POLITICA

RUSSIA ED EUROPA PRIGIONIERI IN UNA NUOVA YALTA

Sarà quindi un alter-globalismo occidentalizzato, terzo-mondizzato, cinese o multiplo? 

Putin, gettatosi malgrado gli avvertimenti degli intellettuali del Cremlino nelle braccia cinesi e scelta al tempo stesso la vecchia logica mafiosa d’intesa con gli americani, si è già posto come luogotenente del presidente cinese e a lungo andare, se non lo fermano, trasformerà la Russia nella più vasta provincia di Pechino. Pechino non ha però interesse che la tensione in Europa diventi insostenibile. 

Il vero nodo strategico è sul Pacifico, non solo Taiwan ma sullo Stretto di Malacca. 

Il gioco sta nel Quad (alleanza quadripartita del Pacifico in chiave anti-cinese). Il Pentagono incontra difficoltà nella sua strategia indo-pacifica per la resistenza interna di diverse multinazionali americane e anche lì Trump era stato messo all’angolino da un’azione diplomatica congiunta tra Germania e Giappone che coinvolse l’India.

Quest’ultima, che ci aveva preavvertiti dell’invasione dell’ucraina definendola concordata tra Biden e Putin e aveva anche previsto che sarebbe scappata di mano al secondo consegnandolo irrimediabilmente ai cinesi, preme per la pacificazione perché vorrebbe che i russi non si schiacciassero su Pechino. Berlino idem. 

La Cina deve quindi riuscire nell’impresa di sottomettere definitivamente Mosca, dando però nuovamente spazio all’Unione Europea e creando quelle condizioni per le quali Giappone ed India non si allineino definitivamente a Washington. 

Sosterrà verosimilmente in pubblico le ragioni di Mosca pur sapendo che sono inesistenti e probabilmente la rifornirà anche di armi, costringendola però a sedere al tavolo delle trattative. Con scarso bottino preferibilmente. 

Morale della favola: il “giocatore di scacchi” è riuscito finora a rafforzare la Nato in Europa, a consolidare il partito inglese che incendia a sua volta gli animi ad est, ha consegnato il suo Paese alla Cina che è diventata il protagonista mondiale principale, ha permesso alla Turchia di avanzare i suoi pedoni, si è impantanato con i carri in Ucraina e non si capisce quale futuro possa delinearsi per la Russia. C’è rischio che per togliersi d’impaccio la Mafia locale cambi capo mandamento. 

Nessuno perde più di lui, tranne l’ucraina ovviamente, sacrificata cinicamente da tutti ma che, con la sua eroica resistenza e la sua compatta lotta di popolo la sua guerra più che materiale la sta vincendo.

Gabriele Adinolfi

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