ESTERI E GEOPOLITICA

UCRAINA: I QUATTRO FRONTI DELLA GUERRA E LE DUE LINEE STRATEGICHE

FONTE: https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/ucraina-quattro-fronti-guerra-linee-strategiche-225763/

A meno di una settimana dall’inizio delle ostilità tra Russia e Ucraina, abbiamo abbastanza elementi per provare a capire quale siano le due linee strategiche. Da un lato, abbiamo la Russia che nel primo giorno di trattative ha chiaramente chiesto la Crimea e lo status di Paese neutrale all’Ucraina. Dall’altro abbiamo l’Ucraina che, pur continuando a insistere per l’ingresso nell’Ue, alla Russia chiede il cessate il fuoco e il ritiro immediato delle truppe.

In attesa di conoscere come si evolverà il secondo step delle negoziazioni e come lavoreranno le diplomazie internazionali, possiamo riepilogare le azioni dei due fronti e, ove possibile, darne una spiegazione in chiave strategica.

Ucraina, i quattro fronti della guerra

All’alba del 24 febbraio i russi hanno iniziato le operazioni su quattro fronti.

Sul fronte “russo” (Nord-Est) l’esercito ha conquistato in breve tempo la provincia di Sumy, incontrando poca resistenza, forse per mancanza di numeri. Kharkov resta sotto controllo ucraino.

Sul fronte Nord (al confine con la Bielorussia), quello di Kiev, l’esercito russo riesce subito a conquistare la base aerea di Gostomel, con un’operazione aviotrasportata che sorprende l’esercito Ucraino. L’obiettivo è ricongiungersi con le unità che hanno gestito l’offensiva entrando dal confine di Chernobyl (stesso fronte).

Sul fronte Est, quello delle regioni separatiste di Donetsk e Lugansk, le operazioni vengono portate avanti dai rispettivi eserciti, che puntano dritti a Mariupol contando di ricongiungersi, in un secondo momento, con il fronte Sud.

Sul fronte Sud, l’offensiva russa parte dalla Crimea con l’ausilio delle truppe paracadutiste e dall’aviazione che scoraggia la formazione di una resistenza organizzata da parte dell’esercito Ucraino. Si attacca Melitopol.

La strategia militare della Russia

Alla fine della prima giornata di guerra si intuisce la strategia russa: concentrare gli attacchi su obiettivi militari e strategici. Nella prima mattinata ne colpirà 30 con una precisione chirurgica. Nella seconda giornata della campagna di guerra, i Russi dichiarano di aver pieno controllo dell’area della centrale nucleare di Chernobyl. Dal punto di vista strategico è una mossa logica (se non obbligata) perché in guerra “il terreno detta legge”, e l’area della centrale nucleare fornisce un ottimo riparo e caposaldo in quanto su tutta la zona è sconsigliabile ingaggiare combattimenti di qualsiasi tipo che possano danneggiare i depositi di scorie o, addirittura, la struttura della centrale stessa. Di fatto, dopo i primi momenti concitati, le due parti si accordano per una gestione congiunta della sicurezza dell’intera zona.

Il giorno successivo si comincia ad intuire la totalità del conflitto quando il governo Ucraino riferisce di arresti operati dalla polizia di Kiev nei confronti di cellule di sabotatori russi. Quelle dei sabotatori sono unità specializzate in azioni di guerra non convenzionale, acquisizione obiettivi, guerriglia urbana e sabotaggio e la loro presenza a Kiev è chiaro sintomo di una strategia militare più raffinata rispetto all’idea di una macchina russa formata da infinite colonne di carri tonnellate di munizioni.

Nella notte tra il 26 e il 27 febbraio la Russia, forse per accelerare l’incontro tra le due delegazioni o, proprio in vista di questo, mettere pressione all’Ucraina, colpisce diversi depositi di combustibili e danneggia diverse linee del gasdotto. Dall’Ucraina passa gran parte della rete del gasdotto Russo che rifornisce l’Europa e il bombardamento dello stesso arriva proprio in seguito all’inasprimento delle sanzioni da parte dell’Occidente e alle minacce (poi messe in atto) di tagliare fuori la Russia dal sistema SWIFT.

Le linee strategiche e il grande assente: l’aviazione russa

Se da una parte abbiamo un’Ucraina che si muove in linea retta su una strategia di difesa volta al sabotaggio delle linee di rifornimento russe e azioni più simili alla guerriglia che a quelle che ci si aspetta da un esercito regolare (forti anche di aiuti internazionali consegnati più o meno alla luce del sole), dall’altra abbiamo una Russia che parte con un offensiva numericamente impressionante, che lascia pensare a un vero e proprio “blitz krieg” volto all’occupazione totale della nazione Ucraina. Nel corso dei giorni però, quella che sembrava essere un’operazione lampo ha subito dei rallentamenti e un’apparente mancanza di coordinazione delle forze in campo: di fatti se nel sud dell’Ucraina si avanza a ritmo serrato (tanto che nella giornata di ieri il ministero della Difesa russo ha dichiarato di avere il totale controllo della costa che affaccia sul mare di Azov) il resto delle forze risulta avere “problemi di approvvigionamento”: complici forse le numerose azioni di sabotaggio portate a segno dagli Ucraini, la pesante macchina russa arranca, o almeno sembra.

Analizzando l’azione nella sua totalità emergono delle lacune in quelle che sono azioni chiave in una strategia di guerra convenzionale: la più grande assente all’appello è infatti l’aviazione Russa. Oltre ai lanci di armi balistiche come razzi e scariche di artiglieria, non si registrano bombardamenti di grande portata in nessuno dei fronti che impegnano le truppe di terra delle due fazioni. In un’azione militare che si rispetti, chi detiene la supremazia aerea detiene la chiave di volta per l’avanzata: e i russi la supremazia aerea la hanno ufficialmente dichiarata il 27 febbraio…ma allora dove sono questi aerei? E perché le linee di rifornimento di terra non vengono protette a dovere e scortate fino alle prime linee?

Dando per scontato che una certa percentuale di difficoltà e insuccesso è matematica, risulta molto difficile credere che un’operazione militare simile, preparata forse con anni di anticipo, rallenti per eventi dettati dal terreno o dalla contro interdizione nemica: sembra piuttosto che ci sia una ferma volontà dell’alto comando russo nel prendere tempo ed evitare di coinvolgere in larga scala la popolazione civile. Ragionandoci sopra, questo ha un senso logico: non coinvolgere direttamente un grande numero di civili nel conflitto significa assicurarsi il mancato intervento di organismi internazionali che (volenti o nolenti) possono fare da “finestra” sul conflitto, oltre ad agevolare ingerenze da parte di Paesi esteri.

Un gigante dai piedi di argilla o un orso infuriato?

Occorre però prestare attenzione e non sottovalutare la capacità russa (che ad oggi è sconosciuta nella sua interezza agli organi di informazione del blocco Nato). Questo non significa infatti, che “lo strumento” non sia pronto per essere utilizzato. Sono tantissimi i report (militari e non), che riferiscono una massiccia presenza di attrezzature da “illuminazione” con sistemi IR e UV di obiettivi sensibili, ad esempio, sulla capitale Kiev. Questi strumenti – realizzati anche in maniera rudimentale da reparti specializzati nelle operazioni di sabotaggio ed acquisizione obiettivi – servono a guidare ordigni balistici e/o a caduta sganciati dai vettori aerei (la filosofia della “bomba intelligente”) mediante coni di luce IR che guidano la bomba verso il suo obiettivo permettendole di “volare” in caduta seguendo una traiettoria precisa, quasi chirurgica.

Questo ci lascia comprendere due cose, la prima: la pianificazione di questa operazione ha radici profonde e le operazioni militari sono iniziate svariato tempo prima rispetto all’ufficializzazione dell’avvio delle ostilità.
La seconda: che la scelta di non utilizzare l’aviazione nella sua totalità è appunto una scelta, che ci aiuta a comprendere sì la strategia, ma ci lascia all’oscuro sulla reale capacità di reazione di una macchina bellica dai numeri impressionanti, che potrebbe essere un gigante con i piedi di argilla come un orso infuriato.

Finita Rosadi

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