EUROPANAZIONE

HISTORIA MAGISTRA VITAE

CATTANEO: SE LA LEGGE CAMBIA MA NON MIGLIORA, È UN DANNO

FONTE: https://internettuale.net/4877/cattaneo-se-la-legge-cambia-ma-non-migliora-e-un-danno

Perché bisogni locali sopravanzano urgenze nazionali? Le cause non vanno ricercate nella vanità dell’uno o nell’ambizione dell’altro. Additare il “responsabile” alimenta soltanto cronache e polemiche. Se non si va alle origini, il medesimo “modello” si ripeterà con poche varianti. Già nell’Ottocento Carlo Cattaneo, radicale, anticlericale, illuminista, positivista, repubblicano, federalista (sognava gli Stati Uniti d’Europa), spiegava sul mensile da lui fondato “Il Politecnico” come le province italiane fossero diverse tra loro perché «da secoli aggruppate in sistemi legislativi, sovra princìpi capitalmente diversi, rappresentanti nei singoli Stati della penisola e nelle tre isole ordini molto diversi di civiltà. Perloché, mentre negli Stati romani, in Sardegna, in Sicilia, in Corsica, sopravvivono molte tradizioni del medio evo, la Toscana in molte cose, la Lombardia in alcune altre, sono veramente all’avanguardia del progresso».

E il Piemonte, il regno dei Savoia che aveva annesso tutte le regioni italiane? «…il Piemonte – sottolineava Cattaneo – si trovò inferiore in diritto penale alla Toscana, in diritto civile a Parma, in ordini comunali alla Lombardia; ebbe la disgrazia d’apportare ai popoli, come un beneficio, nuove leggi ch’essi accolsero come un disturbo e un danno».

Non tutti furono soddisfatti dalle annessioni (alquanto forzate, a dirla tutta) e gli “assennati”, come Cattaneo chiamava coloro che oggi andrebbero nei salotti tv a fare i soloni a proposito dell’irresponsabilità, per esempio, dei no-vax, «riputarono un vituperio che il popolo preferisse le leggi austriache alle italiane; e non si avvidero che il vituperio era che le leggi italiane potessero apparire peggiori delle austriache».

Antico vizio questo di capovolgere la realtà, di invertire (verbo che non si usa più chissà perché) il sopra e il sotto, il prima e il dopo, la causa e l’effetto. Non erano, allora come oggi, le leggi italiane peggiori di quelle austriache ma c’erano, allora come oggi, dei “cattivoni” mai contenti degli sforzi di un governo amico del popolo (eh! eh! eh!).

Ad un certo punto, pare proprio che Cattaneo si rivolga ai governativi attuali. Annota infatti: «Ogni mutazione di leggi, che non sia un vero miglioramento, è un danno; perché sospende il rapido corso delle transazioni; diffonde una dubbiezza universale; rende insufficienti tutte le cognizioni pratiche; costringe li uomini a rifar da capo tutti i loro giudizi e calcoli». Con grande soddisfazione, sarebbe da aggiungere, di ragionieri, geometri e commercialisti chiamati a fare gli aggiornamenti catastali.

Carlo Cattaneo fu un appassionato patriota, eletto deputato rifiutò di frequentare il Parlamento per non giurare fedeltà ai Savoia, fu uno dei protagonisti a Milano delle famose “5 giornate”, fu un politologo di tutto rispetto, ma non aveva sempre ragione. A proposito delle differenze regionali, per esempio, emergeva un certo razzismo antimeridionale, come si nota quando parla del sistema penale. «Le pene – denunciava con convinzione – non possono esser le medesime colà dove il rispetto alle persone e agli averi è passato in abito; e colà dove per indomite tradizioni le strade sono dominate dai malandrini, o i campi sono invasi da pastori facinorosi, o le famiglie hanno la sanguinosa eredità della vendetta». Ogni riferimento a Sicilia, Calabria e dintorni è più che voluto.

Resta il fatto che personaggi come Carlo Cattaneo andrebbero studiati con attenzione per comprendere meglio ciò che ci accade.

Giuseppe Spezzaferro

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