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Il 12 marzo, 35 anni fa, nasceva in Europa il primo coordinamento tra i movimenti rivoluzionari nazionali orientati alla Terza Posizione, di cui facevo parte.

Abbiamo scelto questa data per lanciare oggi il coordinamento Euronet che intende diffondere il nostro pensiero in più lingue nelle nazioni d’Europa.

Il momento è delicato perché l’Europa è teatro di guerra ed è preda degli effetti della pandemia sull’economia.

Il nostro compito non è facile. L’Europa è internamente corrosa dall’inverno demografico, dal potere delle lobbies e da un’ideologia suicida che è una specie di aids spirituale, figlia della Scuola di Francoforte. Nel gioco internazionale, l’Europa ha solo potere economico ma è militarmente soffocata da USA, Russia, Cina, Turchia e Gran Bretagna.

L’Europa è energicamente dipendente dagli altri continenti e i suoi tentativi di ripresa vengono vanificati ovunque. In Africa da americani, cinesi, russi e turchi. Sull’Indo-Pacifico, insieme al Giappone, solo l’Europa sta mettendo i bastoni tra le ruote agli americani che vogliono lanciare una nuova Jalta con Pechino.

Intanto i costi del petrolio e del gas rischiano di mettere definitivamente in ginocchio la nostra ripresa, minacciata anche da altre cause importanti come la carenza di grano su cui i cinesi stanno mettendo mano ovunque, strappandolo a noi.

Poi abbiamo il declino siderurgico e il ritardo “ecologico” sull’energia nucleare.

In questa situazione pericolosa abbiamo il Grand Reset con il lancio dell’Agenda 2030.

Grazie alla tecnologia, la nostra società è sulla via della tirannia.

È in questo contesto che siamo chiamati a scuoterci e ad agire per risvegliare le menti e soprattutto gli spiriti per una nuova virilità spirituale e per una visione organica e sociale della politica.

Dobbiamo e vogliamo farlo in nome della nostra radice comune, a nome dei nostri popoli, in una visione imperiale europea.

È un compito lungo e difficile, ma è nostro.

Non ci interessa chi cerca la salvezza altrove, non ci interessa chi non sente più di appartenere alla propria terra e al proprio popolo e cerca dall’esterno un salvatore, chiunque esso sia.

Non ci interessano gli antagonisti, perché abbiamo una visione della politica radicale o rivoluzionaria e non un estremismo perdente e risentito che lasciamo ai vinti e ai borghesi.

Non ci interessano coloro che aspettano aiuti miracolosi che provengono da un luogo diverso dall’Europa e non dipendono da noi.

È con questa mentalità che vogliamo agire, nella politica, nella metapolitica e nella quotidianità.

Ed è con questa mentalità che analizziamo ciò che accade e che lo propagheremo.

Iniziamo questo 12 marzo.

Dove c’è una volontà c’è una via, e noi abbiamo la volontà.

Gabriele Adinolfi

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