KULTURA

ALLA RICERCA DELLO STATO

Lo Stato riformatore è l’ultima opera, in ordine di tempo, di Francesco Ingravalle, docente presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università del Piemonte orientale “Amedeo Avogadro”. L’Autore ha al suo attivo numerosi e profondi saggi su filosofi e teorici di grandissimo rilievo speculativo quali, solo per citarne alcuni, Althusius, Nietzsche, Evola, Spengler, Halevy, List, Neurath. È altresì noto ai nostri lettori e ascoltatori di Radio KulturaEuropa per i suoi preziosi contributi su tematiche fondamentali per la nostra Visione del Mondo, inerenti soprattutto alla teoria dello Stato. 

Lo Stato Riformatore, pubblicato lo scorso dicembre 2021 per i tipi delle Edizioni Oaks, è dedicato all’opera di Carlo Francesco Ferraris (1850- 1924), intellettuale e funzionario. Si tratta di un personaggio non molto conosciuto fuori dall’ambito specialistico degli studi sulla Scienza dell’amministrazione e sulla “statistica”, ma di indubbia centralità per quanto riguarda le complesse vicende del neocostituito Regno d’Italia in un arco temporale sotteso fra gli ultimi due decenni del XIX secolo e la tormentata, ma feconda ed epocale, stagione del primo dopoguerra. 

Il Ferraris, come ci illustra, con la sua consueta scientifica precisione, Ingravalle, fu non soltanto un lucido teorico e professore universitario di discipline giuridiche in diversi Atenei, ma anche un attivo e propositivo uomo di Stato al servizio di diversi esecutivi, dimostrando, in termini pragmatici, la possibilità di coniugare teoria e prassi, avendo come obiettivo dichiarato la tutela del bene comune. Solo una sinergia, o, per meglio dire, un’organica collaborazione fra le diverse classi sociali può garantire, nel contempo, la stabilità del sistema e un ordinato progresso. Lo Stato viene inteso dal Ferraris quale superiore momento di sintesi, garanzia di ordine e luogo di composizione del conflitto fra interessi diversi e contrapposti che contraddistingue la società civile. 

«Dal punto di vista delle scienze politiche, lo Stato è il regolatore supremo della vita intima e l’organo dell’azione collettiva del popolo e deve tenersi a uguale distanza dal socialismo e dall’individualismo; dal socialismo che opprimerebbe l’individualità, dall’individualismo che disgregherebbe nella lotta di tutti contro tutti la società»1. 

Lotta che invece, nel contesto dell’Italia liberale, era vista quale strumento necessario d’affermazione da parte di diversi movimenti e partiti rivoluzionari di matrice anarchica o marxista. Il Ferraris, come molto bene evidenzia Ingravalle, è un lucido e critico osservatore della “realtà effettuale”, per usare una terminologia ricorrente in Machiavelli. I suoi riferimenti scientifici sono da ricercarsi nel Positivismo sociale, così come nel cosiddetto “socialismo cattedratico” di scuola tedesca. 

Il vero Stato non si limita, dunque, alla difesa dello status quo, né, tanto meno, alla tutela di pochi privilegiati contro disperse moltitudini di oppressi. È super partes, tuttavia 

«Non deve essere “etico” nel senso dell’imposizione di un determinato stile di vita alla società, ma soltanto nel senso di garante delle uguali opportunità per tutti i soggetti e della loro libertà.»

Un altro aspetto, che emerge dall’opera dello statista piemontese, è l’idea di una necessaria selezione della classe dirigente, non tanto sulla base del censo o di semplice cooptazione, ma secondo reali e chiare competenze. Soltanto così la compagine statuale potrà essere centro propulsore di riforme. Riforme “dall’alto”, e il modello, da questo punto di vista, può essere individuato nella Germania del cancelliere Bismarck, ma rispettose dei diritti della maggioranza, così come delle minoranze. L’ambito è quello del centralismo burocratico, di cui, all’epoca la Francia era esempio, capace, però, di riconoscere un ruolo attivo alle realtà locali secondo un principio di sussidiarietà. Si tratta, tuttavia, di un decentramento d’ordine amministrativo, non politico, quindi funzionale allo Stato e da esso reso possibile. 

Giustamente, in sede di valutazione complessiva, Ingravalle mette in rilievo la sconfitta del progetto ferrarisiano, causata, in primo luogo, dalla crisi dello Stato liberale italiano negli anni Venti dello scorso secolo. Le dinamiche di quel periodo, infatti, spianarono la strada ad una diversa concezione statuale, che assumerà i contorni di un totalitarismo, ancorché, secondo una ormai consolidata tradizione storiografica, imperfetto. 

È di certo opportuno, anzi, necessario, leggere il testo di Ingravalle proprio nella nostra fase storica, caratterizzata da un colpevole oblio del senso profondo dello Stato. Stato che appare quale luogo d’occupazione di un “ceto politico”, formato da gruppi di pressione, più che da reali élite di competenti, che lo riduce a mero strumento in vista del raggiungimento di obiettivi di parte fra loro conflittuali, senza alcuna visione strategica volta al bene pubblico. Tutto questo perfettamente in linea con l’imporsi di una tipologia umana lontana dall’idea di autodominio, di quel governo di sé, irrinunciabile dimensione interiore, condicio sine qua non per orientare e dirigere la cosa pubblica. 

Se anacronistico può apparire il messaggio di Carlo Francesco Ferraris, legato a un mondo lontanissimo nel tempo, e riferibile ad un particolare orizzonte nazionale del tutto superato, risulta urgente l’esigenza di riflettere intorno all’essenza profonda dello Stato nell’attuale contesto continentale, dal momento che, in atto, l’Unione Europea non si è ancora definita, appunto, come Stato, dotato di sovranità e di capacità decisionale, limitandosi ad essere un’entità di tipo economicistico. Solo configurandosi in tal senso, l’Europa Nazione potrà tornare ad essere soggetto non solo in ambito geopolitico, ma, soprattutto, data la sua storia e le sue potenzialità mai sopite, centro di Civiltà. 

Giuseppe Scalici 

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