EUROPANAZIONE

KULTURA

IL CANTO DI NATALE DI DICKENS: UN CLASSICO SOTTOVALUTATO

Anche questo Natale, come avviene ogni anno da che io abbia memoria, torno a dover fare i conti, direttamente o indirettamente, volontariamente o non, con un racconto che mi è familiare come le mie tasche, sia perché parte ormai stabile e consolidata dell’immaginario natalizio collettivo, sia perché sempre presente a casa, in forma libraria o cinematografica. Mi riferisco al celebre Canto di Natale di Charles Dickens: una storia tanto diffusa quanto, a mio parere, non mai del tutto compresa e ben digerita dalla cultura europea, in particolare da quella cattolica, e relegata a semplice prodotto di una mentalità anglosassone, puritana e protestante, troppo scontata nella trama per poter essere classificata realmente come classico. Ecco, vorrei invece poter affermare, senza paura di sbagliare, che il racconto di Dickens, nonostante le inevitabili influenze del contesto culturale che lo ha visto nascere, rappresenta in modo completo un grande classico della letteratura europea, nella sua semplicità e immediatezza.

Perché è proprio questo che colpisce del Canto di Natale: la capacità di far arrivare al lettore, in maniera così efficace e diretta, il suo messaggio, come solo i grandi autori riescono a fare: e Dickens, da questo punto di vista, non ha nulla da invidiare agli altri giganti del passato.

Il messaggio è di rinnovamento, di riscatto, di redenzione: è un passaggio dal buio delle tenebre del peccato alla luce della salvezza che viene reso attraverso delle metafore facili ma profonde, rivelatrici del cambiamento dell’animo del personaggio che, è bene sottolinearlo, è prima di tutto emotivo, e solo poi morale. Quella di Scrooge non è infatti una semplice conversione morale: è viscerale, spirituale, è un risveglio dell’anima intorpidita dalla stanca routine quotidiana dell’indifferenza, e che scossa sa dirigersi, gradualmente guidata, verso la luce. E’ un percorso, quello tracciato da Dickens, che può essere definito di ritorno, di presa di coscienza del fatto di essere unici, indispensabili, e di avere una sola vita su questa terra per realizzarsi e da non sprecare, il che è tanto. Con tutte le debite proporzioni del caso, era forse dalla Divina Commedia di Dante che non si decideva di ripercorrere con tale efficacia un viaggio del genere, un viaggio spirituale dell’anima, di ritrovamento, di redenzione, di salvezza. Un viaggio che trascende il tempo e la storia, le varie epoche, i confini e i limiti stabiliti dalla mente umana, ma che di questi strumenti si serve per entrare nella storia e sconvolgerla, attraverso una guida, o in questo caso delle guide, per condurre l’uomo a quello che deve essere il suo compito ultimo: quello di compiersi, di realizzarsi, con ciò che si ha e con ciò che abbiamo a disposizione, senza lasciarsi arrestare dalla vergogna.

E’ un memorandum da tenere a mente e di cui ricordarsi, una sfida da non lasciar cadere ed una strada che non ci si dovrebbe mai stancare di battere: perché è sempre quella a cui è chiamata l’anima dell’uomo.

Edoardo Ferrara