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NORD STREAM: IL NODO GEOPOLITICO CHE CI LEGA ALLA RUSSIA

Il Nord Stream non è solo un gasdotto, ma è soprattutto il frutto di un accordo geopolitico che lega la Russia all’Europa in maniera stabile. L’Europa può farcela senza il gas della Russia?

FONTE: https://www.centrostudipolaris.eu/2022/03/10/nord-stream-il-nodo-geopolitico-che-ci-lega-alla-russia/

Il Nord Stream non è un semplice gasdotto, ma è un vero e proprio “cordone ombelicaleche lega Mosca e Berlino” (1). Non è solo una infrastruttura ma è il frutto di un accordo geopolitico che unisce la Russia all’Europa in maniera stabile. Vediamo perché.

Come funziona il Nord Stream

Il Nord Stream (2) è un gasdotto lungo 1224 km ed è composto da due diversi condotti paralleli attraverso cui la Russia esporta parte del proprio gas in Europa. L’infrastruttura inizia a Vyborg, in Russia, e arriva a Lubmin-Greifswald, in Germania, correndo sul fondale del Mar Baltico.

La principale sorgente di gas che alimenta il Nord Stream è situato nella penisola di Yamal, in Siberia occidentale. Si tratta di un giacimento gigante, esteso su un’area di circa 1000 km2 e contenente, secondo le stime, riserve di gas pari a 4,9 mila miliardi di m3. Il Nord Stream è in grado di trasportare in Germania 55 miliardi di m3 all’anno, 27,5 per condotto, soddisfacendo idealmente la domanda annuale di gas di più di 26 milioni di abitazioni. Giusto per dare un termine di paragone, in Italia ogni anno consumiamo 70 miliardi di m3.

Queste cifre già danno l’idea dell’importanza di questo gasdotto, ma c’è di più. Il Nord Stream è stato riconosciuto come infrastruttura strategica per l’Unione Europea nel lontano 2000, i suoi lavori di costruzione sono cominciati nel 2010 e i due condotti sono entrati in funzione rispettivamente nel 2011 e 2012.

Quanto al ciclo vitale, si prevede che il gasdotto possa rimanere in funzione per almeno 50 anni. Inutile dire che gli americani hanno sempre guardato con sospetto a questo progetto. Il legame Mosca Berlino è come il fumo negli occhi per Washington. 

Nonostante questo la Merkel ha creduto così tanto in quel progetto, da raddoppiarlo. Nasce così il Nord Stream 2.

Cos’è il Nord Stream 2?

Il Nord Stream 2 è stato costruito a partire dal 2018, seguendo praticamente lo stesso percorso del suo gemello Nord Stream, ed è stato terminato nel settembre 2021, benché la sua approvazione sia ancora in sospeso. 

Anch’esso è costituito da due condotti e sarebbe potenzialmente in grado di trasportare altri 55 miliardi di m3 all’anno di gas in Europa. Se e quando dovesse entrare in funzione, insomma, il totale di gas che passerebbe dalla Russia alla Germania potrebbe toccare i 110 miliardi di m3 all’anno. Tuttavia al momento la sua operatività è stata bloccata.

Le questioni geostrategiche

La scelta di far passare dal Baltico il “tubo” non è casuale. Questo permette alla Russia di bypassare il transito dalle nazioni ad essa più ostili. Nel contempo la Germania si rafforza perché quando (e se) entrerà in regime il Nord Stream 2 diventerebbe il principale hub europeo per il gas.  Dal punto di arrivo del Nord Stream e del Nord Stream 2, infatti, partono due arterie di distribuzione fondamentali: una viaggia verso il Benelux e i Paesi affacciati sul Mare del Nord e l’altra invece va verso sud, dove si allaccia a un altro grande hub del gas, in Austria. 

Come vedremo in seguito i vantaggi del Nord Stream e del suo raddoppio riguardano tutti gli europei e non solo Berlino.

L’Europa può farcela senza il gas della Russia?

Partiamo da un presupposto. Con una quota del 40 per cento circa sul totale importato, Mosca è la più grande fornitrice di gas dell’Unione europea, che ne è dipendente. E, peggio ancora, non è nelle condizioni di rimpiazzarla. 

Al momento pensare che la Russia reagisca alle sanzioni chiudendo i rubinetti del gas è improbabile. Quantomeno è controproducente. Il PIL russo dipende infatti dalla vendita degli idrocarburi, e quello europeo è il mercato di destinazione principale. La Cina non è così vicina come si pensa. D’altra parte, con l’attacco a Kiev il Cremlino ha dimostrato di non prestare troppa attenzione ai contraccolpi economici. Che fare dunque?

Nel lungo periodo si possono pensare delle alternative (che poi vedremo), ma a breve e medio termine è difficile trovare delle soluzioni praticabili. Poniamo che si verificasse la peggiore delle ipotesi: i russi, stanchi delle sanzioni, bloccano tutto. Da dove prendiamo il gas? 

Se succedesse questo l’Europa può contare sulle sue scorte, ma questo farebbe schizzare in alto il prezzo del gas e comporterebbe un inevitabile aumento dell’inflazione. Qualcuno propone come alternativa il gas liquefatto o GNL. Ma davvero può sostituire il 40% del nostro fabbisogno? Difficile.

I problemi del GNL

Il gas naturale liquefatto o GNL pone due problemi agli europei (3): la sua disponibilità e la capacità di riceverlo. Il GNL viene portato allo stato liquido e poi viene trasportato di solito via mare. Ed ecco che subentra il primo ostacolo: servono i rigassificatori per poterlo mettere nei tubi. Ora la nostra capacità di rigassificazione non è sufficiente a sostenere il nostro fabbisogno ed è concentrata solo in alcune nazioni: Spagna e in misura minore in Francia e Italia. La Germania, prima economia europea, non ne ha affatto. Siamo sicuri che fermare la locomotiva tedesca sia un bene per tutti gli europei? Sarebbe da folli pensarlo. 

Tuttavia qualcuno potrebbe pensare che si può puntare sulla distribuzione. Ad esempio, rigassifichiamo in Spagna e portiamo il gas in Germania. Ma mancano le infrastrutture e non possono essere costruite in pochi mesi. C’è infine un ultimo problema: i fornitori. 

I principali esportatori di GNL al mondo, dall’America al Qatar, non sono in grado di aumentarne la disponibilità sul mercato. Non perché non possano produrne di più, ma perché non potrebbero commercializzarlo: la loro capacità di export è praticamente satura, e per espanderla ci vogliono anni. 

In sintesi, nessun produttore di GNL possiede volumi sufficienti a sostituire completamente i volumi russi in Europa. Ecco perché il Nord Stream e il suo raddoppio sono fondamentali per l’Europa e non solo per Berlino. 

La soluzione è la diversificazione

Tuttavia, non si può andare avanti come se il conflitto in corso non ci fosse. Per questo la Commissione Europea (4) ha promosso un piano d’azione con il quale eliminare la dipendenza dell’Unione europea dal gas russo prima del 2030. Tra le altre cose, in un contesto di forte aumento dei listini dell’energia, l’esecutivo comunitario intende allentare le regole sugli aiuti di Stato, permettere di regolamentare a livello nazionale i prezzi energetici, e promuovere lo stoccaggio di gas sul territorio europeo. 

Per raggiungere questo obiettivo occorre diversificare le forniture di gas, non solo attraverso maggiori importazioni di gas liquefatto, ma puntando ad una maggiore produzione di biometano e idrogeno rinnovabile. È necessario altresì ridurre più velocemente l’uso di combustibili fossili nelle case, nell’industria e nel sistema energetico, aumentando l’efficienza energetica e l’uso di energie rinnovabili.

Secondo la Commissione europea, queste scelte potrebbero ridurre la dipendenza europea dal gas russo per due terzi entro la fine dell’anno. Nel contempo, pur di evitare rischi di carenza di gas durante l’inverno, Bruxelles intende presentare entro aprile un testo legislativo che imporrà ai paesi membri di avere riserve sotterranee piene al 90% al 1° ottobre di ogni anno. L’esecutivo comunitario vuole in questa circostanza promuovere solidarietà tra i governi nazionali. 

Infine, la Commissione europea intende utilizzare l’articolo 107 dei Trattati per consentire un uso più ampio degli aiuti di Stato con l’obiettivo “di aiutare le aziende più colpite dalla crisi, in particolare quelle che stanno facendo i conti con costi energetici elevati”.

Basterà tutto questo per renderci indipendenti dalla Russia?

Salvatore Recupero

1. Gerussia. L’orizzonte infranto della geopolitica europea. Salvatore Santangelo Castelvecchi 2016

2. About us Nord Stream official site, https://www.nord-stream.com/about-us/

3. L’Europa può farcela senza il gas della Russia? Di Marco Dell’Aguzzo Start Mag 06 Marzo 2022, https://www.startmag.it/energia/europa-gas-russia-alternative/

4. Gas, ecco il piano Ue per tagliare di due terzi l’import dalla Russia entro un anno. Di Beda Romano Il Sole 24 Ore 08 Marzo 2022, https://www.ilsole24ore.com/art/gas-ecco-piano-ue-tagliare-due-terzi-l-import-russia-entro-anno-AEMAwkIB

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