EUROPANAZIONE

ATTUALITA'

SI MUORE TUTTI CONSERVATORI (E MAI ERETICI)

FONTE: https://www.rivistaspiral.org/si-muore-tutti-conservatori-e-mai-eretici/

“E ora? Cosa ci aspetta?”: questa è la domanda che riecheggia nella mente di ogni cattolico, che sia conservatore o che sia progressista. In effetti, questo papa argentino non smette di sorprenderci, nel bene e nel male. Il suo pontificato è iniziato da vero incendiario, oserei dire in discontinuità con il passato: via tutto il superfluo, via tutto ciò che ormai ci eravamo abituati a considerare come prassi, via ogni traccia della precisione diplomatica dei pontefici postconciliari (vedasi le sorprendenti interviste a braccio), è il tempo del papa gesuita e francescano, colui che deve cambiare la rotta alla tormentata barca di Pietro.

Papa Francesco ci ha abituati a grandi gesti densi di significato: dall’anello piscatorio in argento (esattamente come la croce pettorale), passando per le divinità amazzoniche in piazza San Pietro, arrivando all’augurio di una più equa attività legislativa nei confronti delle coppie omosessuali. Ecco, ora dimenticatevi tutto questo. La musica potrebbe essere cambiata. L’ultimo responsum della congregazione della Dottrina e della Fede (ex sant’Uffizio) ha lanciato una secchiata di conservatorismo sul fuoco delle correnti progressiste dell’orbe cattolico. La congregazione, per mano del prefetto mons. Ladaria (gesuita e amico del papa), ha risposto picche alla questione posta da alcuni prelati in merito alla benedizione delle coppie omosessuali. Niente da fare quindi, si possono benedire i ‘peccatori’ (gli omosessuali, secondo la chiesa) ma non il ‘peccato’ (la loro unione amorosa). Apriti cielo. Tutti si sono svegliati da un sogno: anche Papa Francesco è conservatore!

Quelli che più di tutti non hanno digerito il responsum ed hanno dovuto far ricorso a qualche maalox sono gli aggiornatissimi, e ricchissimi, vescovi tedeschi. Questi ultimi, capitanati dal potentissimo cardinale Marx, si erano recati in Vaticano, ad autunno inoltrato, per far presente al successore di Pietro che o si apriva al sacerdozio femminile e alle coppie gay o loro avrebbero chiuso i rubinetti della ricchissima chiesa tedesca. Alcuni avevano addirittura ventilato che si rischiava lo scisma, dato che era stato convocato un sinodo per l’anno venturo (al momento ancora in fase operativa) di tutti i vescovi della ridente Germania con il fine di discutere dei due argomenti citati poco fa. Sembra che il papa in autunno li abbia calmierati concedendo il lettorato e l’accolitato alle donne (due step fondamentali prima di diventare diaconi), ma soprattutto rendendo pubblica la famigerata intervista dove si esplicitava un’apertura alle unioni civili. Ma qualcosa deve essere cambiato nei palazzi vaticani.

Ultimamente, anche la forte presa di posizione da parte della CEI su famigerato Ddl Zan, sembra far presagire un cambio di rotta su questi temi. L’ostracizzazione e il richiamo formale di quel sacerdote ligure, assurto alle cronache nazionali come moderno don Gallo, che si era rifiutato di benedire i ramoscelli di ulivo per la domenica delle palme in protesta contro l’impedimento della benedizione alle coppie gay, fa intravedere il cambiamento di marea nei palazzi dove si prendono le decisioni sulla linea politica da adottare. Bisogna infatti far notare che solo in Italia (e forse in Germania) la maggioranza del clero è da anni schierata su un fronte di maggiore apertura verso questioni ‘progressiste’, ma i territori come la Francia, dove il cattolicesimo arranca ma conserva un vasto numero di irriducibili che frequentano le messe ‘Vetus Ordo’, o gli Stati Uniti, i sacerdoti solitamente hanno un’impostazione più conservatrice o almeno meno esplicitamente ‘liberal’.

Forse anche il papa si è reso conto che c’è un limite che non può valicare neanche lui. Forse si sta accorgendo che il malcontento serpeggia nei settori che per natura e per valori sono i più fedeli al pontefice e al clero tutto (ossia quelli che non si lasciano trasportare dalla corrente delle mode politiche). Forse anche noi ci siamo resi finalmente conto di avere un pontefice sui generis, un pontefice che sulla scia dei più acuti politici non dà certezze a nessuno, neanche a quel partito interno alla Chiesa che si sentiva così sicuro stretto dall’abbraccio delle dolci parole del pontefice argentino. Forse rischiamo di vedere i progressisti passare da festanti sostenitori del pontificato di Francesco a suoi sconcertati detrattori. Forse vedremo Bergoglio costretto, volente o nolente, a difendere la dottrina cattolica. Forse il detto del Pitigrilli è proprio vero: si nasce tutti incendiari, ma si muore… conservatori.

Enrico Prosperi 

Lascia una risposta