EUROPANAZIONE

SPIRITO ANTIMODERNO

FAMIGLIA CRIMINALE. BRILLANTE OPERAZIONE DELLA POLIZIA MORALE

FONTE: https://internettuale.net/4920/famiglia-criminale-brillante-operazione-della-polizia-morale

Il comandante chiese conferma. Tutti gli uomini erano ai loro posti. I sentieri erano stati bloccati. Appostati sugli alberi, i tiratori scelti avevano tarato perfettamente l’ottica di mira e ciascuno aveva inquadrato perfettamente il bersaglio assegnato. I soggetti sotto tiro erano cinque: un maschio e una femmina adulti, due adolescenti femmine e un bambino di apparenti tre anni. Il comandante sussurrò il via. Nove secondi dopo i soggetti furono presi in custodia.

Le accuse erano gravissime. Il comandante con il monotono tono burocratico – la tradizionale fredda cantilena era l’unica cosa che non sarebbe mai cambiata passando inalterata attraverso il tempo – lesse il documento debitamente timbrato, firmato e controfirmato in quattro copie come prescritto (anche questa tracimazione cartacea era restata immutata nonostante tutto) dai magistrati dell’Aria e delle Foreste

Ad essere pignoli, alcuni reati erano di pertinenza di altre magistrature, come quella dell’Erba, ma il comandante della polizia morale aveva deciso, grazie ai poteri speciali che gli venivano dall’ultimo decreto emergenziale, di richiedere il mandato ufficiale ad una sola sezione. Era vecchio del mestiere e sapeva che qualunque operazione di polizia che avesse coinvolto magistrati in concorrenza e, spesso, in lotta fra loro, sarebbe finita male. Anzi, era anche capitato che un’operazione, limpida e cristallina dopo mesi di intercettazioni, era rimasta impigliata nel viluppo delle competenze.

Stavolta era filato tutto liscio. I criminali erano stati filmati e colti sul fatto: non avevano scampo. Mentre alcuni poliziotti li legavano (il bambino che s’era messo a piangere disperato era stato chiuso in macchina con due poliziotti di guardia), altri s’erano dati da fare per spegnere il fuoco nel barbecue. Era la prima volta che a quei poliziotti capitavano dei criminali colpevoli di reati dei quali nessuno era meno grave degli altri.

A prima vista poteva apparire più grave l’immissione di CO2 nell’atmosfera. L’anidride carbonica affaticava il respiro di Gea e questo causava terribili disastri climatici. L’anno prima era successo che su una spiaggia siciliana a Ferragosto erano stati toccati i 43 gradi! Era già capitato in passato, ma allora nessuno se n’era preoccupato. La gente stava più tempo a mollo in acqua combattendo così il solleone. Erano sereni nella loro ignoranza. Non che oggi, che straparlano dell’effetto serra, siano meno ignoranti di allora, tutt’altro; proprio perché credono di sapere, la loro ignoranza è più pericolosa. E i media, social in testa, coltivano questo sapere ignorante diffondendo allarmismo con annesso terrorismo culturale. Ma torniamo nella foresta.

Un altro reato ascritto era appunto il reato di deforestazione. Avevano spezzato dei rametti per dare modo alla carbonella di prendere fuoco. Toccare gli alberi comportava condanne gravissime. Il caso dei due innamorati – rigorosamente gay – che avevano inciso su un tronco un cuore che racchiudeva le loro iniziali aveva fatto epoca. La condanna era stata implacabile con grande (e stupida) soddisfazione degli etero che ancora resistevano alle leggi che li ghettizzavano.

L’uso della carbonella configurava due ipotesi di reato: quello di contrabbando di merce dannosa alla salute pubblica (la produzione e la vendita di carbonella era vietata) e quello di attentato al bene comune, reato contemplato nella legge che aveva vietato l’utilizzazione del fuoco. La tecnologia aveva consentito la produzione e la commercializzazione di mini-centrali solari, di pale eoliche domestiche (il modello balcone era il più venduto), di apparecchi casalinghi (i diffusissimi defuochizzati) per la cottura dei cibi senza uso di fiamma.

Sul barbecue c’erano due salsicce di maiale e una bistecca di manzo (altre quattro salsicce e due bistecche furono rinvenute in un contenitore frigorifero). L’elenco dei reati s’allungava ancora. L’allevamento del bestiame era stato proibito per risparmiare acqua e tutelare l’ozonosfera minacciata dalle flatulenze animali. Gli animalisti al potere avevano varato una severissima legislazione a protezione degli animali con l’appoggio della potente lobby vegana. Cani, gatti e canarini godevano di particolari franchigie ed esenzioni. Il loro numero, però, era controllato da un elaboratore collocato nel palazzone di Monte Cavallo. La guardie intervenivano con sterilizzazioni e aborti, quando i sensori avvertivano una violazione al protocollo.

Al reato di contrabbando per la carbonella, si aggiungeva il contrabbando di carne animale. La legge prevedeva per casi sanitari specifici il consumo di carne umana ma non lasciava spazio ad alcuna eccezione per pezzi di cadaveri d’animali. La battaglia per il divieto di allevamento era stata lunga e difficile, finché un referendum non aveva posto fine al contenzioso. Le multinazionali di hamburger e simili s’erano subito attrezzate adattando il processo di lavorazione per alghe e soia, ma le piccole aziende avevano chiuso i battenti. Tempi duri sarebbero arrivati anche per l’industria della pesca, ma per il momento i vegani s’erano dovuti accontentare. Avevano intensificato la sponsorizzazione di cartoni animati con pesci come protagonisti. Ce n’era uno, costruito scopiazzando The Jungle Book, un fortunatissimo romanzo ottocentesco scritto da un inglese nato in India che durante la prima guerra mondiale aveva fatto parte della Sir Fabian Ware’s Imperial War Graves Commission (Commissione imperiale delle tombe di guerra) e che a 41 anni aveva ricevuto il Nobel per la letteratura. Gli animali della giungla umanizzati nel libro di Rudyard Kipling cambiarono specie: la pantera nera Bagheera, che convince i lupi ad adottare Mowgli, il bambino orfano protagonista, diventò un delfino, Kaa, il pitone che salva il bambino dalle scimmie, diventò un polpo…la “rilettura” (termine che si usa quando un autore non è autore di niente d’originale e rimaneggia, per esempio, un testo di Shakespeare) dei personaggi cominciò a diffondere tra i bambini l’amore per gli abitanti delle acque. La simpatia per il merluzzo (trasposizione del toro Rama, il capomandria nel libro) che guidava il banco evitando le insidie dei pescatori e dei grossi predatori, impediva ai ragazzini di mangiare i deliziosi (e comodi per le mamme impegnate in altre faccende) bastoncini surgelati. Fiction e inchieste tv, raccolta firme sui social e interrogazioni parlamentari avrebbero presto portato al divieto assoluto di pescare e/o allevare animali marini, fluviali e lacustri.

I criminali adulti, il maschio e la femmina, non avevano denunciato la nascita del loro terzo figlio, violando la legge sul controllo demografico. Erano falsi, per di più, i documenti di una delle due femminucce dai quali risultava essere un maschio. Avevano disobbedito alla legge che prescriveva la riproduzione umana per ciascuna coppia ad un maschio ed una femmina: i doppioni dovevano essere consegnati per l’eliminazione. Per le coppie della galassia Lgbtq+, vigevano altre disposizioni, ovviamente.

Via radio arrivò l’ordine di portare la ragazzina irregolare all’impianto di depurazione più vicino. Arrivò anche un altro messaggio. Il ministro della Tutela Biologica richiedeva gli atti perché il filo che collegava tutti quei reati era di sua competenza. Come al solito, la gente si appassionò all’ennesimo duello nel governo montato (retroscena, rivelazioni, intercettazioni, confidenze…) grazie ai media e ai social, vere armi di distrazione di massa. Nell’attico con piscina, il commendatore ridacchiava soddisfatto mentre, sprofondato in una poltona di pelle di foca, divorava una fiorentina al sangue. I suoi dieci figli sguazzavano nell’acqua, mentre la consorte s’impastricciava la faccia con la crema prodotta dalle ghiandole salivari di lupo arabo.

Giuseppe Spezzaferro

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