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LA RUSSIA FUORI DALLO SWIFT? UNO SCHERZETTO CHE COSTEREBBE ALL’ITALIA (ALMENO) 33 MILIARDI

FONTE: https://www.ilprimatonazionale.it/economia/russia-fuori-swift-costerebbe-italia-almeno-33-miliardi-225384/

Non è l’opzione “nucleare” ma poco ci manca. Resta solo da capire se l’arma colpirà più la Russia o l’Europa. E più nello specifico l’Italia. Fuor di metafora non stiamo parlando di missili balistici ma dello Swift, la piattaforma che interconnette i sistemi finanziari facendo correre, lungo i suoi protocolli, le transazioni a livello internazionale. Per farla ancora più semplice: una sorta di “app” (per quanto di magnitudo sensibilmente maggiore rispetto ai vari programmi che ognuno di noi ha sul proprio telefono) per i pagamenti e il trasferimento di denaro.

Di Swift si è parlato diffusamente negli ultimi giorni, facendo seguito all’ipotesi che Mosca venga esclusa dal sistema. Circostanza che la isolerebbe dai canali finanziari globali, o almeno da quelli occidentali. Rendendo di fatto impossibile operare qualsiasi transazione da e verso la Russia. Per il presidente americano Biden l’opzione “resta sul tavolo”, parole condivise anche dal ministro francese dell’Economia Bruno Le Maire. Tendenzialmente contrarie invece Germania e Italia. Sul tema Swift, insomma, il fronte Nato non sembra particolarmente compatto. La ragione, al di là della geopolitica, potrebbe molto banalmente essere di natura contabile.

Senza Swift a rischio 8 miliardi di export e 25 di crediti

E’ vero che una Russia esclusa dallo Swift dovrebbe rinunciare ad importanti afflussi di pagamenti. Allo stesso tempo, però, il Cremlino si è già da tempo preparato all’eventualità, tra riserve in valuta (e in oro) praticamente raddoppiate mentre il debito estero è stato ridotto, dal 2014 ad oggi, da quasi 750 a meno di 500 miliardi di dollari. Almeno nel breve periodo, Mosca non sembra correre rischi a seguito dell’isolamento internazionale. Tanto più che il sistema “alternativo” allo Swift, il cinese Cips, non vedrebbe l’ora di accoglierla per integrarla sempre più.

Dall’altro lato – e questa è semplice partita doppia – se c’è un debitore c’è sempre un creditore. Così come se c’è un venditore c’è anche un acquirente. Se n’è accorto persino Daniele Franco, osservando sommessamente che “con la Russia fuori dallo Swift sarebbe un problema pagare il gas”. Ma sarebbe un problema, per gli imprenditori russi, anche pagare gli 8 miliardi di import dall’Italia. Quasi dimezzati, tra l’altro, rispetto al picco raggiunto prima del giro di sanzioni imposte nel 2014. L’adesione incondizionata ai dogmi di fedeltà atlantica ci fece perdere un mercato ricco, in continua crescita, nel quale il “made in Italy” spopolava. Verso cui anche le nostre banche si esponevano e hanno continuato a farlo pure dopo l’annessione della Crimea. Arrivando a toccare, ad oggi, i 25 miliardi tra prestiti e finanziamenti. Somme, tutte queste, che verrebbero di fatto “congelate”. La stessa sorte che potrebbe in un prossimo futuro toccare anche alle nostre abitazioni.

Filippo Burla

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