PENSIERI CORSARI

APPENDIAMO LE TOGHE

FONTE: https://electomagazine.it/appendiamo-le-toghe/

Tempo addietro è uscito un piccolo e denso saggio su il ’68 e il nichilismo intitolato – dal divertito e giocherellone Autore, Franco G. Freda, – “In alto le forche”, nella liberatoria e provocante traduzione di “Sursum corda”.
Tentando di imitare maldestramente il mio sempiterno riferimento culturale, ho voluto denominare così questa mia modesta interpretazione del percorso equivoco della magistratura italiana, dall’interventismo del febbraio 1992 all’assenteismo del febbraio 2022. Niente di truculento. Solo l’auspicio che la Giustizia dichiari fallimento, ufficializzi la sua vocazione a gestire la cosa pubblica e sistemi il vestiario simbolico della Legge in guardaroba con abbondante naftalina.
“Mani pulite” è stata chiamata l’operazione di smantellamento della politica, nascosta dietro all’apparente depurazione della disonestà amministrativa e della collusione criminale partitica.
Fallimento completo. Come profetizzò Marcello Veneziani, siamo passati da ladri intelligenti e capaci a farabutti ottusi e incompetenti. I primi, quanto meno, con tutte le magagne e i vizi, avevano il senso dello Stato e difendevano la sovranità del popolo. Questi, impotenti nelle azioni e inetti nelle decisioni, sono per ben che vada maggiordomi, se non semplici lacchè di poteri antinazionali.


L’attivismo depurativo giudiziario è stato convalidato nel 2009 dal losco apparire del Movimento 5Stelle: al grido di “Onesta!” spergiuravano di aprire il parlamento come una scatola sardine, di rispettare mandati integerrimi, di ripulire gli scranni e di liquidare i privilegi. Il loro progetto di antipolitica si è rivelato un bluff, inscritto già nel genoma propagandistico dei fondatori e dei primi attivisti.
Notare il passaggio conseguenziale: dalla manovra giudiziaria antipartitica al piano demagogico antipolitico.
E arriviamo alla degenerazione finale. Ve lo ricordate Piercamillo Davigo, quello che veniva indicato come colui che aveva le manette sul comodino, che disse che non esistono innocenti, ma solo colpevoli non incastrati, che in più esibizioni pubbliche sottolineava il suo pensiero con una domanda: Dareste i vostri bambini in custodia ad un pedofilo condannato in primo grado solo perché la legge prevede la sentenza definitiva? Perché allora mantenere un politico nella sua posizione per decenni dopo una condanna in attesa del giudizio della Cassazione? Grande Davigo! Onestà!
Adesso, Eccellenza, Lei e suoi colleghi dove siete? Questa “felice opportunità pandemica” – come è stata definita – ha creato una serie di illegalità sanitarie ed amministrative inimmaginabili. Dalla falsificazione dei dati agli omicidi plurimi di malati, dalle truffe delle
mascherine allo spreco di denaro pubblico con i banchi a rotelle, dai sequestri di persona con i DPCM alla equivoca impunibilità emergenziale, dagli atti persecutori e discriminatori all’illegittimità di certe azioni governative.
Lei, Supertogato, e gli altri inquisitori: muti, catatonici, impassibili. Non sempre. Il vostro collega Angelo Giorgianni si è opposto all’andazzo e un suo libro si intitola “Strage di Stato”: è stato sospeso. Quindi, ogni tanto uscite dal torpore ed eliminate i dissidenti.
A questo punto prendiamo atto che la Giustizia si è dissolta, così come la Politica si è degradata ad amministrazione finanziaria eterodiretta. Come disse Giolitti, e come ho spesso ripetuto: “Per i nemici la giustizia si applica, per gli amici si interpreta”. Tutti sodali, dunque, nella stessa melassa istituzionale, però con una prece da parte mia: l’astensione a considerare criminali coloro i quali si oppongono a questa farsa e, magari, la denunciano a proprie spese, e proveranno pure a finirla.

Adriano Segatori

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