EUROPANAZIONE

POLITICA

CHIAMATEMI PURE BASTIAN CONTRARIO

Qualcuno penserà che sono un bastian contrario, ma non avrà colto nel segno.

FONTE: http://www.noreporter.org/index.php/alterview/28221-chiamatemi-pure-bastian-contrario?fbclid=IwAR15vyRmE3hkhI_ujkMkTB0scZnibU0C_Yb8dDQpDzcesrpkwv1vCf-PmKw

Io sono reazionario per i progressisti e progressista per i reazionari;

io sono pagano per i cristiani e cristiano per i pagani;

io sono ateo per gli spiritualisti e metafisico per gli atei;

io sono borghese per i comunisti e comunista per i borghesi;

io sono maschilista per le femministe e femminista per i maschietti;

io sono tollerante per i bigotti e severo per gli sbracati;

io non sono di destra per la destra e non sono di sinistra per la sinistra;

io sono vax per i novax e novax per i vax;

io sono esterofilo per gli sciovinisti e patriota per gli esterofili;

io sono nazionalista per i cosmopoliti e internazionalista per i sovranisti;

io sono autoritario per i democratici e libertario per gli autoritaristi;

io sono sociale per gli individualisti e antisociale per i collettivisti;

io sono anarchico per gli uomini d’ordine, e uomo d’ordine per gli anarchici;

io sono nostalgico per quelli che pensano di nascere adesso e futurista per quelli che s’aggrappano al passato;

io sono moderato per gli estremisti e profondamente radicale per i moderati;

io sono catastrofista per gli ottimisti e portatore d’entusiasmo per quelli che già si sentono sconfitti.

Sono un bastian contrario? No, sono soltanto – o quantomeno provo ad esserlo – profondamente e radicalmente fascista: ovvero uomo di tradizione e di rivoluzione, in cerca costante della sintesi e nemico di tutte le gabbie binarie delle varie idiozie democratiche, già perfettamente liquidate quasi  un secolo fa (1930)  da Ortega Y Gasset.

Pertanto, fin quando avrò fiato ed energia, continuerò a fustigarvi dietro qualsiasi riparo prefabbricato abbiate pensato di potervi riparare per continuare a giocare questo gioco di società che, se non altro, avete avuto il buon gusto di non definire più rivoluzione.

Gabriele Adinolfi 

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