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UN PATTO: UN MESE DI SILENZIO PER GRUBER, FORMIGLI E COMPAGNI VARI IN CAMBIO DEL VACCINO PER TUTTI

FONTE: https://electomagazine.it/un-patto-un-mese-di-silenzio-per-gruber-formigli-e-compagni-vari-in-cambio-del-vaccino-per-tutti/

Solo 2 milioni di disdette per il primo appuntamento stagionale dello sci all’inizio di dicembre. E che sarà mai? Forse il terrorismo mediatico sul virus non funziona più? Bisogna tornare ai tg dedicati esclusivamente a morti e contagiati. Il problema è che i morti sono troppo pochi per creare lo stesso panico dello scorso anno. Bisogna fare di più. Se no si rischia di dover metter fine allo stato di emergenza perenne.

Che la comunicazione non funzioni è evidente. Sono stati bruciati gli esperti di farfalle che pontificavano su stragi a venire e che non sono arrivate. E la fiducia nella scienza è inevitabilmente calata, se quelli che comparivano in tv venivano definiti scienziati. È crollata, ancor più inevitabilmente, la fiducia nei confronti dei media e dei giornalisti in particolare. Se personaggi come Lucarelli fanno i giudici faziosi in banali concorsi di ballo, come possono essere considerati imparziali quando si occupano di altro? La faziosità è connaturata alle persone, non si indossa o si butta a seconda delle occasioni.

Ma lo stesso vale per i programmi a senso unico su tutte le reti, su tutti i canali. A forza di Gruber e Scanzi (che coppia!) si finisce per dubitare davvero sulla forma della Terra solo perché i due occupanti di spazi televisivi sostengono che sia rotonda.

Ovviamente questo mondo autoreferenziale rifiuta di accettare l’idea che sia la propria arroganza a creare la rabbia dei no vax. Probabilmente sarebbe sufficiente applicare il lockdown ai conduttori televisivi per ottenere una vaccinazione di massa. Si potrebbe proporre un patto: un mese di silenzio di Formigli, Floris, Gruber, Fazio, Littizzetto, Murgia, Scanzi, Parenzo, De Gregorio e compagni assortiti in cambio della prima dose per tutti.

Non accetteranno. I no vax? No, i conduttori. Perché non possono accettare l’idea di non essere indispensabili, di non rappresentare il Paese reale che, infatti, li segue sempre meno.

Enrico Toselli

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