EUROPANAZIONE

SPIRITO ANTIMODERNO

RUSSI

FONTE: https://electomagazine.it/russi/

Devo dire che la Russia mi ha sempre affascinato. Un fascino particolare. Un mondo – anche se potrebbe sembrare banale dirlo – sospeso fra il nostro, ormai profondo, anzi sprofondato, Occidente, ed un Oriente avvolto in un’aura di misticismo e mistero.
Suggestioni di letture giovanili, talvolta addirittura infantili. Il Michele Strogoff corriere dello Zar di Verne. I cosacchi lanciati in folli galoppate di Taras Bulba. Ed anche, indimenticabile, “Le aquile della Steppa” del nostro Salgari. Che, certo, si ambientava più ad est, nelle steppe del centro Asia…ma che, comunque, sempre Russia era. O, comunque, parte integrante di quel mondo. Di quella fascinazione…

I grandi scrittori sono venuti solo dopo. Il Tolstoj di “Guerra e pace”. Che però non ho mai davvero amato totalmente. Soprattutto negli altri romanzi. In fondo, mi sembrava troppo europeo. Troppo poco russo. Anna Karenina è un grande personaggio, ma la sua vicenda avrebbe potuto svolgersi anche altrove. Il suo dramma consumarsi a Parigi… Opinione discutibile, lo so. Eppure, molto tempo dopo, ho avuto il conforto di trovare un giudizio simile in un articolo di “Kontinent” – l’intensa rivista del Dissenso nell’era sovietica – firmato da Andrej Siniavskij. E anche lui diceva che la vera anima russa è quella rappresentata da Dostoyevsky.
Che scoprii grazie alla televisione. Lo, straordinario, sceneggiato “I fratelli Karamazov” con un Luigi Vannucchi di rara intensità. Che, probabilmente, già leggeva nel personaggio di Stavrogin il suo destino personale.
Poi presi in mano “I demoni”. Che, però, nella vecchia edizione che avevamo in casa, era tradotto come “Gli ossessi”. E mi è sempre rimasta l’impressione, pur non sapendo alcunché di russo, che quella fosse la traduzione più corretta. Ossessi, non Demoni. Rende molto di più il senso della storia. E dei personaggi.
E poi ci sono stati Gogol, Turgenev, il teatro di Checov. Un giardino dei ciliegi con una incantevole Guerritore. Non ancora guastata dalle smanie intellettuali.
E, soprattutto, Puşkin e Lèrmontov. Grande poesia. Un romanticismo diverso da quello europeo. Forse ancora più, drammaticamente, intenso. Entrambi morti in duello. “I Circassi” e “Il demone” di quello che fu chiamato il Byron russo, restano ancora fra i miei poemi preferiti. Ancora cavalieri indomiti. Spade e profumi di spezie orientali….

Vennero, poi, gli anni del Dissenso. Divorai, letteralmente, i tre, corposi, tomi di “Arcipelago Gulag”. E lessi tutto quello che mi riusciva di trovare di Solzhenicyin, Maksimov, e gli altri che la usuale, vigliaccheria dell’editoria italiana cercava di oscurare. E attraverso loro conobbi Solovëv, Florenskij, la grande filosofia russa. Ignorata nelle nostre scuole, eppure di una profondità drammaticamente preveggente. Pasternak mi colpì, paradossalmente, più per la poesia, sottile e delicata, che per quel fluviale poema che è il romanzo di Zivago. E Bulgakov fu un incontro magico. Tutto. Da “La guardia bianca” sino al capolavoro. Quel Diavolo a Mosca, quel Maestro folle, e quella Margherita che diviene strega per amore. Nessun altro si è avvicinato a Goethe quanto lui.

Non solo grandi libri e grandi autori. Il fascino della Russia li ritrovavo anche in romanzi più commerciali. Romanzi di spionaggio, ad esempio. Che nei decenni della Guerra Fredda fiorivano e proliferavano. Molti, troppi, dozzinali. Dove i russi, o meglio i sovietici erano sempre, e comunque, i cattivi. Manicheismo di bassa lega, propaganda del meraviglioso mondo occidentale in cui avevamo la fortuna di vivere. E che ora ha gettato la maschera (ma meglio sarebbe dire ha imposto a noi di portarla) e si è rivelato per quello che è…
Comunque quelli non mi piacevano. Preferivo altre storie. Dove il bene e il male erano equamente distribuiti. Ed equamente confusi. Il Ciclo di Smiley di Le Carrè. L’opposto di James Bond. La spia crepuscolare, che va avanti per coerenza interiore. Ma che nutre una sorta di rispetto per l’altro. Il misterioso “Karla”, il russo. Il nemico. E poi “Piazza Rossa ” di Topol Neznansky, uno pseudonimo credo… Che rendeva bene il mistero delle lotte di potere intorno ad un Cremlino ormai decadente…

Russi. Sono gli altri per eccellenza. L’altro mondo, o meglio l’altro verso del nostro mondo. Lontani, certo. Diversi. Eppure… eppure ogni volta che prendo in mano uno dei libri che ho citato, o che solo vedo qualche immagine delle cupole dorate di Mosca, provo uno strano struggimento… Una sorta di, assurda, nostalgia…

Andrea Marcigliano

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