin Papperger, ha riferito al quotidiano Handelsblatt che il colosso dell’industria militare tedesca è pronto a cedere carri armati Leopard 1 all’Ucraina. Per questa cessione, servirà l’approvazione federale, ma è chiaro che un’intervista del genere serva anche ad aprire alla possibilità di un intervento diretto della Germania nella forniture di mezzi pensanti a Kiev. Il cancelliere Scholz, in un’intervista alla radio Rbb, ha spiegato che il suo intento è quello di mandare all’Ucraina “armi corrette e ragionevoli”, in modo che non sia necessario inviare tecnici o militari sul posto. La scelta di Scholz è molto chiara, e a conferma del suo approccio, ha ribadito che questo invio di armi impedirà “alla Nato, agli Stati della Nato e alla Repubblica federale di Germania di diventare parte della guerra”. Segnale abbastanza eloquente di come Berlino, specialmente sul fronte socialdemocratico, sia ancora poco convinta sui rifornimenti.

Il pericolo paventato da Scholz è poi in fondo quello che preoccupa gran parte dell’Alleanza Atlantica e soprattutto i Paesi che vengono definiti “moderati”. La scelta di spedire un armamento invece di un altro implica infatti delle conseguenze che in tanti non vogliono accettare, specie chi ha consolidati rapporti con Mosca. L’Europa ha unanimemente accolto il piano di aiuti militari nei confronti dell’Ucraina. Ma molti Paesi frenano sul rafforzare ulteriormente il coinvolgimento dell’Ue per evitare uno scenario di allargamento del conflitto che potrebbe anche diventare incontrollato. Non va dimenticato, infatti, che già nelle scorse settimane la Russia aveva avvertito che un utilizzo di basi e mezzi di Paesi confinanti sarebbe stato considerato come un coinvolgimento diretto di quello Stato nel conflitto. Il viceministro degli Esteri russo, Sergei Ryabkov, ha detto all’agenzia Tass che i veicoli statunitensi o Nato utilizzati per il trasporto di armi in territorio ucraino saranno considerati “bersagli militari legittimi”. Con conseguenze che potrebbe condurre a un’escalation tale da far scattare l’articolo 5 della Nato e l’intervento collettivo dell’Alleanza.

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