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KULTURA

RICREARE LA COMUNITÀ PER COMBATTERE LA DITTATURA DEL LIBERALISMO

FONTE: https://electomagazine.it/ricreare-la-comunita-per-combattere-la-dittatura-del-liberalismo/

Negli ultimi due anni, a seguito della pandemia per il Covid, si è spesso sentito parlare di Gran Reset. Secondo alcuni staremmo assistendo ad un vero e proprio cambio di paradigma riguardante la struttura del Potere, da alcuni definito senza tanti giri di parole dittatura sanitaria. Ma siamo proprio sicuri che stia avvenendo, o addirittura sia già avvenuto, questo mutamento? Il Green Pass rappresenta veramente uno strumento liberticida come mai prima d’ora?

Eppure già in passato ci sono stati strumenti di controllo della cittadinanza. Pensiamo banalmente al codice fiscale, introdotto in Italia nel lontano 1973. Senza di esso, che ha sostituito de facto e de iure la nostra individualità, saremmo come cancellati dalla realtà: niente stipendio o pensione, niente cure sanitarie, niente possibilità di acquisti di beni immobili e tanto altro. Eppure nessuno ha parlato in questi decenni di dittatura o è sceso in piazza per contestare l’introduzione del codice fiscale. Forse perché quest’ultimo, a differenza del Green Pass, non ha toccato il sentimento più basso ma più efficace di controllo sociale: la paura. Che il timore riguardi il virus o il vaccino, nulla cambia; la posizione difensiva è la medesima.


Su una cosa però non ci sono dubbi. Il Covid ha profondamente modificato la nostra società, in primis quella occidentale. Bisogna però capire se ne sia stato la causa primaria oppure un semplice strumento. Noi propendiamo per la seconda ipotesi. Come ha ben spiegato Guillaume Travers nel suo libro “La società della sorveglianza”, recentemente edito dalla casa editrice Passaggio al Bosco, il colpevole dei recenti cambiamenti ha un nome ben preciso: il liberalismo. Non a caso, l’autore ha sottotitolato il suo libro “fase ultima del liberalismo”, proprio per indicare come la pandemia sia solo stata uno strumento dei cambiamenti ma non la causa prima degli stessi.
Cos’è infatti questo liberalismo di cui tanti si riempiono la bocca, soprattutto i politici occidentali, ma di cui ben pochi hanno dato precise definizioni se non generiche affermazioni sulla Libertà come concetto generale di natura quasi metafisica? Il liberalismo è in primis una concezione (sarebbe meglio dire aberrazione…) dell’uomo: quest’ultimo è considerato un individuo atomizzato, privo di legami di sorta, che può liberamente decidere tutto ciò che più gli piace, anche la propria identità sessuale. I corifei di questo pensiero lo definiscono libero ma a noi appare più che altro idiota. Millenni di pensiero filosofico, pensiamo banalmente all’uomo come animale politico e sociale di Aristotele, gettati letteralmente nella pattumiera per fare spazio a qualcosa di indefinito e privo di identità.


Ma quand’è che storicamente il liberalismo ha cominciato a produrre i suoi effetti nefasti sulla società? Secondo Travers i primi passi vanno fatti risalire al XVIII secolo con la nascita degli scambi commerciali tra Nazioni anche distanti tra loro. Fino a quel momento, infatti, gli scambi avvenivano soprattutto tra persone vicine, che spesso si conoscevano o comunque appartenevano alla medesima cultura. Questo faceva sì che gli scambi non dovessero essere eccessivamente formalizzati e non richiedevano una pletora di regole scritte come oggi. Una condotta scorretta se poteva portare ad un vantaggio nell’immediato, era poi piena di conseguenze negative per il futuro: nessuno più si sarebbe fidato di quella persona e gli affari sarebbero crollati.

Senza scordare che il venditore apparteneva anche ad una categoria precisa che, avendo ancora a mente e come modello le strutture corporative del Medioevo, sarebbe intervenuta in prima persona per scoraggiare condotte lesive dell’immagine di un’intera categoria. Con l’avvento invece del commercio internazionale, essendo aumentate le distanze tra le parti, si ritenne necessario cominciare a stabilire regole precise che regolamentassero appunto queste transazioni. Col passare del tempo, però, questo modello è diventato dominante in ogni ambito della vita sociale, anche nelle relazioni tra persone vicine. Proprio perché il liberalismo ritiene che ogni uomo rappresenti un piccolo atomo unicamente interessato al proprio guadagno, l’eventuale appartenenza ad una comunità o gruppo sociale perdeva di interesse, se non addirittura veniva negata.
E il Covid ha portato tutto questo al parossismo più totale. Non essendovi più una comunità di riferimento (da anni sentiamo parlare addirittura di abolizione della cittadinanza, per quanto quest’ultima oggi rappresenti solamente un simulacro privo di significato), bisogna normare l’intera vita quotidiana del cittadino affinché faccia, o non faccia, solo ciò che prevede la norma. Da qui tutte le regole su
mascherine, distanziamenti, obblighi vaccinali ecc ecc.

In passato le pandemie venivano affrontate con ben altre modalità. Si segnalavano sì i comportamenti più idonei da adottare ma poi si confidava sul buon senso e sulla responsabilità dei cittadini, che si sentivano a pieno diritto facenti parte di una comunità nazionale con una sua specifica identità, affinché le seguissero senza atteggiamenti da Stato di Polizia o peggio. Oggi invece questi ultimi sono incattiviti e sembrano dare ragione all’homo homini lupus di Hobbes: vaccinati contro non vaccinati, rigidi esecutori delle normative contro chi si ribella, adulatori delle notizie elargite benevolmente dai mass media contro complottisti millenaristi e via dicendo. Così siamo tutti perdenti e vittime sacrificali di questo aberrante liberalismo.
Eppure una via d’uscita, come sempre, esiste basta volerla ed impegnarsi per crearla. Bisogna rilanciare il senso comunitario, sia dal punto di vista culturale che, soprattutto, fattuale e pratico. Dare vita a forme di solidarietà e di mutua assistenza tra tutti i membri della Comunità nazionale, siano essi vittime dell’attuale crisi economico-sociale e sanitaria oppure no. Trovare soluzioni alternative alle norme astratte imposte dall’alto, dando vita ad una forma di contropotere territoriale e dal basso. Rifondare una vera solidarietà nazionale che permetta di liberarci una volta per tutte del liberalismo. Così facendo l’homo economicus morirà e verrà sostituito, nuovamente, dall’Uomo integrale.

Alessandro Cavallini

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