EUROPANAZIONE

ESTERI E GEOPOLITICA

PUTIN CI HA PUGNALATI ALLE SPALLE

Non è stata l’Europa a cedere agli americani, è stata la Russia ad accordarsi con loro e a rompere i patti

FONTE: http://www.noreporter.org/index.php/alterview/28570-putin-ci-ha-pugnalati-alle-spalle

Quali sono, se ci sono, le responsabilità della Ue sull’invasione dell’Ucraìna?

Prima di rispondere, qualche messa a punto.

La logica con la quale un rivoluzionario deve ragionare rispetto alla Ue.

Invito a leggere prima http://www.noreporter.org/index.php/alterview/28561-europa-e-rivoluzione-di-fronte-alla-trappola-russa 

Chi non lo faccia ci risparmi domande polemiche: riparta di lì se vuole discutere, oppure taccia.

Accolte quelle premesse (con chi le rifiuta francamente non m’interessa perdere tempo), mettiamo a fuoco alcune verità basilari solitamente ignorate.

Poche verità misconosciute

La Ue è di fatto una confederazione, in cui vige troppa democrazia ed eccessivo peso dei paesi membri: come in tutte le democrazie alla fin fine decidono le commissioni e le lobbies.

Il difetto della Ue sta nel deficit di centralizzazione. Ergo è un’arena in cui si confrontano i partiti d’influenza che possiamo dividere in quello trainante, franco/tedesco, e in quello d’attrito che fa capo fuori (Inghliterra e Usa principalmente).

La Ue è il risultato ancora in fieri di un processo storico che parte da lontano; controllato in partenza dagli americani,  si è modificato con gli eventi storici maggiori, tra i quali l’esplosione asiatica e cinese da un lato e l’espansione economico/diplomatica europea dall’altro.

La divaricazione d’interessi tra le due sponde dell’Atlantico è iniziata fin dall’istituzione dell’Euro (contro il quale gli americani hanno mosso colpi di stato e rivoluzioni) e non ha cessato di progredire. 

La Ue non è sinonimo d’immigrazione, di wokismo o di politiche liberiste, per il semplice fatto che queste sono il frutto delle classi borghesi decadenti dei singoli paesi e stanno nella superstruttura europea quanto nelle realtà nazionali. Peraltro la Ue sulle migrazioni tiene da anni una politica moderata più volte censurata dall’Onu e andata in collisione spesso con l’ultra-immigrazionismo degli italiani.

La Ue non sta rubando le nostre sovranità per il semplice fatto che esse – nel mondo dagli spazi perlomeno continentali, ultratecnologizzato, a tempo zero – non esistono più e possono essere restaurate solo in una sovranità europea che tarda a realizzarsi per via della struttura democratica e federale dell’Unione e per l’utilizzo “sovranista” di diverse componenti da parte della rete Stay Behind.

Il partito europeo

All’interno di un sistema capitalista e democratico come tutti gli altri (ma tuttora più sociale degli altri) esistono i partiti micronazionalisti, mossi dagli angloamericani e il partito europeo che fa capo soprattutto alla coppia franco/tedesca. Quest’ultima è oggetto di strali e minacce da parte del think tank che muove Pentagono e Casa Bianca, il CFR, che ha messo Germania e Francia nel mirino. 

Per aggirare gli impacci istituzionali dovuti alla democrazia informe, i tedeschi hanno proposto la nascita di un esercito volontario europeo, stile contractors, indipendente dalle istituzioni.

I francesi si sono detti disposti a mettere la loro atomica a disposizione di tutta Europa; hanno elaborato la Dottrina Macron che parla di “morte cerebrale della Nato” e promuove l’autonomia strategica continentale, a cui è destinata larga parte degli investimenti del Recovery Fund.

La risposta americana non si è fatta attendere, sia con la cancellazione dell’accquisto di sommergibili francesi da parte dell’Australia che con lo schiaffo impartito a Parigi nel Mali, complici i russi, il che avrebbe dovuto farci riflettere.

Con la Russia

La Ue a trazione franco/tedesca ha sempre mantenuto relazioni speciali con Mosca.

L’asse Parigi-Berlino-Mosca all’epoca della crisi irachena contrappose i due soggetti trainanti della Ue a tutti gli altri, allineati a Washington. 

L’asse s’incrinò con l’avvento all’Eliseo di Sarkozy; tuttavia nel 2008, durante la crisi georgiana, sia la Francia che la Ue sostennero sostanzialmente Putin. 

La rivoluzione arancione in Ucraìna fallì miseramente per mancanza di sostegno popolare ma anche internazionale.

Nel 2011 il presidente filo-russo, l’oligarchico Yanukovich, andò al governo: si fece pescare con le mani nella marmellata delle supertangenti e mentre cospirava per la cessione di metà nazione ai russi. Stavolta la rivoluzione, niente affatto arancione, riuscì. I russofili parlano di golpe Nato ma questa non è che una parte del tutto e non avrebbe sortito alcun effetto se Mosca non avesse occupato la Crimea e lasciato insorgere il Donbas e Lugansk.

Va ricordato che nel 1994, su pressione americana (Presidente Clinton, dem), l’Ucraìna dovette cedere il suo arsenale nucleare (che oggi potrebbe essere europeo) in cambio della rinuncia russa alla Crimea e alle zone poi insorte.

Fu Mosca a violare i patti nel 2014. Tuttavia la Francia e soprattutto la Germania – e con esse la Ue – lavorarono per cucire gli strappi e ottenero gli accordi di Minsk, quelli che la Russia ha violato in febbraio.

La pressione europea fu tale che il presidente ucraìno Poroshenko si vide costretto a rinnovare l’affitto alla Russia del porto di Sebastopoli, in scadenza nel 2017, prolungato fino al 2048.

Per calmare l’intera Europa dell’est, giustamente irritata e preoccupata e, ovviamente, strumentalizzata da Londra, la Ue dovette calmierare la sua moderazione con Mosca e contrabbandò la pace con le sanzioni, che danneggiarono noi, non la Russia, e favorirono in Russia, a scapito nostro, americani e cinesi.

L’idea non sopita – e sostanzialmente giusta – di una politica gran continentale, unita a intrecci di interessi energetici ed economci, spinse gli europei a non reagire nemmeno quando Putin decise di aumentare i missili nucleari puntati contro di noi nell’enclave di Kaliningrad.

Trump e Kortunov

La caduta dei dem sottrasse il principale sostegno storico di Mosca, ovvero Washington, e fu così che la politica del Cremlino oscillò di nuovo verso Berlino e Parigi.

D’altronde il politologo vicino al governo, Kortunov, per il principale think tank russo espresse un documento nel quale si delineavano quattro scenari differenti per il futuro della Russia: in ciascuno di essi l’esito sarebbe stato disastroso tranne che nell’intesa strategica con la Ue e nella coabitazione tra questa e l’Eurasia. 

Finché non giunse Biden a fornire la solita offerta a Mosca, Putin si orientò verso questa dottrina.

Macron accolse Putin a Parigi offrendogli un cerimoniale da monarca e non da presidente.

Il nuovo esecutivo di Berlino ha firmato un contratto di governo nel quale tutti i partiti s’impegnano per lo sviluppo dele relazioni con la Russia in tutti i campi.

Così quando Biden – che lo sapeva perché era indubbiamente d’accordo con Putin – preannunciava l’aggressione russa all’Ucraìna, aggressione che si poteva anche dedurre dalle manovre di riduzione del gas e di leva sui prezzi praticata dai russi fin dall’autunno, il partito europeo sostenne Mosca certo che non fosse nelle intenzioni del loro partner al Cremlino.

L’Europa ha sostenuto Putin

Venne fatta a Putin un’offerta anche scandalosa perché alle spalle di Kiev, per la risoluzione della crisi: riconoscimento della Crimea russa, extranazionalità delle regioni secessioniste, neutralità dell’Ucraìna e rinuncia a entrare nella Nato (contro cui del resto c’era già il veto francotedesco). L’Ucraìna sarebbe invece entrata nella Ue. Chi dice che Ue è automaticamente Nato sbaglia perché Austria, Finlandia e Svezia per esempio non ne fanno parte. Se poi parliamo di stati membri associati, ovvero indipendenti, il discorso cambia, ma, tenetevi ben alla sedia, in questo elenco si trova anche la Federazione di Russia che vi svolse esercitazioni congiunte.

Putin accettò l’offerta, che probabilmente aveva dettato egli stesso, e la crisi sembrò risolta ma all’ultimo istante rovesciò il tavolo, tradì gli accordi e la parola data e si lanciò nell’invasione dell’Ucraìna spezzando l’intesa con l’Europa, rafforzando il partito inglese soprattutto nell’est, rinsaldando la Nato, rendendo improponibile per ora la tesi di una fuoriuscita europea da tale organismo, e partecipando attivamente al nostro strangolamento durante la ricostruzione poest-pandemica che prevede tra l’altro una nostra industrializzazione oltre ad una logica di sovranità.

Il conto della serva

Se Putin anziché una visione a lungo termine si è fatto i conti della serva, e per questi sta sacrificando l’avvenire russo e si sta facendo colonizzare da Pechino, qualche ragione c’è, ma poco ha a che vedere con la politica o con il patriottismo.

Il Next Generation Eu (NGEU) è un programma europeo del valore potenziale di circa 1800 miliardi di Euro destinati a stimolare da qui al 2027 :

– investimenti che spingano alla ripresa (recovery) 

– riforme che aumentino la sostenibilità delle economie europee (resiliency) 

Un piano di immissione di liquidità di questo tipo favorisce il sistema emittente (l’Europa, in questo caso) che aumenta il suo potere d’acquisto a scapito degli altri (Russia ed USA, ad esempio). 

Per riequilibrare la situazione i sistemi danneggiati, non potendo rigettare l’Euro come valuta di regolamento, potrebbero far aumentare (un conflitto funziona bene, in tal senso) il prezzo dei prodotti esportati (ad esempio il gas). 

Gli USA da decenni fondano il proprio potere sull’accettazione universale del Dollaro come moneta di regolamento (accettazione veicolata dallo strapotere militare americano).

Ed ecco che l’inossidabile complicità russo-americana ai danni dell’Europa trova ragioni di essere.

(Questo paragrafo è un nota di Antonio Bovo).

La Ue non ha sostenuto gli Usa, ne è il bersaglio

Cosa stia facendo la Ue dal 22 febbraio lo analizzeremo in seguito, così come quali sono le prospettive residue di una visione gran continentale che – va sempre tenuto a mente e ripetuto come un mantra – è stata tradita da Mosca e non da noi.

Quel che conta però è apprendere, comprendere e ricordare che quanto sta facendo oggi Putin, con grande gioia su scala diversa di Pechino, Londra, Ankara e Washington, non lo fa contro gli Usa ma contro l’Europa e non perché l’Europa si sia piegata agli Usa ma esattamente per l’opposto, perché non l’aveva fatto ed è stata pugnalata da lui.

E chi ci viene a dire che la Ue dovrebbe calmare i toni e soccorrere Putin o è un idiota, o non ha capito niente o è un servo. Dei russi, certo, ma automaticamente degli americani.

Gabriele Adinolfi

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