EUROPANAZIONE

SPIRITO ANTIMODERNO

LA LEZIONE DI CARL SCHMITT IN UN MONDO DI BANDIERE (E POCO ALTRO)

FONTE: https://www.bloccostudentesco.org/2022/04/05/bs-la-lezione-di-carl-schmitt/

Da parecchio tempo abbiamo la sensazione che la società si vada sempre più frammentando, anzi, atomizzando. È forse dagli anni di piombo che non si vedevano spaccature così evidenti in una società come la nostra. Ma ci sono due tipi di frammentazione o atomizzazione: il primo, figlio diretto del pensiero liberale, è la frammentazione atomizzante che nasce dall’interesse particolare di ogni individuo che compone una società e che porta allo scontro tra un individuo e un altro, come per una sorta di sentimento di antipatia. Il secondo invece consiste nella spaccatura in due frange contrapposte. Quello che il giurista e filosofo del diritto Carl Schmitt (1888-1985) chiamava “distinzione amico-nemico”. È infatti molto interessante notare come, proprio in questi ultimi tempi di scontro tra pro-vax e no-vax o tra filo-russi e filo-ucraini (per fare qualche esempio), Schmitt sia “tornato di moda”.

Ma cosa intendeva Carl Schmitt con questo binomio “amico-nemico”?

Per Schmitt è in corso la politicizzazione di tutta la società; politico non è più solo quello che riguarda l’organizzazione e il funzionamento dello stato, ma è diventata politica anche l’economia, la società, la cultura. Tutto ha una dimensione politica.

E in questa dimensione di politica sempre più ampia ed onnipresente, emergono i due concetti che stanno alla base del politico; i concetti di amico e nemico.

Secondo il giurista tedesco, per definire il “politico” è necessario operare una distinzione fondamentale.

Pensandoci bene in effetti, per qualsiasi cosa gli esseri umani tendono ad operare una contrapposizione: parlando di etica distinguiamo tra giusto e sbagliato, parlando di estetica distinguiamo tra bello e brutto e così via…

Ma per Schmitt il senso della distinzione tra amico e nemico è di, per usare direttamente le sue parole, “indicare l’estremo grado d’intensità di un’unione o di una separazione, di un’associazione o di una dissociazione”.

L’amico è chi condivide con noi prospettive, visioni del mondo, progetti e così via. E in un mondo sempre più politicizzato la sfera degli amici può divenire il partito, il movimento, ma anche la fede religiosa e via discorrendo. La sfera dell’amico si esprime dunque nell’unione. Di contro quella del nemico si esprime nella disunione, nella separazione.

Ma il nemico politico o nemico pubblico, diverso dal nemico privato, non è un concorrente o un avversario in generale, come lo è nel pensiero liberale in ambito economico. È quello che in latino (lingua che Schmitt amava moltissimo) viene definito hostis, diverso dal concetto di inimicus. Il secondo è riferito alla sfera individuale ed è frutto di un “sentimento di antipatia”. Il primo invece è il nemico inteso come tutto ciò che altro da noi, qualcosa di esistenzialmente diverso.

Il nemico è quindi un gruppo di persone che si oppone irriducibilmente ad un altro gruppo di persone. E quindi vi è lo scontro, che è essenza del politico.

La storia e anche i nostri tempi sono caratterizzati da contrapposizioni di questo tipo; Guelfi e Ghibellini, rivoluzionari e reazionari, cattolici e protestanti, sciiti e sunniti ecc. La scissione tra amico e nemico è alla base del politico, che si relaziona con tale conflitto. Senza di esso regnerebbe la staticità apolitica.

E questa distinzione è qualcosa di primario, viene prima di ogni contrapposizione concreta. Schmitt rifiuta l’idea di Max Weber sull’etica capitalista e protestante, secondo cui alla base dei rapporti e delle interazioni sociali ci sarebbe la fede religiosa, ma al contempo rifiuta anche l’idea di Karl Marx secondo la quale alla base di ogni rapporto e conflitto sociale ci sarebbe lo scambio economico.

Schmitt invece sostiene che alla base di ogni scontro, di ogni ideologia religiosa ecc. c’è la distinzione tra amico e nemico, su cui si fonda poi tutto il resto. E la distinzione amico – nemico è insita nell’uomo, che sin dalle sue origini ha sempre teso a raggrupparsi in tribù, popoli ed etnie, in contrapposizione ad altri, creando quindi la distinzione amico-nemico. Gli uomini poi motivano il loro scontro economico, religioso ecc., ma a posteriori perché questa distinzione viene prima della religione, prima dell’economia e via discorrendo.

Ad esempio, in Marx la lotta di classe ha un fondamento di matrice economica e quindi il borghese e il proletario diventano nemici. Schmitt invece direbbe che il borghese e il proletario non diventano nemici; essi sono nemici e il loro scontro trova una razionalizzazione nello scontro economico. Ma la causa prima è la scissione tra amico e nemico.

Secondo Schmitt però, quello che ci fa dimenticare questo conflitto è la sovrapposizione e la confusione tra politico e stato. Lo stato è un prodotto del politico, ma la specificità del politico è necessaria per comprendere il compito della legge e dello stato. La filosofia politica moderna (quindi Thomas Hobbes, John Locke ecc.) invece, secondo Schmitt, ha commesso l’errore di confondere e mischiare il concetto di “politico” con il concetto di “stato”. E quando questo accade, le caratteristiche proprie dello stato divengono proprie anche della società e viceversa (come tipicamente accade nelle democrazie liberali) e, dice Schmitt, non siamo più in grado di operare quella distinzione tra amico e nemico.

Questo è certamente un tema molto complesso e Carl Schmitt è sicuramente portatore di un pensiero talmente dirompente e innovativo, tanto per la filosofia del diritto del suo tempo, quanto per quella del nostro, che è impossibile credere di poter riassumere entrambi gli argomenti in un articolo. Ma senza ombra di dubbio, Carl Schmitt può rappresentare una marcia in più per cercare di comprendere meglio gli scontri e le distinzioni amico-nemico dei nostri tempi, oltre alle più generali riflessioni che si possono fare sui concetti di politico, stato e società.

  1. Anton

    1) « […] è diventata politica anche l’economia, la società, la cultura. Tutto ha una dimensione politica […] »

    Se la “politica” è l’arte di governare le moltitudini, allora, si dovrebbe parlare più appropriatamente di ideologizzazione della società, della cultura e dell’economia.

    Quindi, è l’ideologìa che invade e permea la cultura (che perde il suo status di cultura vera e propria diventando, appunto, narrazione ideologica, quindi soggettiva) così come invade e permea l’economia/finanza che, prendendo il posto della politica intesa nel suo senso più alto, governa le società, conducendole verso il caos.

    2) « […] Il nemico è quindi un gruppo di persone che si oppone irriducibilmente ad un altro gruppo di persone. E quindi vi è lo scontro, che è essenza del politico […] »

    Scontro (guerra) può esserci solamente tra due forme di barbarie o tra una o più forme di barbarie che tentano di distruggere la civiltà in quanto tale o solo una forma di civiltà. Politica è “bonum commune” (certo, inteso in senso organico e non mondialista) e non guerra tra classi: quella è, ad esempio, marxismo = barbarie. Politica non può nemmeno essere guerra tra tribù/nazioni, perché anche quella è barbarie: dove c’è guerra c’è divisione e quindi, scontro; ma la politica è unità, Stato (ciò che deve essere e che, effettivamente, è; saldo e fermo; centrato) organico e armonico = AMOR/ROMA.
    A questo dovrebbe mirare l’Imperium.

    In un corpus di società civili planetarie, non può esserci guerra: come detto prima, nonostante le differenze formali, due civiltà – in quanto tali – non possono mai scontrarsi.

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