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ESTERI E GEOPOLITICA

EASTMED POSEIDON, IL GASDOTTO MEDITERRANEO CHE CAMBIA LA PARTITA DEL GAS

FONTE: https://www.ilprimatonazionale.it/economia/eastmed-poseidon-gasdotto-guerra-ucraina-mediterraneo-228356/

Che la grave crisi energetica dipenda dalla squilibrata dipendenza dall’importazione di fonti fossili proveniente da pochi paesi, ormai è cosa a tutti nota. Che gran parte del gas importato in Italia, e in Europa, venga dalla Russia, è ormai cosa nota. Che nel 1991 estraevamo 20 miliardi di m3 di gas dal nostro territorio, ridotti nel 2021 a poco più di 3 miliardi, è anche questo stranoto. Così come è arcinota la ricetta per superare la crisi: tornare a estrarre gas, accelerare le rinnovabili, fare nuovi rigassificatori, diversificare le fonti di approvvigionamento, per chi sa e può investire nel nucleare. E partecipare a progetti per nuovi gasdotti. Tutto logico, ma tutto molto complesso, come dimostra il caso del progetto EastMed Poseidon.

EastMed Poseidon: dal 2016 al 2020, go, stop and go

Il gasdotto EastMed Poseidon annunciato già nel 2016, prevede una pipeline onshore da 600 km da Israele a Cipro, poi un’altra per 700 km fino a Creta (dove potrebbero esserci nuove scoperte da parte di Exxon e Total già impegnate nelle indagini), prima di collegarsi alla Grecia continentale nel Peloponneso e quindi in Italia, in Salento.

Di proprietà di IGI Poseidon, joint venture tra la società greca DEPA e la Edison, dal costo di oltre 6 miliardi di dollari e dalla capacità stimata in 11 miliardi di metri cubi (bcm) annui, con potenziale sino a 20 bcm/anno, il progetto di gasdotto EastMed-Poseidon, gestito dall’italiana Eni, dalla francese Total e dalla statunitense Chevron, sarebbe stato il più lungo di sempre ma anche molto costoso. Lungo circa 1.900 chilometri e con condotte posate fino a 3.000 metri di profondità nel Mar Mediterraneo, il gasdotto mira a collegare direttamente i giacimenti di gas del Mediterraneo orientale – dei giacimenti israeliani (Tamar e Leviatano) egiziani (Zohr)e ciprioti (Calypso, Afrodite) – con la Grecia continentale attraverso Cipro e Creta, connettendosi con i gasdotti Poseidon e IGB (Interconnettore Grecia-Bulgaria) trasportando il gas in Italia e alla rete di gasdotti europei.

L’accordo per la realizzazione del gasdotto è stato firmato il 2 gennaio 2020 ad Atene dai leader di Grecia, Cipro e Israele. Tutti i paesi coinvolti nel progetto fanno parte dell’East Mediterranean Gas Forum (Emgf), forum sponsorizzato da Usa ed Ue e promosso dal Cairo. Sempre nel 2020, a causa del crollo dei prezzi degli idrocarburi durante la pandemia di Covid-19, delle riserve statunitensi e dei problemi geopolitici legati alle tensioni con la Turchia il progetto è stato momentaneamente messo da parte.

2021: di nuovo go, stop and go

Nel marzo del 2021 il progetto della EastMed fa però un altro passo avanti: IGI Poseidon, il TSO israeliano Israel Natural Gas Lines Company (INGL), che già nel 2019 si era entrato nel team, hanno infatti siglato un ‘addendum’ integrativo rispetto al MoU del 2019, in base al quale i due soggetti si impegnano a lavorare congiuntamente per progettare e sviluppare l’integrazione del nuovo gasdotto con la rete nazionale del gas di Israele e con gli stessi giacimenti dalla Levantine Basin da cui origina il gas destinato ad alimentare questa pipeline, la cui fase progettuale dovrebbe completarsi nel corso del 2022. La EastMed Pipeline, si legge in una nota diffusa di IGI Poseidon, completerà la rete di infrastrutture energetiche del Mediterraneo Orientale realizzando una nuova direttrice di trasporto del gas naturale di cui beneficerà tutta la regione in una prospettiva di ripresa post Covid-19. “La fruttuosa cooperazione tra IGI e INGL garantirà alla risorse di gas della regione uno stabile accesso al più grande mercato energetico, quello europeo, attraverso un progetto definito e maturo, l’EastMed Pipeline Project”.

Sempre nel 2021 si registra poi un passo indietro, da parte italiana, con il Pniec (il piano nazionale per l’energia e il clima): “Il progetto pur potendo consentire dal 2025 una ulteriore diversificazione delle rotte attuali, potrebbe non rappresentare una priorità visto che gli scenari di decarbonizzazione possono essere attuati tramite le infrastrutture esistenti e il summenzionato TAP”. Il punto di approdo dell’Eastmed sarebbe stato a Otranto, 20 chilometri a sud dallo sbocco di un altro gasdotto, il Tap, entrato in funzione nel 2020 tra mille polemiche. Il Pniec, anche per questo motivo, sembrava determinare la fine del progetto, anche perché i termini per i lavori, prevista per il giugno del 2021, era ormai ampiamente superata. E invece Poseidon è ripartito, con il decreto del ministero della Transizione ecologica del 26 marzo 2021: “I termini per la realizzazione del progetto Metanodotto IGI Poseidon tratto Italia… sono cosi prorogati: il termine per l’avvio dei lavori è prorogato a 1 ottobre 2023 e il termine per la fine lavori è prorogato al 1° ottobre 2025”. E così il ministro Roberto Cingolani ha deciso che il Poseidon serve e si farà, concedendo quattro anni di tempo in più per realizzarlo alla società costruttrice.

Le mire turche e la sterzata americana

Nel mese di gennaio del 2022 Washington però ha comunicato ad Atene le proprie riserve sul gasdotto EastMed, formalmente per la fattibilità tecnica-economica del progetto e per gli impatti ambientali. Riserve che, soprattutto sostenute da motivazioni in realtà geopolitiche, sono un macigno per lo sviluppo del gasdotto. Washington ha poi invitato gli europei coinvolti nel progetto a sostituirlo con alternative regionali come la costruzione di terminal gnl per l’export di shale gas statunitense. Dunque mentre Trump aveva sponsorizzato il progetto, la decisione dell’amministrazione Biden su EastMed cambia la posizione statunitense, anche con l’obiettivo di eliminare una importante tensione sulle rotte del gas tra gli attori della regione mediterranea; in particolare con la Turchia, vero nodo cruciale del gasdotto EastMed e del potere nel mediterraneo.

Il progetto Eastmed sin dalla sua nascita escludeva Ankara dal ruolo di hub di transito del gas offshore del Mediterraneo a favore della Grecia, e potenziava il ruolo dell’Egitto e di Israele nel sistema di potere del gas.
La Turchia però, proprio mentre il progetto EastMed si stava sviluppando, ha stipulato, nel novembre del 2019 e nell’ambito della dottrina geopolitica della Patria Blu, dottrina basata sulla sovranità marittima turca nel Mediterraneo, un memorandum d’intesa per la delimitazione dei confini marittimi con l’allora governo di accordo nazionale (Gna) di Tripoli. Le rivendicazioni di sovranità marittima sollevate da Ankara a seguito dell’accordo con Tripoli hanno poi determinato intense attività di esplorazione e perforazione per la ricerca di gas, condotte da navi turche supportate da droni e navi da guerra, navi che tra l’altro ostacolarono le attività di prospezione condotte dall’Eni nelle acque di Cipro, su licenza del governo di Nicosia. L’apice della dominante attitudine turca per la sovranità nel mediterraneo, e per il controllo dei suoi suoi tesori, si ha poi nel giugno 2020, quando la fregata francese Courbet venne illuminata dai radar di puntamento di una nave da guerra turca, che scortava un mercantile diretto in Libia.

Tuttavia, la guerra in corso in Ucraina e la necessità di ridurre drasticamente la dipendenza dal gas russo – così come di diversificare tutte le fonti di approvvigionamento -,  pongono l’urgenza di pensare e attuare una politica energetica decisamente diretta alla sovranità nazionale e continentale. E quindi il progetto EastMed torna in pista. E così gli Usa tornano indietro (almeno sembra) dalle scelte di gennaio, tanto da dichiarare con Andrew Light, sottosegretario americano agli Affari Esteri del Dipartimento per l’Energia: “Dopo gli ultimi sviluppi, daremo uno sguardo nuovo a tutto…. Non si tratta soltanto della transizione verde, ma anche della transizione via dalla Russia”. Quindi gli Usa potrebbero dare il via libera a EastMed Poseidon. Un grande e complesso progetto mediterraneo, per la sicurezza energetica europea e italiana, sembra così essere a palese sovranità limitata.

Gian Piero Joime

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