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COP26. SE DOMINANO I GRETINI, NON È ROBA SERIA

FONTE: https://internettuale.net/4906/cop26-se-dominano-i-gretini-non-e-roba-seria

A Glasgow, la capitale economica di una Scozia che freme per l’indipedenza nazionale, il premier britannico Boris Johnson ha aperto la 26esima Conferenza delle Parti (Conference of Parties) che hanno già aderito alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Da oggi, lunedì 1° novembre, fino a venerdì 12, i teleutenti e i followers sui social si lanceranno in superficiali filippiche contro il capitalismo che inquina. Blaterando di carbone, petrolio e gas, velenosi combustibili che stanno uccidendo la Madre Gea, si scambieranno messaggi con i telefonini e i tablet sorvolando sul fatto che sono strumenti fortemente inquinanti, prodotti da processi di lavorazione inquinanti, con materiali soprattutto africani stimolatori di guerre, guerriglie, colpi di stato etcetera ecceterone. Le candide anime adoratrici della supercandida Greta strilleranno in corteo contro i governi, i politici, gli industriali e complici vari perché si decidano finalmente a fermare le emissioni di CO2, l’anidride carbonica che si produce appena bruciamo qualcosa. Da qualche tempo si chiama gas serra per sottolineare che è causa del riscaldamento globale e quindi di una serie di cataclismi terrificanti. Sono decenni, ormai, che gli esperti lanciano allarmi sui ghiacciai che si sciolgono, sicché l’acqua sarà talmente tanta da sommergere tutte le città costiere del mondo. E sono decenni che annunciano desertificazioni e lunghe siccità. A leggere i rapporti di certi profeti, si rimane terrorizzati. Ecco perché sono i giovani a scendere in piazza: non sanno niente di niente, ma non vogliono annegare o morire di sete, bollire e gelare. Vogliono stare bene, avere la 4×4, lo smart, la play station e via divertendosi. Se fosse per i rampolli somiglianti alla popolare svedesina, le industrie dovrebbero chiudere subito. Avrebbero diritto a sopravvivere soltanto quelle che vanno a energia solare e/o eolica.

Vorrebbero che automobili, camion, autobus e qualunque altro mezzo di locomozione/trasporto marciassero a energia elettrica. Sono moltissime le aziende che puntano sui veicoli elettrici, ma anche in questo comparto si registrano alti tassi di inquinamento.

Il vecchio cronista ricorda quando i militanti ecologisti orchestrarono una campagna contro i frigoriferi che usavano gas refrigeranti è principali responsabili, a loro detta, del buco nell’ozono. Con quei gas (cfc) fuorilegge, tutti comprammo frigoriferi “ecologici” con grande soddisfazione degli industriali del bianco e dei fedeli di Gea. Nessuno si chiese che fine avessero fatto i “cattivi” frigoriferi. Furono smaltiti all’estero (l’India ne comprò la gran parte). Noi avevamo la coscienza a posto, avevamo dato il nostro prezioso contributo alla tutela dell’ozono; che bravi!

Per stare con i piedi per terra, diciamo che alimentare civili abitazioni e piccoli negozi con energia solare sarebbe fantastico. Alimentare attività agricole e piccoli complessi con energia solare e/o eolica sarebbe altrettanto fantastico, se non di più. Guadagnerebbero le aziende produttrici di celle e pale, i tecnici installatori, l’aria più pulita, gli utilizzatori finali perché risparmierebbero sulla bolletta (elettrica, del gas, del gasolio etc.)… Perché non s’incentiva tutto ciò? Su qualche edificio si vedono impianti solari, nelle campagne si vedono i moderni mulini a vento, ma è poca roba. Una campagna di incentivazione fatta per bene (sul tipo di quella sui morti da sigarette o da Covid) convincerebbe la maggioranza e gli opportuni incentivi (sul tipo della rottamazione auto) convincerebbero anche la minoranza. Incominciamo a pensare a cose come, per esempio, riattivare le piccole centrali idroelettriche che un tempo funzionavano in tutte le regioni italiane. Furono chiuse perché costava di meno dipendere da una grande centrale (anche a gas…), ma quei soldi risparmiati hanno arricchito qualcuno e impoverito l’Italia. Centinaia di piccole centrali idroelettriche darebbero energia pulita e lavoro, oltre all’inevitabile crescita dell’indotto e delle aziende anche indirettamente collegate.

Abbiamo centrali nucleari lungo tutti i nostri confini. Eravamo il secondo Paese nucleare al mondo (dopo gli Stati Uniti), ma grazie alle ricorrenti congiure di palazzo, il “motorino” del nucleare in Italia, l’ingegner Felice Ippolito, fu tolto di mezzo da certi magistrati e l’atomo fu bandito a vantaggio di petrolieri e compagnia. Gli italiani, terrorizzati dal nucleare, non vogliono quelle centrali, ma debbono sapere che morirebbero lo stesso per un guasto ad una centrale nucleare francese o svizzera o spagnola o tedesca oppure slovena. Sono decine le centrali nucleari attive a circa 200 chilometri dai nostri confini.

Che cosa vogliono gli italiani? Tutta l’energia che serve in tutta tranquillità.

A Glasgow, dunque, alla Cop26 partecipano 197 Stati. Non ci sono, però, Xi Jinping, segretario generale del Partito comunista cinese, presidente della Commissione militare centrale nonché presidente della Repubblica, e Vladimir Putin, presidente della Federazione Russa.

Inutile sottolineare che la Cina cresce a rotta di collo grazie alle “libere” emissioni oltre che per il lavoro sottopagato e, nei laogai, schiavizzato. La Russia esporta petrolio e gas e, al momento, sarebbe un suicidio entrare nella banda dei rubinetti, cioè di quelli che li vorrebbero chiudere.

Sta diventando una nota troppo lunga e, quindi, illeggibile per i più. Di forestazione, di carbone, di sviluppo dei Pvs e del rafforzamento dell’Onu, parleremo in note successive.

Giuseppe Spezzaferro

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