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MATTARELLA RIELETTO AFFINCHÉ NULLA CAMBI ED I PAGLIACCI RESTINO IN PARLAMENTO

FONTE: https://electomagazine.it/la-farsa-e-servita-mattarella-rieletto-affinche-nulla-cambi-ed-i-pagliacci-restino-in-parlamento/

“Vent’anni dopo al punto di partenza”. La canzone di Francesco Guccini si intitolava, in realtà, “Due anni dopo”, ma nel corso del tempo gli anni cantati nei concerti erano diventati 20. Una canzone che dovrebbe diventare l’inno ufficiale del parlamento italiano. A distanza di 9 anni si replica la farsa della rielezione di Giorgio Napolitano alla presidenza della repubblica. La dimostrazione più evidente della totale mancanza di leadership politica dell’intera rappresentanza parlamentare.

Incapaci di trovare un nome nuovo, incapaci di gestire le trattative con gli altri partiti (Salvini), incapaci di farsi seguire dal proprio partito (Conte), totalmente privi di credibilità (Berlusconi), totalmente privi di idee (Letta), totalmente irrilevanti (Meloni), clamorosamente illusi (Renzi). Uno spettacolo disgustoso, irritante.

Uno spettacolo che è lo spot migliore per il taglio dei parlamentari. Perché hanno ragione i territori montani e marginali che si ritroveranno senza rappresentanza, ma se i rappresentanti sono questi non è un grande problema rinunciarci.

Così l’Italia si ritroverà Mattarella alla presidenza, con Sua Divinità Mario Draghi a guidare il governo dei Migliori scelto da Washington. Mattarella, ossia il presidente che, non avendo permesso di andare a votare, ha determinato l’attuale situazione di stallo. Con un parlamento che, probabilmente, non rappresenta minimamente l’orientamento politico del Paese.

È anche vero, però, che lo spettacolo odierno rende molto meno credibile una qualsiasi alternativa al modestissimo governo di Sua Divinità. Perché se i media di regime nascondo tutte le spese aggiuntive che le famiglie italiane dovranno sostenere per effetto del malgoverno, non per questo ci si può illudere che affidandosi ai maggiordomi di Confindustria, a chi non sa trattare con Letta e figurarsi con  Putin e Macron, a chi è abituato al ruolo di zerbino, si potrebbero ottenere risultati migliori.

L’immagine dei politici italiani, di tutti gli schieramenti, esce peggio rispetto ai tempi di Tangentopoli. Perché anche i ladri avevano dimostrato capacità nettamente superiori rispetto ai sedicenti leader attuali. Per non infierire con i confronti con i peones dei vari partiti.

Naturalmente i leaderini non avranno la decenza di farsi da parte. Nel centrodestra, in nome delle Poltrone, fingeranno che la coalizione esista ancora. E torneranno a litigare per qualche assessorato regionale in più o in meno a spasso per l’Italia. I pentapoltronati fingeranno di credere che Conte sia un capo e che debba essere ascoltato, almeno una volta al mese. I piddini fingeranno che Letta abbia carisma e, magari, persino delle idee. Renzi potrà raccontare alla sua pattuglia che, questa volta, lui non è riuscito a dare le carte, ma è riuscito ad evitare un voto anticipato che avrebbe spedito a casa l’intera banda di Italia Viva.

Mattarella sarà il garante di tutto questo. Sarà il simbolo di tutto questo. L’evoluzione del Gattopardo: non più accettare che tutto cambi affinché tutto rimanga come prima,  ma semplicemente impedire ogni cambiamento, di facciata o reale. Contento lui…

Enrico Toselli

  1. Enrico Desii

    Ennesimo capolavoro politico di Matteo Salvini. Prima si dimette dal Viminale preferendogli il Papeete e lasciando il paese nelle mani di Conte. Poi si evita il fastidio di vincere le elezioni fulminato dall’apparizione del Drago pigliatutto. Infine, non soddisfatto, ci regala un altro settennato di Quirinale democristiano a trent’anni dalla scomparsa ufficiale della balena bianca.
    E giù applausi anche dai banchi della Lega che fu di lotta e ora è di sottogoverno.
    Unico punto a favore? Ci evitiamo uno stipendio da senatore a vita…

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