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CIRCOLO FUTURISTA: NON CI SI FERMI, LA VITTORIA CI ATTENDE

Il Circolo Futurista è stato sgomberato. Questa la notizia che molti di noi hanno appreso, al risveglio, giovedì mattina. Una notizia che ha suscitato in tantissimi una sensazione molto simile a quella che si prova quando si viene a sapere che un amico è venuto a mancare. Nessuna esagerazione, perché in ben tredici anni di attività, probabilmente, ciascuno di noi ha trascorso nei locali di quell’occupazione almeno una serata all’insegna della goliardia e della militanza.

Occupazione. Ebbene sì, perché i più forse lo avevano dimenticato con il passare del tempo che quella sezione, difesa ad ogni costo nel corso degli anni dai vili attacchi dell’antifascismo e da quelli servili dello stato, era a tutti gli effetti un atto di libertà e giustizia sociale compiuto però al di fuori dei limiti consentiti dalla legalità. Legalità che è stata infine ripristinata per la gioia di alcuni che, in buie camerette o in lussuosi attici in centro, hanno ghignato e battuto i tasti per congratularsi con quel potere che, ancora una volta, si è mostrato forte con chi cerca di sfidarlo.
Eppure si era ben consci che questo momento sarebbe giunto prima o poi, perché non è tollerato che i nostri avamposti possano sorgere per portare tra la gente la dimostrazione concreta che esiste un’alternativa al marciume che ci circonda. Perché certi luoghi, a differenza di altri, non agiscono con il beneplacito delle autorità, ma nonostante esse. I nostri spazi rappresentano infatti una moderna sfida alle stelle e non torri d’avorio in cui rintanarci. Non sono oggetto di scambio per tentare ricatti né monete con cui comperarci. Proprio per questo non si può e non si deve credere che la chiusura di quel portone segni la parola “fine” per un percorso politico e culturale, né, tantomeno, per una comunità che in questo lungo periodo di presenza su un territorio storicamente difficile, ha avuto modo di crescere, forgiarsi ed espandersi. Un’esperienza in grado di spingersi, certamente, ben oltre le più ottimistiche previsioni che coloro che forzarono i portoni di quei locali in via degli Orti di Malabarba avrebbero potuto immaginare.

Il Circolo Futurista è stato sgomberato, un baluardo è stato espugnato. Eppure non gioiscano i nostri nemici. Non credano che la paura ci pervada né che i ranghi si rompano.

La solidarietà a CasaPound Italia, è infatti giunta compattamente da tutto quel mondo che, non troppi anni fa, si sarebbe definito con semplicità “non conforme”, e che oggi come allora, con le sue mille sfacettature, sta riaffermando convintamente il proprio credo in un’Idea, in una visione della vita, che non può che rivelarsi vincente.

È proprio per tale ragione che non bisogna cadere nel disfattismo, che non ci si deve far assalire dalla tristezza e che non ci si può piegare al vittimismo che non sono mai stati atteggiamenti propri del nostro Essere.
Si dice che è nei momenti difficili che i migliori e i simili si riconoscono tra loro, ed è proprio per questo che tale evento deve essere vissuto come ulteriore segnale della necessità di mettere a rete quelle forze e quelle eccellenze che, troppo spesso, affollano il nostro ambiente rimanendo tuttavia inespresse. Nel corso di questi tredici anni molte di esse avevano trovato spazio sul palco e sui muri del Circolo Futurista. Il fatto che non ci sia più non deve dunque scoraggiarci ma spronarci ad aprire altri luoghi che sappiano raccogliere l’eredità di questa e di tutte le altre occupazioni che, nel corso del tempo, hanno rappresentato un’avanguardia sotto ogni aspetto.

A scuola insegnano che la scrittura di un articolo richiede una forma impersonale, ma per noi, che dell’azione impersonale abbiamo da sempre fatto pratica quotidiana, quest’oggi è necessario ribadire che dietro ogni testo, ogni podcast, ogni manifesto o scritta sul muro vi sono cuori pulsanti che si mettono giornalmente in gioco sacrificandosi con la consapevolezza che la Vittoria ci spetta per un Diritto ben più alto di quello contenuto nei tomi agitati dai nostri oppositori.

La solidarietà non è un comunicato stampa o uno stato social. Non per noi. Essere solidali vuol dire tendere l’avambraccio a chi inciampa, aiutarlo a rialzarsi e mettersi a disposizione per ricominciare, per non dar tregua a chi da sempre ci osteggia e cerca invano di cancellarci. Si sappia dunque che al fianco di chi viene oggi e costantemente colpito dalla repressione che il potere mette in atto per difendersi, vi sono singoli e gruppi che continuano a lottare. “Per un locale sgomberato, ne occuperemo altri cento” si dice in questi casi. Ebbene, questa non è una frase fatta ma una promessa.

Le idee non si sgomberano, viva il Circolo Futurista!

Alessandro Autiero

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