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LA CONOSCENZA DELLA COMPLESSITÀ PER DIFENDERSI DAL REGIME DEGLI OLIGARCHI

FONTE: https://electomagazine.it/la-conoscenza-della-complessita-per-difendersi-dal-regime-degli-oligarchi/

Pico della Mirandola non c’è più. Anzi, considerando il livello della scuola italiana, pochi conosceranno il personaggio emiliano in grado, secondo la leggenda, di ripetere a memoria la Divina Commedia partendo dalla fine. Filosofo, umanista, matematico, scienziato. In un mondo meno complesso, sostengono i detrattori attuali. Certi che nella realtà odierna sia assolutamente impossibile avere una cultura che spazia in campi così diversi. E, di conseguenza, insistono sulla necessità dell’iper specializzazione.

Una scelta di campo che non è assolutamente super partes, oggettiva, asettica. Perché è sicuramente vero che occorrono già notevoli doti personali per arrivare a conoscere approfonditamente una singola materia – tanto più in un’epoca di calo generalizzato del QI – ma è altrettanto vero che una specializzazione a senso unico impedisce di cogliere la complessità della situazione generale.

Non è certo un caso che l’apologia della concentrazione su un singolo settore arrivi  dal Corriere della sera, il quotidiano di Urbano Cairo che è in prima fila nel tentativo di asservire gli italiani al potere dei tecnocrati. E mentre smonta l’idea che possa esistere “l’esperto della pandemia” – in quanto il problema è troppo complesso e coinvolge sanità, sociologia, psicologia, economia, politica – rilancia il ruolo dei super esperti in uno di questi ambiti. Come se le comparsate televisive di pagliacci che si spacciavano per esperti virologi non avessero dimostrato che la conoscenza di una materia è tutt’altra cosa rispetto ad una etichetta appiccicata dai media di regime.

Non solo. Perché proprio i sedicenti esperti hanno dimostrato che erano fallimentari le loro proposte poiché erano prive di una conoscenza della complessità. Non capivano un accidente delle ricadute psicologiche, economiche, sociali, politiche. Neppure di quelle sanitarie poiché, obbligandoli all’immobilità, facevano sorgere patologie anche con effetti mortali.

Ma al regime va bene così. Anzi, è indispensabile che sia così. Perché la conoscenza della complessità permette di comprendere ciò che sta accadendo. Permette di capire che la follia criminale di Biden magari non porterà alla Terza Guerra mondiale, però sta già portando ad una riduzione della ricchezza e della competitività europea. Permette di capire gli attacchi ripetuti all’agroalimentare italiano e mediterraneo al di là del solito terrorismo mediatico sui rischi di cancro legati a qualsiasi alimento non importato ed imposto dalle multinazionali del settore. Permette di capire le conseguenze disastrose delle iniziative del ministro Cingolani. Permette di capire l’inadeguatezza della classe dirigente italiana, pubblica e privata.

Per questo bisogna puntare sulla iper specializzazione come alternativa obbligatoria alla multidisciplinarietà. Per evitare che si possano comprendere i meccanismi della complessità. Meglio studiare esclusivamente i numeri primi, evitando di informarsi sulle ragioni della crisi ucraina. Meglio dedicarsi esclusivamente allo studio della battaglia di Zama, per non avere il tempo di comprendere gli effetti del superbonus. Meglio passare il tempo esclusivamente nello studio di un materiale, nell’analisi di un solo verso di una poesia, nell’esame di un singolo particolare di una sola cellula. Evitando di confrontarsi con chi studia un altro materiale, un’altra cellula, un altro poeta.

Divide et impera. Perché il regime qualche lezione del passato l’ha imparata. E vuole evitare che la imparino anche i sudditi.

Augusto Grandi

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