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LA LIBERTÀ DI RIDERE DEI SERVI SCIOCCHI E DEL SENSO COMUNE

FONTE: https://electomagazine.it/la-liberta-di-ridere-dei-servi-sciocchi-e-del-senso-comune/

“Il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune”. Chissà se Don Lisander, ossia Alessandro Manzoni, riuscirebbe davvero a trovarlo, il buon senso, in questa orgia di servilismo in cui si è trasformato il senso comune. In fondo, visto da fuori, è persino divertente assistere alla farsa  per l’elezione del presidente della repubblica. Se Sua Divinità Mario Draghi non fosse espressione di ben evidenti poteri forti internazionali, si potrebbe quasi pensare che il discorso di autoproclamazione fosse stato preparato per vedere l’effetto che avrebbe prodotto e per divertirsi alle spalle di una classe politica indecente e di un giornalismo vergognoso.

Però, se si ha la fortuna di non fare il tifo per nessuno di questi personaggi da commedia all’italiana di infimo livello, si può ridere pensando alla faccia di Berlusconi quando ha cominciato a rendersi conto che le sue chances di approdare al Quirinale si sono drasticamente ridotte. O immaginando il terrore tra le fila dei pentapoltronati all’idea che Sua Divinità al Quirinale significhi elezioni anticipate e tutti a casa definitivamente.

E non fa ridere l’imbarazzo del Pd che rischia di dover rinunciare ai soliti giochetti per eleggere il presidente della repubblica rigorosamente di parte e che ignora la maggioranza degli italiani? O la consapevolezza dei leghisti che hanno visto passare il momento magico e che, dalle urne, vedranno bocciare una parte consistente dei parlamentari, anche per il taglio complessivo degli eletti?

Ma anche chi, come la sorella della Garbatella, spera in un grande successo elettorale, deve fare i conti con le gomitate ed i colpi bassi delle periferie dove i possibili candidati iniziano già le grandi manovre per arrivare o per tornare a Roma.

Risate a non finire, ovviamente, per i giornalisti. Per dimostrare la propria schiena dritta non sanno se sia meglio esaltare Sua Divinità come presidente del consiglio o se cominciare a magnificarlo come perfetto presidente della repubblica. Certo, preferirebbero portarlo in trionfo, sulle loro schiene dritte, come Zar, come Cesare, come Imperatore. In uno slancio di indipendenza e di libertà vorrebbero consigliarli di autoproclamarsi dittatore a vita, salvatore della patria. Con una bella corona sul capo e tutti i chierici del giornalismo a fargli aria con piume di struzzo.

L’importante, in ogni caso, è evitare che il buon senso rialzi la testa. Mentre si deve insistere sul senso comune fatto di terrore e di servilismo.

Augusto Grandi

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