EUROPANAZIONE

POLITICA

ATREJU E DINTORNI

Si sono, da poco, spenti i riflettori, dalla kermesse di Atreju “Il natale dei conservatori”. A leggere gli articoli del Secolo d’Italia l’iniziativa è destinata a rappresentare una svolta rivoluzionaria nella storia, segnando la nascita di una Destra moderna, in grado di affrontare le sfide del mondo attuale e di opporsi ad ogni forma di estremismo e di nostalgismo.

«È stata una settimana straordinaria», ha affermato Giorgia Meloni nel discorso conclusivo. «Voglio ringraziare gli illustri ospiti…il nostro obiettivo è ora dare casa politica a chi vuole battersi con noi contro il pensiero unico. Ci hanno affidato la guida dei conservatori europei: ora serve unire di più le forze. Aprire ulteriormente la nostra casa…e non parlo di un altro partito o di un simbolo diverso. Parlo della legittima aspirazione a guidare il campo dei conservatori. Abbiamo in testa un progetto visionario: vogliamo costruire il nostro progetto tra la gente, nelle fabbriche, nelle scuole».

Dunque, ci troveremmo di fronte a scenari di grande rinnovamento…ma, a ben guardare, l’impressione è quella di una riproposizione di tesi già viste, in anni passati, nel perimetro della Destra parlamentare e istituzionale. Già la nascita di Alleanza Nazionale (1995, Congresso di Fiuggi) intendeva chiudere il capitolo, peraltro ricco di contraddizioni, del Movimento Sociale, fondando una Destra accettabile dal sistema e come soggetto interlocutore dalle altre forze politiche. In grado di guidare, all’interno di coalizioni, i governi del Paese. Tutto questo nel nome di valori democratici, occidentali, atlantisti, giungendo ad apprezzare, in termini espliciti, anche le correnti dell’antifascismo non comunista. Si è visto come è andata…

Oggi si guarda al “campo” dei conservatori. Ci piace fare un po’ di luce sulle terminologie adottate dai “patrioti” e di sfatare qualche equivoco. Da un punto di vista storico, il conservatorismo nasce come opposizione agli  eccessi della Rivoluzione francese, cui venivano contrapposti i valori  “tradizionali” di fedeltà alla religione, alla patria e alla famiglia. È una tendenza soprattutto d’ambito anglo-sassone, rappresentando una sorta di  liberalismo reazionario. Nulla a che vedere con il riferimento alla Tradizione cui si rifà la nostra Visione del mondo, e nemmeno con la Rivoluzione conservatrice sorta nella Germania fra le due guerre mondiali. 

Guardando al contesto contemporaneo, il conservatorismo, peraltro con molteplici varianti, è presente negli USA, si vedano le presidenze di Reagan, di Bush padre e figlio e di Trump; nel Regno Unito e in realtà quali il Brasile di Bolsonaro e altre di minor spessore geopolitico. Nel contesto italiano, Giorgia Meloni, membro dell’Aspen Institute e in contatto con vari think tank d’oltre Atlantico, aspirerebbe ad una leadership nel nome di una visione pragmatica del tutto in linea con gli interessi egemonici della cosiddetta anglosfera, ponendosi quindi, oggettivamente, in una posizione ostile all’idea di Europa Nazione, soggetto autonomo nel contesto mondiale. Al massimo, il vecchio continente potrà trasformarsi in una confederazione di Stati organica e sottoposta agli Usa e all’atlantismo in funzione, oggi, soprattutto anti-cinese.

Non casuali sono i riferimenti politici e teorici di FdI tratti in larga parte dal Manifesto dei conservatori (2006) del pensatore britannico Roger Scruton, citatissimo ad Atreju: la difesa dei valori tradizionali e il primato della cultura dell’Occidente; l’ostilità nei confronti di organismi politici sovranazionali e della connessa burocrazia; la libertà d’impresa…insomma uno scenario del tutto compatibile con le dinamiche del capitalismo avanzato e dell’imperialismo degli Usa ed alleati: Regno Unito, Israele etc. 

Notiamo, inoltre, una certa specularità con quanto sta avvenendo in questo periodo, nello schieramento delle sinistre. Anche da quelle parti si notano manovre in vista delle prossime elezioni per il Quirinale. L’indicazione che tiene, al momento, desta l’attenzione è quella del “Campo largo” evocata da Enrico Letta. Dovrebbe trattarsi di un’alleanza progressista al passo coi tempi…in realtà, eterno ritorno dell’uguale, tutto fa pensare ad una riedizione poco originale dell’Ulivo o dell’Unione, di prodiana memoria, delle forze contrapposte alle Destre. Insomma, scenari di almeno vent’anni fa, con tutte le contraddizioni e le conseguenze note.

Giustamente Carlo Galli, su La Repubblica dell’8 dicembre scorso, mette in risalto la situazione di smarrimento di un “ceto” politico di fatto allo sbando, senza un effettivo peso decisionale, alla ricerca esclusiva della propria sopravvivenza e del mantenimento di rendite da posizione. Capace soltanto di mostrare “un’offerta politica provvisoria, fluttuante, emotiva, superficiale, che disorienta più che orientare, e che resta non credibile e non creduta”.

Un ceto politico, aggiungiamo noi, assolutamente privo di una Visione del mondo, così come di scelte strategiche di ampio respiro…e lontanissimo da quel popolo che dovrebbe essere, da quel ceto, rappresentato…Solo miopi ed estemporanei tatticismi.

Si sta andando, probabilmente, con questo teatro di basso profilo, verso una riedizione del bipolarismo: da una parte un centro-destra “conservatore”, dall’altra il centro-sinistra dei “progressisti”. Entrambi organici al mantenimento dello status quo e perfettamente conformi alle logiche egemoniche atlantiste così come agli sviluppi del capitalismo finanziario apolide…

Niente di nuovo sotto il sole… 

Giuseppe Scalici

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