EUROPANAZIONE

ESTERI E GEOPOLITICA

IL DONBASS, LA BIBBIA E L’AMMIRAGLIO ZARISTA: CHE COSA NASCONDONO LE PAROLE DI PUTIN

FONTE: https://it.insideover.com/guerra/il-donbass-la-bibbia-e-lammiraglio-zarista-che-cosa-nascondono-le-parole-di-putin.html

“Za mir bez nazisma! Za Rossiyu! Za Prezidenta!”, e cioè “Per un mondo senza nazismo! Per la Russia! Per il presidente!”. Nello stesso giorno in cui la Russia ha festeggiato l’anniversario dell’annessione della Crimea, in quel di Mosca si è tenuto un evento per ricordare la “riunificazione” avvenuta ormai otto anni fa. Accanto al significato storico – a dire il vero molto di facciata – le celebrazioni andate in scena presso il festante stadio Luzhniki di Mosca erano palesemente un omaggio alla cosiddetta “operazione militare speciale” che il Cremlino sta portando avanti in Ucraina dallo scorso 24 febbraio.

Già dalla mattinata si era sparsa la voce che Vladimir Putin approfittasse del palcoscenico per parlare alla nazione. Il governo non ha diramato annunci ufficiali, forse per conservare l’effetto sorpresa o forse perché non era certo che il presidente dovesse effettivamente parlare (improbabile). Con il passare delle ore le voci si sono fatte sempre più insistenti. Alla fine ecco la quasi ufficiosità: intorno alle 13 parlerà Putin. Nel frattempo l’evento prende il via. Si susseguono canti, balli, performance. Sugli spalti, gremiti in ogni ordine di posto, il pubblico applaude e sventola le bandiere della Federazione Russa. Con una mezzora di ritardo abbondante rispetto alla scaletta di marcia, Vladimir Putin si è materializzato al centro dell’arena. In abbigliamento sportivo, il capo del Cremlino ha iniziato il suo intervento.

I punti chiave

Il discorso di Putin può essere analizzato secondo due differenti livelli di lettura. Il primo è letterale: basta ascoltare le parole del presidente per capirne il significato (qui il resoconto). L’intervento è breve e i concetti possono essere facilmente elencati in successione: le ragioni della missione russa in Ucraina, il genocidio di Kiev nel Donbass, l’eroismo dei soldati russi. Il finale termina con un giallo che sta facendo discutere. La tv russa ha letteralmente – e improvvisamente – tagliato il discorso presidenziale prima della sua conclusione (qui la spiegazione di quanto avvenuto).

Arriviamo così al secondo livello di lettura. Ci sono almeno tre spunti interessanti che vale la pena prendere in considerazione. Nell’intero discorso di Putin risuona un fervente nazionalismo, ben evidenziato nelle parti in cui il presidente ha evocato il Donbass. Questo nazionalismo è quasi una conseguenza – o forse la causa – dell’intervento di Mosca in Ucraina. Non a caso, il capo del Cremlino ha espressamente parlato di genocidio di Kiev ai danni – sottinteso – della popolazione russofona presente proprio nel suddetto territorio. Come a voler giustificare un’”operazione militare” necessaria, che avrebbe potuto essere evitata nel caso in cui il governo ucraino si fosse comportato in maniera diversa.

Putin ha parlato, come detto, dell’eroismo dei soldati russi. Per farlo ha citato un passo della Bibbia: “Non c’è amore più grande di dare la propria vita per i propri amici”. Anche in questo caso appare alquanto evidente l’esigenza di collegare l’azione militare russa a qualcosa di molto più grande che non una semplice decisione politica. Al genocidio da evitare a tutti i costi segue, quindi, il collegamento con il divino, in modo tale da rendere tutto “sacro”.

L’ultimo passaggio include il riferimento, tagliato, a Fedor Fedorovic Usakov. Usakov è stato il più illustre comandante di navi e ammiraglio russo del XVIII secolo. Operativo in epoca zarista (altro retaggio di grandeur), dopo l’annessione della Crimea da parte dell’impero russo, si è occupato personalmente, in qualità di supervisore, della costruzione della base navale di Sebastopoli e del porto di Kherson (nomi che abbiamo imparato a conoscere per via della guerra in Ucraina).

Il riferimento a Usakov non può essere soltanto un caso. Secondo la leggenda, infatti, questo personaggio non avrebbe mai perso una sola battaglia. Altra curiosità: oggi Usakov è il santo patrono della flotta di bombardieri nucleari strategici russi. Unendo i punti è plausibile ipotizzare un doppio accostamento tra Putin e Usakov, tanto sulla loro presunta invincibilità in battaglia quanto sul loro ruolo di supervisori della Crimea. Non a caso, un territorio al centro delle tensioni tra Ucraina e Russia.

Federico Giuliani

Lascia una risposta