EUROPANAZIONE

ESTERI E GEOPOLITICA

ALL’EUROPA SERVE UNO SCATTO DI RENI

Non ci sarà e la strada sarà più lunga

FONTE: http://www.noreporter.org/index.php/conflitti/28606-alleuropa-serve-uno-scatto-di-reni 

Riprendo e concludo le riflessioni sul ruolo della Ue in quella che io definisco guerra russoamericana all’Europa con tanto di Ucraìna devastata, sacrificata e avviata alla balcanizzazione.

Ritengo di essere stato esauriente nello specificare che l’Europa, almeno nella sua forza trainante, la franco-tedesca, non ha avuto alcuna responsabilità nella crisi bellica e, anzi, non solo ha agito da pacificatrice ma con una smaccata linea filorussa ed è stata tradita dalla scelta di Putin.

Non ci ritorno su, chi non lo ha letto può farlo al link : http://www.noreporter.org/index.php/alterview/28570-putin-ci-ha-pugnalati-alle-spalle 

Con che occhi guardare

Obbligatoriamente si deve ripetere che la Ue non è un modello e che il suo complesso ruolo storico nel sistema interconnesso va colto con una precisa mentalità. Tale mentalità si definisce rivoluzionaria e si distingue da quella ribelle perché a differenza della seconda ha coscienza di Weltanschauung, di sangue, di storia, di geografia, di dinamica e tende a uno scopo, non solo a sottrarsi a qualcosa. Ed è con questa mentalità che si deve guardare alla Ue:

http://www.noreporter.org/index.php/alterview/28561-europa-e-rivoluzione-di-fronte-alla-trappola-russa  

Brontoloni

La destra radicale è stata a lungo ribelle, con alcune componenti a tendenza rivoluzionaria. Oggi, nello sbando sociale ed esistenziale, non lo è neppure più: la figura dominante è quella che in francese si definisce révolté: una sorta di brontolone inacidito che odia ciò che lo circonda e  ha la tendenza a ridurlo alla peggior caricatura di quel che è, opponendogli modelli inesistenti che dovrebbero vendicare i suoi umori, un po’ come la nave pirata di Brecht.

Per costoro tutto ciò che è europeo – in quanto vi appartengono ma sono esistenzialmente dei suicidi che non hanno il coraggio di uccidersi – è male e il resto è bene. Tanto da sognare il modello russo, che invece è il seguente: http://www.noreporter.org/index.php/alterview/28544-2022-03-09-13-47-56  

La sola cosa di diverso rispetto all’Occidente, di cui la Russia è il clone di serie B, sarebbe la “difesa tradizionale contro l’omosessualità”: altra balla. Basti seguire questa pagina twitter per rendersi conto che i denazificatori compulsivi hanno gli stessi valori occidentali perfino nell’ultimo baluardo retorico rimasto ai reazionari che si voglion putinisti: https://twitter.com/_super_shy/status/1502092942873444364 

L’Europa sotto scacco

Fatte queste premesse, dobbiamo convenire che quella che si sta consumando è una guerra contro l’Europa. 

Che Usa e Inghilterra continuino ad affermare che il conflitto sarà lungo è un’affermazione che va a braccetto con le strategie belliche di Putin che forse non dipendono solo dalle carenze di un esercito pieno di mezzi e di masse caotiche ma sicuramente poco efficace.

Come avevano previsto diversi analisti e servizi d’intelligence, questa guerra serve a tenere l’Europa sotto scacco, a ridurne le possibilità di autonomia, a far salire i costi della sua ripresa economica, a contenere la sua competizione tecnologica e mercantile, a ridurne il peso politico che dava fastidio agli americani sulla Via della Seta e nell’Indo-Pacifico.

Questa guerra è contro la cooperazione russo-tedesca su cui l’intelligence legata al Cremlino, in particolare il think tank gestito da Kortunov, stava puntando e contro la quale il think tank che guida la politica americana, il Cfr, già nel 2014 si era scagliato dicendosi disposto a scatenare perfino una guerra mondiale se le relazioni fossero divenute più strette.

L’Europa va tenuta lontana dalle fonti di materie prime e dal contenimento dell’immigrazione da sud. Attualizzando la dottrina Brzezinski gli americani sono riusciti a chiuderci a tenaglia utilizzando due players che sono rivali tra di loro ma che fanno da gendarmi contro di noi: la Russia e la Turchia.

La sostituzione della Francia con la Russia in Mali comporterà dei danni enormi per tutti noi e riaprirà le migrazioni massicce che l’Eliseo aveva bloccato fin dal 2018 proprio con le sue postazioni nel Sahel.

Perfino per gli approvvigionamenti energetici alternativi, sembra che tutti cospirino contro di noi e per gli americani. Putin ha reso competitivi il petrolio e il gas Usa che ci costano un occhio della testa e sul gasdotto alternativo, quello che viene da Baku, c’è la guerra tra armeni ed azeri che ha lo stesso identico risultato.

Europa e Nato

La Ue ancora a trazione francotedesca cosa può fare per districarsi da quest’imbroglio?

Per il momento ha fatto la scelta più scontata: posizione ferma contro l’aggressore Putin (forse percepito come un traditore) ma tentativi di mediazione, di pacificazione.

La sola cosa che porta a casa è l’embrione di un esercito europeo che non può più essere, come voleva Macron, autonomo dalla Nato ma può solo puntare a emanciparsi dalla Nato nel tempo.

Sarebbe stato meglio seguire la linea di Macron ma se ti pugnala alle spalle il tuo presunto partner strategico, non vedo di meglio da fare. Non dimentichiamoci che non si tratta di entrare nella Nato, dove stiamo già, ma di agire per modificarne le gerarchie: si rifletta prima di parlare.

Intanto, però, la distensione con la Russia si allontana e non soltanto a causa della politica antieuropea (e sostanzialmente filoamericana) del Cremlino, ma perché l’invasione dell’Ucraìna ha dimostrato a tutti gi ex sudditi di Mosca che si erano rivolti alla Nato per le minacce imperialistiche russe che alcuni tendono invece a spacciare come risposta alla loro entrata nella Nato, che hanno ragione d’invocare una politica ferma contro l’odiato oppressore di ieri che ha perso un po’ di pelo ma non un grammo di vizio.

Serve uno scatto d’orgoglio

Questa situazione emotiva ha rimesso in sella Londra che oggi detta legge e ha indebolito il polo francotedesco, allontanando quindi le prospettive gran continentali su cui – se qualcuno leggesse… – puntava ripetutamente Macron.

E intanto le sanzioni, al di là di quanto colpiscano la Russia, fanno malissimo a noi.

Quindi che si può fare? I pacifisti? Solo roba da servi manovrati.

L’Europa dovrebbe – dico dovrebbe perché non ci riuscirà – fare due cose. Rifiutare le sanzioni e al tempo stesso inviare massicciamente armi e uomini in Ucraìna. Il conflitto degenererebbe? Sono propenso per il no, ma è un rischio da correre per l’integrità, la potenza e il futuro: solo strappando la leadership agli angloamericani – che l’Ucraìna di fatto non la difenderanno mai – potremo dettare le condizioni di pace e lavorare perché a medio termine al Cremlino si ritorni a ragionare di partnerariato e complementarità con noi e si cominci a ripensare seriamente la politica che muove contro di noi non solo lì ma anche in Libia e in Mali.

Gabriele Adinolfi

  1. Anton

    A proposito di Mali e Sahel, ecco tre articoli che descrivono la situazione:

    1) iniziamo con questo, pubblicato lo scorso 18/02:

    https://it.euronews.com/2022/02/18/l-europa-lascia-il-mali-ma-non-l-abbandona-nuovo-dispiegamento-militare-in-sahel

    In sostanza: il contingente militare euro-francese abbandona le aree di competenza della grande regione del Sahel lasciando le FF.AA. maliane da sole per di più, con la presenza dei mercenari russi della “Wagner”, milizia: « […] ingaggiata dalla giunta al potere, braccio lungo del Cremlino […] ».

    2) Interessante anche il seguente articolo:

    https://www.analisidifesa.it/2022/03/il-niger-si-riarma-in-turchia-per-combattere-i-jihadisti/

    Un’importante Stato della grande regione del Sahel, inizia a fare acquisti di armi dalla Turchia, altra presenza “scomoda” per l’Europa. E il Niger è, guarda caso, proprio la zona dove l’UE pensa di ridispiegare il contingente euro-francese che, nel giro di alcuni mesi, lascerà il Mali.

    3) La situazione del “fianco-Sud” e le prospettive sia per l’Europa che per l’Italia, descritte un po’ più in generale dal punto di vista NATO/UE; articolo molto critico:

    https://www.analisidifesa.it/2022/03/il-dimenticato-fianco-sud-della-nato/

  2. Lorenzo Dolfi

    Definitivo

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