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QUIRINALE. MA QUANT’È VANITOSO DRAGHI? LA RISPOSTA A BREVE

FONTE: https://internettuale.net/4981/quirinale-ma-quante-vanitoso-draghi-la-risposta-a-breve

Non è una questione di numeri. Sulla carta, Silvio Berlusconi potrebbe anche averli, ma l’ingresso al Quirinale gli è comunque vietato. Che siano vere o false le accuse lanciategli contro nel corso di decenni, è evidente che all’estero la sua immagine è quella di un gaudente corruttore. Anche se questa repubblica e questa classe politica non sono propriamente un esempio di virtù teologali, Berlusconi presidente della Repubblica sarebbe l’ennesimo autogol per il tricolore. Un centrodestra compatto sulla candidatura del Cavaliere è difficile immaginarlo. Più probabile che ciascuna delle forze che lo compongono vada a contrattare i voti per un vantaggio immediato e anche come investimento per il prossimo futuro. Parlare di Berlusconi al Quirinale è una perdita di tempo.

L’altro nome che gira è quello dell’attuale presidente del Consiglio. Qui la faccenda è più delicata: Mario Draghi tiene stretti i cordoni della borsa, per cui spostarlo a Monte Cavallo significherebbe spesa libera per tutti. Se c’è un’azione nella quale il Parlamento è assai esperto è l’assalto alla diligenza. Ogni parlamentare degno di questo nome deve portare a casa e nel collegio elettorale una parte di bottino. Le causali sono sempre nobili: un ospedale, un ponte, un intervento strategico per il rilancio del territorio, un sostegno all’artigianato e via spendendo. I soldi non bastano mai e i costosissimi progetti si fermano nella prima fase di realizzazione: il ponte resta a metà e per l’ospedale mancano personale e attrezzature. Il territorio assorbe i finanziamenti come le spugne l’acqua e ricomincia la litania delle promesse fino alla prossima diligenza.

Stavolta c’è una montagna di soldi e le diligenze sono frequenti e piene come uova. L’unico in grado di ridurre allo stretto necessario i “prelievi politici” è l’ex governatore della Banca centrale europea, che, ricordiamolo, ha battuto a braccio di ferro perfino i fortissimi tedeschi.

Dal Colle non riuscirebbe a proteggere le diligenze, ma siederebbe sulla poltrona più prestigiosa d’Italia e la cosa lo solletica, tant’è che si mantiene nel vago. La domanda da farsi è perciò: è più grande la vanità di essere l’unico riformatore a riuscire nel compito oppure quella di andarsi a godere i fasti quirinalizi come traguardo di un folgorante curriculum?

Il vecchio cronista non conosce Draghi, ma immagina che, se porta a termine il compito, se approda in Parlamento con una propria forza e se riesce a far varare la riforma costituzionale dando vita alla repubblica presidenziale, potrà salire al Colle a coronamento di una vita spesa bene.

E Sergio Mattarella? Gli tocca restare un altro po’, come ha dovuto fare Giorgio Napolitano prima di lui.

Giuseppe Spezzaferro

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