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HO AVUTO IL COVID. MI HA COLPITO FORTE. HO TEMUTO IL PEGGIO. MA NON MI SONO MAI PENTITO DELLE MIE SCELTE. VI SPIEGO PERCHÉ

FONTE: https://www.francescoamodeo.it/ho-avuto-il-covid-mi-ha-colpito-forte-ho-temuto-il-peggio-ma-non-mi-sono-mai-pentito-delle-miei-scelte-vi-spiego-perche/

Da oggi sono ufficialmente negativo al test molecolare. Ho sconfitto il Covid dopo 21 giorni di isolamento, 8 dei quali veramente infernali con febbre molto alta, saturazione sotto i limiti di guardia, affanno.

Giorni passati per sicurezza con una bombola di ossigeno ai lati del letto. Ci sono stati frangenti in cui ho temuto il peggio. Momenti di forte preoccupazione anche se avevo agito tempestivamente. Anzi, forse è proprio questo che ha scongiurato un decorso anche peggiore. L’amico avvocato Erich Grimaldi mi ha messo subito in contatto con i medici del gruppo “Terapie domiciliari Covid 19″. Il dott. Nino Pignataro si è dimostrato davvero preziosissimo. Un professionista che in questi due anni ha acquisito sul campo competenze specifiche sul Covid – curando come volontario decine e decine di persone a distanza – e che mi ha fatto partire subito con un protocollo di cura. Protocollo che ho potuto confrontare con quello suggerito dal mio medico, il dott. Marino Catani, pneumologo del Cardarelli di Napoli. Questo mi ha fatto capire che la contrapposizione che vorrebbero creare tra i medici ospedalieri e quelli del gruppo terapie domiciliari, in realtà non esiste. Coloro che hanno approfondito i protocolli sul Covid in questi anni, coloro che si sono basati sui dati raccolti sul campo, sono perfettamente allineati, tranne qualche irrilevante divergenza. E questo per me è stato molto rassicurante. Ho ragione di credere che se mi fossi rifatto al “Tachipirina e vigile attesa”, oggi non sarei qui a parlare con voi. E mi dispiace, anzi trovo inaccettabile che questi protocolli non siano immediatamente alla portata di tutti. Il Covid se preso in tempo; se curato fin dai primi sintomi, in assenza di altre patologie gravi,  anche se ti prende in forma violenta, non finisci in ospedale. Questo dobbiamo gridarlo a gran voce.

Ora passiamo alla domanda che tutti mi pongono da quando i media mainstream hanno lanciato il nuovo format: “Caccia al NoVax pentito negli ospedali”. Un’altra operazione di uno squallore infinito. Telecamere che scrutano nelle terapie intensive in cerca di visi sofferenti da inquadrare e rendere testimonial del terrore. Una vergogna vedere quelle telecamere di sciacalli aggirarsi in luoghi di sofferenza in cerca del pentito a cui calpestare la dignità. E voi mi chiedete se mi sono pentito? ma pentito di cosa?

Mica ho scelto di non vaccinarmi perché sono un negazionista che potrei pentirmi di non aver creduto al virus o di non essere stato attento. Io di questo virus ho timore perché l’ho sempre considerato un virus ingegnerizzato quindi imprevedibile, isterico, mutevole. Ho sempre avuto molto rispetto per la scienza a cui mi sono affidato ciecamente per curarmi. Ho sempre pensato che i vaccini abbiano fatto fare passi in avanti all’umanità. Quindi non c’è nulla di cui io debba pentirmi. Neanche quando sono stato molto male. Mi dicono che vaccinato avrei avuto un decorso del virus più blando. Ed è una eventualità che non mi sento di scartare. Ma c’è l’altro lato della medaglia: che effetti avrebbe il vaccino sul mio organismo, soprattutto alla luce del fatto che lo farei con angoscia e quindi somatizzando quella paura?

Allora chiariamolo subito: quella paura, quello scetticismo, non dipende da me. Non dipende dalla mancata fede nella scienza, non dipende da un rigetto dei vaccini tout court. La mia paura e quella di tanti altri, deriva dal fatto che ci siamo posti domande senza trovare risposte. Non capiamo per esempio perché si ignorino gli effetti collaterali del vaccino. Perché si finga che non ci siano o che siano molto meno frequenti di quanti sono in realtà?

Perché chi subisce eventi avversi viene abbandonato, censurato, silenziato? Perché non c’è un protocollo da eseguire prima della vaccinazione che potrebbe scongiurare reazioni avverse a seconda della storia clinica del paziente? Perché non c’è un protocollo per chi accusa malori dopo la vaccinazione? Perché la vaccinazione viene fatta indistintamente a tutti, ragazzini, giovani sportivi o anziani con patologie. La scienza non insegna a trattare tutti i pazienti allo stesso modo. Questo approccio è antiscientifico, soprattutto con un vaccino forte e nuovo, autorizzato in fretta e con una tecnologia agli esordi. Se non arrivano queste risposte. Il vaccino non può che spaventare chi queste domande se le pone. Perché rende evidente il fatto che la scienza stia abdicando alla politica e ancor peggio ad un certo tipo di politica, quella che non ammette il confronto ma la demonizzazione dell’altro; quella che non ammette il contraddittorio ma solo il pensiero unico; quella che continua a bombardarci sugli effetti del Covid ma nulla ci dice su cosa fare in caso di effetti avversi da vaccino. Ed è questo che fa sì che in molti, a torto o ragione, reputino il vaccino una roulette russa. Una roulette con un colpo in canna e 100.000 colpi a salve, direte voi. Può essere, ma voi sareste contenti di impugnare una pistola, di puntarvela alla tempia e di premere il grilletto anche se vi hanno detto che c’è un solo colpo in canna su centomila? O evitereste comunque di farlo finché possibile? Allora perché il governo e le organizzazioni sanitarie non si preoccupano di toglierlo quel colpo dalla canna? Perché non affrontano il problema delle possibili complicazioni da vaccino dando ad ogni storia clinica la propria soluzione per evitare di incappare in essi?

Se io mi sentissi al sicuro sarei folle a rischiare le conseguenze di un virus che ritengo imprevedibile, non vaccinandomi. Quindi di cosa dovrei pentirmi? Di essermi posto delle domande? Di aver avuto paura di quelle risposte che non arrivano? Di rigettare questo approccio del governo e delle organizzazioni sanitarie che quel dubbio lo alimentano?

Sono stato male, non è stata una semplice influenza. Non l’ho mai pensato. Anzi, avere addosso questo virus, ha rafforzato la mia convinzione di avere a che fare con un virus ingegnerizzato. Lo senti. Lo avverti che non ha nulla di naturale. Nulla di prevedibile. Quindi ne ho grande timore. Così come ho grande rispetto per le vittime che ci sono state. Grande rispetto per chi lotta in prima persona. Il mio libro inchiesta sul Covid l’ho dedicato ai medici e agli infermieri, i veri angeli di questa pandemia. Ma quando il virus mi ha preso male sapevo a chi rivolgermi. Sapevo cosa fare. Conoscevo chi avrebbe interpretato i miei sintomi. Chi mi avrebbe fornito dei protocolli di cura per difendermi. Se al contrario fossi stato male per le conseguenze del vaccino (una possibilità remota ma che non possono più fingere che non esista), non saprei dove andare a sbattere la testa. Rimbalzerei contro un muro di gomma. Avrei tutti contro perché la loro priorità sarebbe quella di affrettarsi ad escludere qualsiasi correlazione, anche la più evidente. E questo non mi farebbe dormire tranquillo. E’ proprio questo che mi frena.

Quindi non chiedete a me se mi sono pentito. Non mi presto al gioco di alcuni personaggi in cerca d’autore che ultimamente si sono prostituiti per due minuti di gloria in TV.

Sono io che lo chiedo a voi: Non vi pentite di avere questo approccio antiscientifico? Non vi pentite di aver subordinato la scienza alla politica e di trattarci tutti come topi da laboratorio, per interessi che nulla hanno a che vedere con la tutela della salute?

Davvero non vi pentite del fatto che la mia paura sia soltanto frutto della vostra incompetenza e della vostra malafede?

Francesco Amodeo

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